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Report EFRAG

VSME: perché le PMI conoscono lo standard europeo sulla sostenibilità ma non lo usano

Lo standard volontario di rendicontazione di sostenibilità per le PMI (VSME) è ormai noto agli addetti ai lavori: lo conosce il 95% degli stakeholder europei. Eppure, a poco più di un anno dalla sua pubblicazione e a cinque mesi dalla sua adozione formale da parte della Commissione europea, solo una parte delle imprese lo applica pienamente. Tra incertezze normative, costi operativi, carenza di competenze e strumenti digitali ancora frammentati, emerge una sfida di sistema che va oltre il singolo standard. Lo evidenzia il primo report di valutazione dell’EFRAG, il Market Acceptance Progress Survey Report , che fotografa un quadro chiaro: il VSME funziona e porta benefici concreti, ma per diventare davvero lo strumento di riferimento delle PMI europee serve un salto di qualità nell’ecosistema che lo circonda.

Nel rapporto l’EFRAG ha messo nero su bianco i primi riscontri del mercato: il documento rappresenta infatti il primo vero banco di prova per capire se e come il VSME stia diventando uno strumento operativo e riconosciuto lungo la catena del valore. Il messaggio che ne emerge è che l’interesse cresce, l’utilizzo avanza, ma il potenziale dello standard resta ancora parzialmente inespresso, frenato da incertezze regolatorie, limiti operativi e una domanda di mercato non ancora pienamente allineata.

Consapevolezza alta, ma adozione ancora selettiva

Il dato più solido che emerge dal report riguarda la conoscenza dello standard. Il 95% dei 282 rispondenti dichiara di essere a conoscenza della Raccomandazione della Commissione europea sul VSME, un risultato tutt’altro che scontato per uno standard volontario e recente.

Fonte: Market Acceptance Progress Survey Report, 2025, EFRAG

Nello specifico più del 60% degli stakeholder coinvolti segue il progetto EFRAG fin dalle prime fasi di sviluppo, avviate nel novembre 2022, segnale di un ecosistema già maturo sul piano del dibattito tecnico.

Fonte: Market Acceptance Progress Survey Report, 2025, EFRAG

La consapevolezza, tuttavia, non si traduce automaticamente in un’adozione piena. Tra le PMI e gli altri preparer, ossia i soggetti che redigono materialmente il report di sostenibilità secondo il VSME, il 43% ha già applicato lo standard in modo completo, mentre un ulteriore 23% lo utilizza solo parzialmente. Il bacino restante si divide tra chi prevede di adottarlo nei prossimi dodici mesi e chi, almeno per ora, preferisce restare alla finestra, in attesa di maggiore chiarezza normativa e di una domanda di mercato più strutturata.

Fonte: Market Acceptance Progress Survey Report, 2025, EFRAG

Dal lato degli utenti, come per esempio banche, grandi imprese, investitori, solo il 16% dichiara di utilizzarlo pienamente, anche se oltre un terzo lo impiega come riferimento guida per la raccolta delle informazioni ESG.

Fonte: Market Acceptance Progress Survey Report, 2025, EFRAG

A pesare su questa adozione graduale è soprattutto l’incertezza normativa. Il lungo confronto politico sull’Omnibus e sulla revisione del perimetro CSRD ha generato un effetto attendista generale, con molte imprese riluttanti a investire tempo e risorse in un quadro che potrebbe evolvere. Non a caso, l’interesse per il VSME è cresciuto anche tra aziende con più di 250 dipendenti, che si preparano a utilizzare, dal 2026, uno standard volontario basato proprio sul VSME, come previsto dall’accordo europeo.

Benefici concreti per le PMI, ma ostacoli ancora strutturali

Quando il VSME viene effettivamente adottato, i benefici percepiti dagli operatori risultano concreti e misurabili. Secondo il report EFRAG, uno dei vantaggi più citati riguarda il miglior accesso ai finanziamenti, con il 25% dei preparer che indica la capacità di rispondere alle richieste informative di banche e investitori come uno dei principali driver dell’adozione, percentuale che sale ulteriormente tra consulenti e altri stakeholder. A questo si affianca la possibilità di soddisfare in modo più ordinato e standardizzato le richieste ESG di grandi imprese clienti, beneficio segnalato da oltre il 40% dei rispondenti, a conferma del ruolo del VSME come strumento di dialogo lungo la catena del valore.

