Il documento del Joint Bank Reporting Committee (JBRC) punta alla “semantic integration”: definizioni, regole di calcolo e perimetri omogenei tra reporting ESG, FinRep, COREP e IReF. Nel mirino maturità residua, collateral immobiliare ed energia, rischio fisico, GAR/BTAR e le principali etichette di perimetro (NACE, CSRD, AUM, cash, interbank).
Il Joint Bank Reporting Committee (JBRC),organismo creato dalla Banca Centrale Europea (BCE), l’Autorità Bancaria Europea (EBA) e la Commissione Europea per armonizzare e semplificare la raccolta dati dalle banche, riducendo duplicazioni e costi di reporting, migliorando al contempo qualità e efficienza per le autorità di vigilanza, ha pubblicato le prime raccomandazioni per “mettere ordine” nei dati ESG delle banche europee.
Attualmente infatti le informazioni di sostenibilità che le banche devono comunicare (per esempio su rischi climatici, qualità energetica degli immobili dati in garanzia, esposizioni a rischi fisici, Green Asset Ratio), finiscono in report diversi (di vigilanza, statistici e di risoluzione) ma spesso con definizioni non identiche e regole di calcolo non perfettamente allineate. Il risultato sono dati meno confrontabili, più lavoro per gli intermediari, e più rischio di interpretazioni diverse tra istituti e Paesi.
Le raccomandazioni del JBRC, JBRC recommendations on the semantic integration of ESG Pillar 3 disclosures, servono proprio a questo: armonizzare il significato delle parole e dei numeri (cosiddetta “semantic integration”), cioè stabilire in modo più chiaro cosa si intende con certe voci e come vanno misurate. Il focus di questo primo pacchetto è sulle disclosure ESG Pillar 3: le informative pubbliche che le banche rendono disponibili al mercato e ai regolatori. Se quindi l’informativa di sostenibilità deve guidare decisioni e politiche, prima deve essere comparabile e coerente.
Il documento, preparato dall’Expert Group on Semantic Integration (EG SINT), è presentato dal Comitato tecnico come un primo passo operativo a cui seguiranno, nei prossimi mesi, raccomandazioni più mirate sui requisiti di reporting ESG.
Alcune raccomandazioni prevedono due livelli di priorità: se la soluzione “ideale” (Priority 1) non è implementabile, viene indicata una soluzione alternativa (Priority 2). Il JBRC ha anticipato inoltre che verranno pubblicati altri pacchetti su IReF, FinRep e ulteriori aree chiave.
Che cosa significa “semantic integration” e perché conta
La semantic integration è, in pratica, l’allineamento di definizioni, termini e regole di calcolo usati nei diversi set di segnalazioni. In ambito ESG, questo è cruciale perché la stessa informazione (ad esempio “maturità residua”, “valore del collateral”, “NACE”, “rischio fisico”) può essere calcolata o classificata in modo diverso a seconda del framework, generando dati non confrontabili e aumentando gli oneri per le banche.
Su quali template intervengono le raccomandazioni
Il documento organizza le raccomandazioni seguendo le template Pillar 3 ESG, ovvero i punti in cui i concetti compaiono, e identifica dove le definizioni dovrebbero essere unificate, chiarite o rinominate. Le indicazioni riguardano dunque:
- Template 1 e 1A: maturità residua (richiamata anche in Template 5)
- Template 2: performance energetica del collateral immobiliare (EPC label, EP score e EP score stimato)
- Template 3: reporting year e attività economica (NACE)
- Template 4: top 20 “polluting/carbon-intensive firms”
- Template 5: esposizioni e rischio fisico da eventi climatici
- Template 6: GAR stock e GAR flow
- Template 7 e 8: definizioni su car loans, AUM, settore pubblico, CSRD/NFRD, cash, central banks exposure, interbank
- Template 9: calcolo percentuali BTAR/GAR taxonomy-aligned/eligible e istruzioni “eseguibili”
- Template 10: sustainable use and protection of water and marine resources (con riferimento anche a una dimensione “non taxonomy aligned”)
Maturità residua: stessa metrica, stesso calcolo
Il primo blocco di raccomandazioni riguarda un tema che sembra tecnico, ma è decisivo per la comparabilità: come si calcola la maturità residua.
- Raccomandazione 1: allineare il reporting della (weighted) residual maturity tra più segnalazioni (COREP, Asset Encumbrance, IReF, ESG). Il JBRC chiede una regola uniforme su:
- convenzione dei giorni (preferenza per 30/360),
- gestione di weekend/working days,
- trattamento di casi speciali e dati mancanti.
