OIC standard UE ESRS

Consultazione Omnibus

ESRS, OIC risponde alla Commissione UE: più chiarezza e coerenza su materialità, PMI e Scope 3

L’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) interviene nel dibattito europeo sulla revisione degli standard di rendicontazione e chiede alla Commissione UE una semplificazione degli ESRS più chiara e coerente, soprattutto su Scope 3, perimetro delle PMI e principio di materialità. La posizione è contenuta nella lettera di commento inviata da OIC a Bruxelles nell’ambito della consultazione pubblica sulle bozze dei nuovi atti delegati relativi ai revised ESRS e allo standard volontario per le piccole e medie imprese (VSME). Il confronto si inserisce nel più ampio pacchetto europeo di semplificazione “Omnibus I”, che punta a ridurre in modo significativo il carico informativo della prima versione degli standard di sostenibilità.

Nel nuovo impianto regolatorio, la Commissione Europea prevede infatti una revisione profonda del sistema di reporting ESG, con un taglio rilevante dei datapoint obbligatori e una maggiore flessibilità basata sul principio di materialità. L’obiettivo è rendere il sistema più proporzionato, soprattutto per le imprese di minori dimensioni e per le filiere produttive.

In questo contesto, l’OIC accoglie positivamente la direzione intrapresa, ma segnala diversi punti critici che rischiano di compromettere la coerenza tecnica del nuovo impianto regolatorio.

Uno dei punti più delicati riguarda la rendicontazione degli anticipated financial effects, cioè la stima degli impatti economico-finanziari futuri dei rischi ambientali e climatici. Secondo l’OIC, senza metodologie condivise e adeguatamente strutturate, queste informazioni rischiano di diventare altamente soggettive e poco comparabili. Da qui la richiesta di rinviare gli obblighi informativi fino alla definizione di standard metodologici chiari a livello internazionale.

L’Organismo rileva inoltre alcune incoerenze nell’applicazione del principio di materialità. Sebbene il nuovo impianto degli ESRS chiarisca che le informazioni non rilevanti non debbano essere comunicate, alcuni paragrafi della proposta continuano a consentire, in via derogatoria, la presentazione di “altre informazioni non materiali“. L’OIC chiede quindi di eliminare questa ambiguità, per evitare il rischio di un ritorno a una sovrabbondanza informativa che la riforma mira invece a ridurre.

Analogamente, si suggerisce di circoscrivere le informazioni entity-specific, tendenzialmente molto settoriali, solo a quelle strettamente materiali dal punto di vista finanziario per i primary user del bilancio, ossia investitori, analisti e finanziatori. Anche in questo caso, l’obiettivo è evitare un ampliamento eccessivo delle disclosure che potrebbe reintrodurre complessità non coerenti con la logica di semplificazione perseguita dalla riforma.

Ampio spazio nella posizione dell’OIC è dedicato alle piccole e medie imprese. Pur apprezzando le semplificazioni previste per le microimprese (fino a 10 dipendenti), l’OIC, tenuto conto delle limitate strutture amministrative delle piccole imprese italiane ed europee, ritiene necessario ed efficiente estendere ulteriormente le soglie di esenzione, fino alle aziende con 50 dipendenti, per garantire una reale proporzionalità degli obblighi.

Allo stesso tempo, come controbilanciamento, viene proposto di mantenere un nucleo minimo di informazioni essenziali, in particolare su consumi energetici ed emissioni Scope 1 e Scope 2, per evitare una completa disconnessione dalle esigenze informative del mercato.

Più controversa la questione dello Scope 3, tra le aree più complesse del reporting ESG. L’OIC propone di estendere anche a queste metriche i meccanismi di flessibilità previsti per altri indicatori, sottolineando le difficoltà operative legate alla raccolta e validazione dei dati lungo la catena del valore.

Il documento affronta anche aspetti più specifici relativi alla rendicontazione di diritti umani e sostanze chimiche. Nel primo caso, l’OIC chiede di limitare l’obbligo informativo ai soli casi accertati, evitando sovrapposizioni con contenziosi ancora in corso.

Sul fronte ambientale, viene suggerito di eliminare le richieste quantitative sulle sostanze preoccupanti (SOC) e limitare quelle sulle sostanze estremamente preoccupanti (SVHC) a sole note qualitative per ridurre rischi di duplicazione e difficoltà di consolidamento dei dati.

Infine la lettera conclude con l’auspicio dell’avvio con l’EFRAG di una post implementation review dello standard volontario per le PMI, per valutare nel tempo l’effettiva applicazione e l’adeguatezza nel bilanciare le esigenze informative degli user con le necessità comunicative di imprese di diverse dimensioni.

Con la consultazione ormai conclusa, il dossier torna ora alla Commissione Europea, chiamata a finalizzare gli atti delegati che definiranno l’assetto operativo dei nuovi standard nei prossimi cicli di reporting.

Trovi la risposta integrale dell’OIC qui.

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