Dall’Europarlamento arriva il via libera alla posizione sul rafforzamento del CBAM. Nel mirino prodotti in acciaio e alluminio, pratiche di elusione e sostegno alle imprese europee esposte sui mercati internazionali.
Il Parlamento europeo chiede di rafforzare il meccanismo di adeguamento del carbonio (CBAM) alle frontiere, estendendone il campo di applicazione e introducendo norme più rigide contro l’elusione. La posizione adottata dagli eurodeputati riguarda anche un nuovo Fondo temporaneo per la decarbonizzazione, pensato per sostenere le imprese europee esposte alla concorrenza sui mercati internazionali.
A sostenerlo è stata la plenaria di martedì che ha approvato la posizione della Commissione sull’estensione del CBAM con 464 voti favorevoli, 50 contrari e 159 astensioni. Il Parlamento, inoltre, propone di andare oltre la proposta includendo un ampio elenco di prodotti a valle realizzati in acciaio e alluminio, tra cui elementi di fissaggio, fili metallici, molle e alcuni articoli per la casa. L’obiettivo è ridurre il rischio che le emissioni vengano semplicemente spostate lungo la catena del valore attraverso prodotti non ancora coperti dal meccanismo.
Il CBAM è entrato nella sua fase definitiva il 1° gennaio 2026 e punta ad assicurare che sulle importazioni di determinati prodotti venga applicato un costo del carbonio comparabile a quello sostenuto dalla produzione europea, contrastando così il rischio di carbon leakage. Attualmente il meccanismo riguarda cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno.
Sul fronte dei controlli, gli eurodeputati chiedono di abbassare la soglia oltre la quale piccole modifiche a un prodotto possono essere considerate pratiche di elusione. La Commissione dovrebbe inoltre poter utilizzare i valori predefiniti del Paese di origine quando venga accertata un’elusione sistematica. Il Parlamento ha invece respinto la proposta di una clausola che avrebbe permesso di escludere temporaneamente alcuni beni dal CBAM in caso di shock dei prezzi, proponendo in alternativa di destinare temporaneamente i relativi proventi ai settori colpiti. I deputati chiedono anche una rendicontazione semplificata per i Paesi meno sviluppati e un quadro per l’assistenza tecnica. Hanno inoltre eliminato la possibilità, proposta dalla Commissione, di utilizzare i crediti di carbonio previsti dall’articolo 6 dell’ Accordo di Parigi per compensare gli obblighi derivanti dal CBAM, poiché la questione dovrebbe essere discussa nell’ambito della prossima revisione dell’ETS.
La seconda parte del pacchetto riguarda il Fondo temporaneo per la decarbonizzazione, approvato con 433 voti favorevoli, 97 contrari e 146 astensioni. Il Parlamento propone di anticiparne l’operatività al 2027 e di estenderne il sostegno anche ai produttori di fertilizzanti e agli operatori che affrontano costi del carbonio più elevati. Tra i prodotti indicati figurano urea, nitrato di ammonio e solfato di ammonio, considerati rilevanti anche per la sicurezza alimentare.
Il fondo dovrebbe inoltre raggiungere gli operatori a valle, cioè le imprese che utilizzano prodotti soggetti al CBAM nei propri processi produttivi. Per il Parlamento, le risorse residue dovrebbero essere destinate anche agli impegni internazionali dell’UE per il finanziamento climatico nell’ambito dell’Accordo di Parigi.
Con il voto della plenaria si apre ora la fase dei negoziati con gli Stati membri.