Se l’allineamento “a livello di sistema” non fosse possibile, la Priority 2 propone di adottare il più possibile le definizioni COREP per l’ESG disclosure, con un riferimento normativo chiaro (es. Implementing Regulation (EU) 2024/3117), in particolare per l’allocazione nei bucket di maturità.
- Raccomandazione 2: le definizioni delle colonne “Breakdown by residual maturity buckets” differiscono tra Template 1 e 1A. Il JBRC chiede di allinearle (soluzione preferita) oppure di esplicitare la differenza e rifletterla nel Data Point Model (DPM) come data point distinti. Inoltre, raccomanda l’uso coerente del termine “residual maturity” (non “remaining maturity”) e indicazioni su strumenti senza maturità (es. equity), soprattutto per il calcolo della durata media richiesta in Template 1.
Immobiliare ed energia: allineamento a FinRep e definizioni “misurabili”
Una parte centrale del documento riguarda l’informativa su immobili a garanzia e prestazioni energetiche.
Collateral: ridurre frizioni operative e chiarire il valore di riferimento
- Raccomandazione 3: l’allocazione del collateral immobiliare (real estate protection) dovrebbe essere allineata a FinRep, per evitare un’ulteriore segmentazione delle protezioni che aumenterebbe oneri e complessità.
- Raccomandazione 4: va chiarito quale valore usare per calcolare l’esposizione protetta da garanzie immobiliari: market value, mortgage lending value, property value o il maximum collateral/guarantee that can be considered (logica FinRep di allocazione per qualità, con precedenza all’immobile). Il JBRC sottolinea che la scelta può cambiare sensibilmente i risultati e raccomanda coerenza, idealmente in linea con l’aggiornamento FinRep.
EP score: evitare ambiguità tra “teorico” e “reale”
- Raccomandazione 5: nel draft ITS non è chiaro se si richieda energia “teorica” (EP score) o consumo “effettivo” (EUI). Il JBRC chiede che, per il reporting, si utilizzi Primary Energy (inclusi upstream losses) e che ciò venga documentato chiaramente nell’ITS finale per evitare fraintendimenti e valutazioni distorte del transition risk.
- Raccomandazione 6: arricchire il reporting con una colonna “of which renewable primary energy, as % of total primary energy use”, per migliorare interpretabilità e confrontabilità tra edifici e contesti energetici diversi.
- Raccomandazioni 7–8: privilegiare dati quantitativi (EP score) rispetto a etichette categoriche (A–G), pur mantenendo le label, e — se disponibile — distinguere la performance per uso dell’edificio (residenziale/commerciale/industriale) per un benchmarking più sensato.
EP score stimato: gerarchia chiara, QA e trasparenza
- Raccomandazione 9: se l’EPC non contiene EP score, servono linee guida per stimarlo con proxy (tipo ed età edificio, materiali, zona climatica, consumi disponibili) e controlli qualità (unità corrette, outlier, tracciabilità tra EPC e stima).
- Raccomandazione 10: la dicitura “neither measured nor estimated” può generare sovrapposizioni interpretative; il JBRC propone di rinominare le colonne:
- G1 come “unknown primary energy use in kWh/m²” (EP score mancante),
- G2 come “of which could be estimated/measured, as % of unknown”.
Introduce anche una logica operativa in tre passaggi: dato EPC → stima/proxy → “non stimabile” se mancano input.
- Raccomandazioni 11–14: chiedono una metodologia di stima a livello europeo (EC), obiettivi per ridurre la dipendenza da stime aumentando la copertura EPC, registrazione di assunzioni e livelli di confidenza, e narrative più robuste su metodologia e roadmap di miglioramento.
Prestiti garantiti da immobili: serve una definizione operativa
- Raccomandazione 15: mancano definizioni esplicite su “loans collateralised by commercial/residential immovable property” e indicazioni per casi misti (garanzia sia residenziale sia commerciale) o importi oltre il valore del collateral. Il JBRC preferisce istruzioni uniformi per tutti i report; se limitate all’ESG, raccomanda almeno un criterio standard e documentato (ad esempio classificazione per uso predominante del collateral).
“Reporting year” e NACE: interoperabilità tra domini
- Raccomandazione 16: definire formalmente “Reporting year” nei glossari ITS e nei metadata dictionary, armonizzarlo tra FinRep/COREP/ESG/IReF e garantire tagging coerente in XBRL.
- Raccomandazione 17: la definizione di attività economica (NACE) differisce soprattutto quando la controparte è holding o SPV. Il JBRC propone, come soluzione preferita, di esplicitare la coesistenza di definizioni diverse e rifletterla nel DPM con termini distinti (es. “NACE based on economic activity” vs “original NACE”).
