L'opinione di Gerrit Dubois di DPAM

Riscaldamento globale, gli eventi che influenzeranno il percorso verso l’obiettivo

Alla COP28 si è discusso molto sulla possibilità di raggiungere l’obiettivo degli 1,5°C. La decisione finale mantiene viva l’ambizione, spingendo per una rapida transizione dai combustibili fossili, la triplicazione delle energie rinnovabili e il raddoppio dell’efficienza energetica: componenti fondamentali dello scenario compatibile con 1,5°C dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. I prossimi due anni, oltre alla COP29 in Azerbaigian e alla COP30 in Brasile, tuttavia, saranno cruciali. Le azioni legate a una transizione energetica rapida e competitiva e al rafforzamento delle ambizioni avranno sicuramente implicazioni per gli investitori. Alcuni degli eventi da monitorare nel periodo 2024-2025, legati al finanziamento del clima sono:

  • Elezioni, più che mai: nel 2024 e nel 2025 si terranno elezioni in Paesi e regioni che ospitano quasi la metà della popolazione mondiale, dagli Stati Uniti, il Regno Unito e l’UE all’Indonesia, la Russia e il Sudafrica. Queste elezioni si svolgono mentre molti di questi Paesi si trovano ad affrontare resistenze contro l’azione per il clima, mentre aumenta il protezionismo, in particolare in relazione all’energia. Ci aspettiamo che l’esito finale di queste elezioni abbia un impatto significativo sugli investimenti legati al clima, anche se i risultati esatti rimangono incerti.
  • Sviluppi dei conflitti globali: la guerra tra Russia e Ucraina, il conflitto israelo-palestinese e la sfida commerciale tra Stati Uniti e Cina, avranno implicazioni sulle catene di approvvigionamento legate al clima, sull’inflazione, sulle materie prime globali e sui prezzi dell’energia.
  • UE: diversi sviluppi a livello europeo avranno un impatto su questo obiettivo. In particolare, la Commissione europea ha recentemente annunciato la sua proposta di impegno a ridurre le emissioni nette di gas serra del 90% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2040, anche se l’approvazione dipenderà dall’esito delle elezioni parlamentari di giugno. La normativa sull’industria a zero emissioni nette sta progredendo: il Parlamento e il Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla forma finale della legge e si attende l’adozione formale. Il testo proposto prevede importanti vantaggi per l’industria solare, tra cui: la riduzione dei tempi di rilascio delle autorizzazioni per i grandi progetti di energia rinnovabile, la promozione delle “valli di accelerazione Net Zero” e l’applicazione di criteri di prequalificazione e aggiudicazione non legati al prezzo. Inoltre, la Carta europea del vento sta facilitando il processo, con WindEurope che segnala un aumento delle autorizzazioni e degli investimenti. 
  • Evoluzioni in Asia: tra le più rilevanti, troviamo il previsto picco delle emissioni in Cina, l’emergere del Giappone come primo emittente di obbligazioni sovrane di transizione per 11 miliardi di dollari e un cambiamento nel rapporto carbone/energie rinnovabili in India.
  • Sviluppi negli Stati Uniti: La situazione degli Stati Uniti è molto incerta a causa dei seguenti fattori: le elezioni presidenziali, la progressiva attuazione dell’Inflation Reduction Act e le tanto attese regole di divulgazione della Securities and Exchange Commission, previste intorno alla metà del 2024. E che dire dei profitti delle grandi compagnie petrolifere? Nei primi tre anni della presidenza Biden, le prime 10 compagnie petrolifere e del gas statunitensi hanno registrato un utile netto di ben 313 miliardi di dollari, triplicando l’importo guadagnato sotto Donald Trump. 
  • Colloqui USA-Cina sul clima: non è chiaro se ci sarà ulteriore cooperazione o competizione tra i giganti maggiori emettitori di gas serra, dopo il passo indietro dei diplomatici per il clima John Kerry e Xie Zhenhua, che hanno aperto la strada ad accordi epocali. In che modo l’economia e il progresso climatico saranno influenzati dai colloqui sulla catena di approvvigionamento nei prossimi mesi?
  • Le conseguenze di El Nino e di altri eventi climatici estremi: questo avrà un impatto sui cittadini, sulle imprese e sugli enti sovrani e potenzialmente alimenterà l’inflazione. Per le imprese, gli eventi fisici potrebbero causare impatti operativi o interruzioni della catena di approvvigionamento, e potrebbe aumentare anche il rischio di credito sovrano. Di conseguenza, la consapevolezza da parte delle banche centrali dei rischi fisici, la capacità di accedere a strumenti di finanziamento rapidi e l’opzione di assumere debito aggiuntivo e/o la disponibilità multilaterale di alternative di finanziamento sono elementi da monitorare. Si noti che negli ultimi 20 anni, i danni causati dai cambiamenti climatici attraverso 185 eventi meteorologici estremi più significativi sono costati circa 16 milioni di dollari all’ora, secondo uno studio del 2023 pubblicato sulla rivista Nature Communications.
  • Obbligo di divulgazione del piano di transizione climatica aziendale: ulteriori sviluppi a livello regionale avranno un impatto diretto sulle aziende, ma anche indiretto attraverso le dinamiche della domanda e dell’offerta. Gli approfondimenti sulla pianificazione della transizione faciliteranno l’identificazione delle aziende ben posizionate e di quelle che dovranno invece affrontare maggiori cambiamenti, con un probabile impatto sulla percezione e sulle valutazioni degli investitori.
  • Esame delle normative del settore finanziario in relazione al clima: saranno importanti i test di stress climatico e i requisiti patrimoniali della Banca Centrale Europea, della Bank of England e della Federal Reserve, nonché il programma di greening della Banca Centrale Europea e la vigilanza sulle assicurazioni.
  • Dinamiche dei prezzi legate alle energie rinnovabili e alla concorrenza dei veicoli elettrici, insieme agli sviluppi tecnologici: si attendono progressi nell’eliminazione delle emissioni di carbonio, nell’energia nucleare e nell’idrogeno, nonché una crescita del capitale di rischio nel settore della tecnologia climatica e sviluppi nell’intelligenza artificiale per decarbonizzare l’economia. Sarà necessaria una notevole quantità di finanziamenti, con stime che vanno fino a 4,5 trilioni di dollari all’anno entro il 2030: le opportunità di investimento sono in aumento.

Nel complesso, a causa dell’incertezza geopolitica e politica, del protezionismo e del suo impatto sulla (macro)economia, diversi enti di ricerca prevedono che il 2024 e il 2025 saranno anni difficili per le istituzioni finanziarie, con conseguenti venti contrari, soprattutto per coloro che perseguono obiettivi di finanziamento per il clima.

L’effetto di questi molteplici eventi correlati avrà un impatto significativo sul successo della COP29 e della COP30 e sulla nostra capacità di raggiungere l’obiettivo di un riscaldamento di 1,5°C previsto dall’Accordo di Parigi, con le relative implicazioni per gli investimenti.