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Revisione delle norme sull’acqua nell’UE: ONG accusano la Commissione per cattiva amministrazione

Un’alleanza di cinque organizzazioni ambientaliste, guidata da WWF e dal Bureau Europeo dell’Ambiente (EEB), ha inviato un esposto formale al Garante Europeo dei Diritti (Ombudsman) contro la Commissione guidata da Ursula von der Leyen. L’accusa rivolta all’esecutivo di Bruxelles è aver avviato la revisione delle normative che tutelano fiumi e risorse idriche dell’Unione senza raccogliere adeguate prove scientifiche e saltando le consultazioni pubbliche previste dai protocolli.

L’iniziativa legale si inserisce nel pacchetto Omnibus una manovra di semplificazione burocratica pensata per alleggerire le regole ambientali. Questa spinta risponde alle frequenti pressioni dei settori industriali e minerari, che lamentano una perdita di competitività dell’Europa nei confronti di colossi globali come Stati Uniti e Cina.

Nello specifico, le aziende estrattive sostengono che gli elevati vincoli della Direttiva Quadro sulle Acque stiano rallentando in modo sproporzionato il rilascio dei permessi per le nuove miniere di materie prime critiche e per i grandi impianti industriali.

Le accuse delle ONG nell’esposto

Nella denuncia inoltrata all’Ombudsman, la coalizione di ONG (di cui fanno parte anche Surfrider Foundation Europe, European Anglers Alliance e Wetlands International Europe) sostiene che la condotta di Bruxelles costituisca un chiaro caso di cattiva amministrazione. I punti centrali del ricorso si basano su due elementi chiave:

  • Assenza di dati e consultazioni: la Commissione ha ceduto alle richieste delle lobby industriali avviando il taglio delle tutele senza effettuare valutazioni d’impatto o consultazioni trasparenti con cittadini ed esperti.
  • Diagnosi errata del problema: secondo gli ambientalisti, le norme sulla tutela dell’acqua non rappresentano affatto il reale ostacolo burocratico per il rilascio delle licenze minerarie.

I firmatari sottolineano come questa scelta rappresenti una palese deviazione dalle procedure trasparenti, compromettendo direttamente i diritti ambientali dei cittadini europei.

Cosa succede ora

L’Ombudsman Europeo, attualmente guidato da Teresa Anjinho, organo indipendente dell’Unione Europea incaricato di indagare sui casi di cattiva amministrazione da parte delle istituzioni della UE, deciderà nelle prossime settimane se aprire un’indagine formale sulla gestione della Commissione. Pur non avendo poteri sanzionatori diretti o la capacità di annullare le leggi, le raccomandazioni e le censure del Garante esercitano una forte pressione politica sulle istituzioni di Bruxelles.

Già lo scorso anno, l’organismo di controllo aveva richiamato la Commissione per aver accelerato altri tagli alle norme di sostenibilità senza verificarne la compatibilità con gli obiettivi climatici europei.


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