“Polluting firms” diventa “carbon-intensive”
- Raccomandazione 18: per coerenza e precisione, rinominare “Number of top 20 polluting firms included” in “Number of top 20 Carbon-Intensive Firms”.
Rischio fisico: chiarire doppie esposizioni e allocazioni
- Raccomandazione 19: chiarire se esposizioni sensibili a più hazard (wind/water/temperature/solid mass secondo Delegated Regulation 2023/2486) vadano riportate in modo mutuamente esclusivo o replicate in tutte le categorie rilevanti.
- Raccomandazione 20: specificare a quale livello si misura il rischio fisico (collateral e/o controparte) e come distribuire il gross carrying amount quando un’esposizione è garantita da più immobili con rischio diverso; il JBRC chiede esempi concreti e coerenza con FinRep e Template 1.
- Raccomandazioni 21–23: suggeriscono, salvo altre considerazioni, l’allocazione in base al collateral con market value più elevato, l’inserimento di spiegazioni dettagliate nelle soluzioni IT e l’allineamento sul valore del collateral (preferibilmente FinRep).
GAR/BTAR e definizioni di perimetro: istruzioni per i calcoli e termini univoci
Il documento contiene molte raccomandazioni “di precisione”, perché piccoli dettagli cambiano perimetri e KPI.
GAR stock/flow
- Raccomandazione 24: usare il termine regolatorio “GAR Stock” in modo coerente.
- Raccomandazione 25: definire “GAR Flow” come quota delle nuove origination che finanziano attività taxonomy-relevant.
Motor vehicle loans diventa Car loans
Raccomandazione 26: preferire “car loans” (definizione ancorata al Reg. 2018/858) per evitare ambiguità su cosa rientra.
Raccomandazione 27: il tipo di strumento (incluse credit cards/overdraft) non dovrebbe escludere il perimetro, in ottica di coerenza con IReF.
AUM
Raccomandazione 28: armonizzare la definizione di Assets under management (AUM) tra ESG/FinRep/IFR (idealmente IFR); se restano differenze, vanno documentate e denominate chiaramente.
Settore pubblico
Raccomandazioni 29–30: sostituire “sovereign” con central government e state and local governments (ESA2010).
NFC: da NFRD a CSRD
Raccomandazione 31: aggiornare verso “NFC subject to CSRD disclosure obligation”, evitando ambiguità sul perimetro.
Raccomandazione 32: chiarire quale definizione normativa si applica al tipo di controparte (FinRep preferita; se ESA2010, va esplicitato).
Raccomandazione 33: tenere conto di evoluzioni che possono cambiare il perimetro delle imprese in scope (tema evidenziato dal documento).
Raccomandazione 34: definire in modo armonizzato “cash-related assets” e introdurre definizioni formali nei glossari, se necessario distinguendo strumenti più ampi (HQLA, money market) con termini diversi.
Central banks exposure ed “exposure”
Raccomandazione 35: definire “Central Banks Exposure” collegandola al settore ESA2010 S.121 e valutare una definizione formale di “exposure”, oggi spesso solo implicita.
Interbank
Raccomandazione 36: standardizzare la grafia “interbank”.
Raccomandazione 37: definire cosa si intende per “bank” nel perimetro (probabilmente credit institution CRR), per evitare interpretazioni diverse.
Istruzioni di calcolo BTAR/GAR
Raccomandazioni 38–43: rendere le istruzioni “eseguibili” ovvero indicare esplicitamente quali righe dividere per quali righe per calcolare le percentuali e chiarire la gestione delle colonne “flow” quando le template sorgenti contengono solo stock.
Raccomandazione 44: evitare di hardcodare NFRD nel GAR, dato l’allargamento CSRD; legare l’eligibility al numeratore anche all’attività finanziata (NACE/LEI) e chiarire un punto sensibile: il trattamento del repossessed collateral held-for-sale nel denominatore GAR, dove atti diversi possono generare confusione. Il JBRC propone di esplicitare l’eccezione e armonizzare la definizione di “held-for-sale” tra ESG e FinRep, distinguendo asset held-for-sale generici e collateral repossessed.
Acqua e dimensione “non taxonomy aligned”
- Raccomandazione 45: introdurre una dimensione informativa che distingua attività legate a “sustainable use and protection of water and marine resources” non taxonomy-aligned (classificate secondo criteri dell’istituzione, non secondo screening criteria). In alternativa, indicare almeno chiaramente la dicitura “(not taxonomy aligned)”.
