Il Partito Popolare Europeo (EPP), ha chiesto ufficialmente alla Commissione europea di ritirare la proposta di direttiva Green Claims. Il provvedimento è pensato per contrastare il greenwashing e garantire trasparenza nelle dichiarazioni ambientali di prodotti e servizi. Secondo l’EPP la norma sarebbe eccessivamente complessa, costosa e priva di una chiara valutazione d’impatto, rischiando di ostacolare la comunicazione sulla sostenibilità anziché migliorarla.
Indice
- 0.1 Una lettera che spacca il fronte europeo
- 0.2 Il cuore della direttiva: verifiche indipendenti e prove scientifiche
- 0.3 Le critiche: “Pre-approvazione inaccettabile e mancanza di analisi costi-benefici”
- 0.4 Il futuro della direttiva è in bilico
- 1 La risposta della Commissione Europea: “ritireremo la direttiva Green Claims”
Una lettera che spacca il fronte europeo
In una lettera indirizzata alla Commissaria europea per l’Ambiente, Jessika Roswall, gli eurodeputati Arba Kokalari e Danuše Nerudová hanno dichiarato che il gruppo non sosterrà la direttiva nei prossimi negoziati a tre (trilogo) tra Commissione, Parlamento e Consiglio. “Siamo favorevoli a norme contro il greenwashing, ma questa proposta rischia di compromettere la comunicazione ambientale con procedure troppo onerose e poco proporzionate”, si legge nella missiva.
Il cuore della direttiva: verifiche indipendenti e prove scientifiche
Presentata nel marzo 2023, la Green Claims Directive nasce per rispondere a un problema concreto: secondo studi della Commissione, oltre la metà delle dichiarazioni ambientali delle aziende europee sono vaghe o fuorvianti, e il 40% è del tutto privo di fondamento. La proposta prevede che le aziende debbano suffragare le proprie affermazioni ambientali con prove scientifiche e verifiche indipendenti, e introduce criteri minimi per l’uso di etichette ambientali, che dovranno essere trasparenti, affidabili e approvate a livello UE.
Le critiche: “Pre-approvazione inaccettabile e mancanza di analisi costi-benefici”
Tra i punti più contestati dall’EPP c’è l’obbligo di pre-approvazione delle dichiarazioni ambientali, considerato un meccanismo inedito nel mercato interno e potenzialmente pericoloso per la coerenza normativa. Inoltre, i deputati denunciano l’assenza di una valutazione d’impatto dettagliata, sostenendo che la Commissione non ha dimostrato che i benefici attesi superino i costi e le incertezze regolatorie.
Il futuro della direttiva è in bilico
I negoziati sul testo sono previsti per la prossima settimana, ma senza il sostegno dell’EPP, che da solo rappresenta il gruppo più numeroso in Parlamento, l’adozione della direttiva appare sempre più incerta. Secondo fonti parlamentari, il Green Claims Directive potrebbe diventare l’ennesima vittima del rallentamento normativo che sta colpendo il Green Deal europeo nella sua fase finale.
La risposta della Commissione Europea: “ritireremo la direttiva Green Claims”
La Commissione europea “intende ritirare la proposta di direttiva sulle dichiarazioni ambientali” o ‘Green Claims'”. Lo ha confermato un portavoce della Commissione Ue durante il briefing con la stampa rispondendo a una domanda sulle critiche sollevate dal Partito Popolare Europeo (Ppe) e dal gruppo Ecr sulla normativa.
“Vedremo come procedere e vi invito a pazientare e a seguire gli sviluppi della situazione”, ha aggiunto il portavoce.