Accanto ai benefici esterni, emergono anche ricadute interne positive. Il 18% delle PMI segnala un miglioramento nella gestione delle tematiche di sostenibilità, mentre molti operatori evidenziano una maggiore consapevolezza sull’uso delle risorse, opportunità di ottimizzazione dei costi e un primo allineamento strategico sui temi ESG, facilitato anche dall’assenza dell’analisi di doppia materialità prevista dagli ESRS. Per imprese alla prima esperienza di rendicontazione, il VSME viene così percepito come un punto di ingresso strutturato ma proporzionato.

Fonte: Market Acceptance Progress Survey Report, 2025, EFRAG

Sul fronte opposto, tuttavia, le criticità restano rilevanti e strutturali. La principale barriera all’adozione riguarda la carenza di formazione e di competenze tecniche, indicata come ostacolo prioritario dal 21% dei preparer, seguita dalla limitata disponibilità di strumenti digitali (20%) e dalla complessità di alcune informative (16%). In particolare, risultano problematici il calcolo delle emissioni di gas serra, la rendicontazione su biodiversità, acqua ed economia circolare, ambiti per i quali mancano metodologie semplici e dati facilmente accessibili.

Fonte: Market Acceptance Progress Survey Report, 2025, EFRAG

Non a caso, quasi la metà delle PMI dichiara di impiegare tra una e tre settimane per preparare il report VSME, mentre circa il 29% supera il mese di lavoro, un impegno ancora percepito come oneroso per organizzazioni con strutture e risorse limitate.

Fonte: Market Acceptance Progress Survey Report, 2025, EFRAG

Un ulteriore nodo critico riguarda la frammentazione digitale. Il 57% dei report VSME viene ancora prodotto in formato non digitale, prevalentemente PDF, mentre solo il 43% utilizza strumenti digitali.

Fonte: Market Acceptance Progress Survey Report, 2025, EFRAG

La conoscenza delle soluzioni sviluppate da EFRAG resta infatti contenuta con solo il 45% degli intervistati che utilizza il template digitale ufficiale VSME, giudicato utile ma ancora migliorabile sotto il profilo dell’usabilità, delle traduzioni e della personalizzazione. La maggioranza delle imprese continua quindi ad affidarsi a modelli interni o a template forniti da consulenti, segnale di una domanda di strumenti più semplici, integrabili e immediatamente operativi.

La vera sfida: allineare domanda e offerta di dati ESG

Il report mette in luce una tensione strutturale che va oltre il singolo standard. Da un lato, il VSME è sempre più utilizzato come quadro di riferimento per la raccolta dei dati di sostenibilità lungo la catena del valore: il 67% degli utenti dichiara di aver già iniziato a usarlo in questo modo. Dall’altro, banche e grandi imprese continuano spesso a richiedere informazioni aggiuntive non coperte dal VSME, come Scope 3 dettagliato, product carbon footprint, due diligence sui diritti umani e allineamento alla Tassonomia UE.

Questo scollamento rischia di ridurre l’efficacia dello standard, soprattutto se il VSME non viene percepito come “limite massimo” delle richieste informative per le PMI. Non sorprende quindi che tra le proposte più ricorrenti per rafforzarne l’accettazione emergano l’idea di un meccanismo di certificazione, l’offerta di strumenti gratuiti e accessibili e, soprattutto, una maggiore convergenza delle richieste ESG da parte degli utilizzatori finali.

Nel complesso, il VSME sembra aver superato il primo vero test di mercato, dimostrando di rispondere a un’esigenza concreta delle PMI e degli attori della catena del valore. Per affermarsi come standard di riferimento diffuso, tuttavia, lo strumento necessita ancora di un accompagnamento operativo e di un rafforzamento dell’ecosistema di supporto. In questa direzione si colloca la recente pubblicazione delle tre nuove linee guida pratiche dell’EFRAG, dedicate alle informative su pratiche e politiche di transizione (C2), agli obiettivi di riduzione delle emissioni e alla transizione climatica (C3), nonché agli incidenti gravi in materia di diritti umani (C7), ambiti individuati come tra i più complessi dagli operatori.

Alla luce dei risultati dell’indagine, l’EFRAG valuterà inoltre lo sviluppo di ulteriori linee guida operative su informative specifiche ed eventualmente di settore, in coordinamento con la Commissione europea. Parallelamente, è prevista l’attivazione di una raccolta strutturata di esempi di report VSME già completati per diffondere le migliori pratiche, il proseguimento del lavoro sul modello digitale VSME e un’ulteriore mappatura di strumenti e piattaforme digitali a supporto della rendicontazione di sostenibilità delle PMI. I progressi dell’ecosistema saranno infine monitorati attraverso una seconda indagine sull’accettazione del mercato VSME, prevista per il 2026.

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