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Sustainable finance partnership

Pediconi (MOMentum) l’impegno delle PMI sull’ESG si gioca su reportistica ed engagement

La relazione tra sostenibilità e piccole e medie imprese (PMI) è sempre più rilevante. Infatti, nonostante questo tema si sia stato sviluppato inizialmente nel contesto delle blue chip, progressivamente sta diventando pervasivo, in modo indifferente rispetto alla dimensione delle imprese stesse. Anche le piccole imprese stanno tenendo conto in misura crescente nella definizione delle loro strategie dei fattori di sostenibilità ambientali e sociali, e d’altronde anche gli investitori specializzati in PMI stanno sempre più integrando i temi di sostenibilità nelle loro politiche di investimento. Ma quando parliamo con imprese e investitori sembra di scorgere che questo dialogo, a volte, non sia ancora sufficientemente fluido, efficace e soddisfacente per entrambe le parti.

L’argomento si inserisce nell’iniziativa Sustainable Finance Partnershipdi Borsa Italiana, che ha lo scopo di stimolare lo sviluppo della finanza sostenibile e promuovere il dibattito sui temi di sostenibilità sul mercato e tra le imprese. Gianluca Pediconi, Head of Institutional Asset Manager e Managing Partner di MOMentum Alternative Investments e Partner della “Sustainable Finance Partnership offre la sua visione e i suoi suggerimenti su queste tematiche in un’intervista con Alessandra Franzosi, Head of Asset Owners ESG Investing di Borsa Italiana.

Gianluca Pediconi
MOMentum alternative investments

Come descriverebbe il contesto imprenditoriale italiano in termini di opportunità di investimento? E quanto conta la sostenibilità in questo contesto?

Al momento ritengo che l’Italia stia attraversando un momento florido, anche grazie agli investimenti del PNRR, ma ci sono tre aspetti fondamentali per i quali sono molto ottimista anche sul futuro. Il primo fattore è costituito dal tessuto imprenditoriale italiano, composto per larghissima parte da PMI, ricchezza unica rispetto al resto del mondo. In secondo luogo, se oggi un investitore vuole generare alpha e creare sovraperformance in maniera strutturale, statisticamente è molto più semplice farlo nel mondo delle PMI rispetto alle bluechip. Il motivo è molto semplice perché il peso degli ETF e dei fondi passivi di investimento e indicizzati è diventato talmente importante che molto spesso i singoli titoli in borsa si muovono non tanto per i loro fondamentali, quanto per macrotemi (commodities e valute) cosa che invece nel mondo delle PMI non succede. Inoltre, si ha l’opportunità di differenziare ed investire in realtà che hanno dei fondamentali più solidi. Infine, parlare di fondamentali finanziari senza dare peso alla sostenibilità è estremamente miope e pericoloso perché parlare di sostenibilità non è uno slogan. In realtà la sostenibilità nasconde delle opportunità e dei rischi da cui l’imprenditore, il manager e l’investitore non possono prescindere.

Ci può fare un esempio rispetto a quest’ultimo aspetto?

Certo. Focalizzandosi per esempio sul settore automotive, se gli investitori già 20 anni fa non avessero iniziato a pensare all’evoluzione del settore, poi colpito da forti cambiamenti regolamentari in termini di riduzione di emissioni, non sarebbero riusciti ad avere una panoramica chiara del mercato. Lo stesso vale per le case automobilistiche; se già 20 anni fa non avessero incominciato a prendere in considerazione nelle loro strategie lo sviluppo di un propulsore alternativo (elettrico) e i rischi che avrebbe comportato continuare ad investire solo nei motori termici, avrebbero corso dei seri rischi di rimanere in ritardo rispetto ai competitor o, al peggio, completamente esclusi da questo nuovo business.

Di che cosa ha bisogno un investitore istituzionale per poter implementare queste strategie di investimento ed avere un dialogo soddisfacente con le PMI quotate in tema di sostenibilità?

In primis le aziende quotate hanno la necessità di comunicare tutta una serie di dati che riguardano le strategie ESG.  Per le le PMI è uno sforzo quasi immane, ma nel lungo termine i dati e gli obiettivi di sostenibilità pubblicati produrranno delle ricadute positive in termini di costo del capitale, permettendo alla società di fare investimenti a costi minori e di avere quindi dei ritorni finanziari maggiori. Un’azienda virtuosa merita di essere premiata con un costo del capitale più basso rispetto a quello di un’azienda che non lo è, e questa logica è ancora più importante nel contesto delle PMI, dove i capitali sono ancora bassi e finanziarsi a costi inferiori rappresenta un notevole vantaggio. Per poter beneficiare di un costo del capitale più basso, queste aziende devono darsi degli obiettivi, in modo che anche partendo da livelli non ottimali noi possiamo testare come gli investimenti che stanno facendo vadano a contribuire al raggiungimento di tali obiettivi.

Il secondo motivo è perché ormai anche i regolatori – e sto pensando alla Corporate Sustainability Reporting Directive o alla Tassonomia – imporranno nell’arco di uno due o tre anni di fornire certe informazioni ESG.

Quali aspetti dovrebbero essere privilegiati dalle PMI nella comunicazione delle tematiche sostenibili?

Quello che mi sento di consigliare alle aziende è di adottare un approccio di massima trasparenza nei confronti degli investitori. Si tratta di un compito impegnativo ma è estremamente importante.

La trasparenza si può declinare in particolare in due aspetti: per prima cosa, invito tutte le aziende quotate che vogliono utilizzare il mercato dei capitali come metodo alternativo per finanziarsi a dotarsi di un rapporto di sostenibilità. Avere un sustainability report aiuta tantissimo perché le agenzie di rating, che attualmente hanno un ruolo estremamente significativo nel mondo finanziario, si bastano principalmente su questi dati.

Il secondo è l’apertura verso gli investitori e la disponibilità all’engagement. Ritengo infatti che gli imprenditori dovrebbero agevolare il rapporto con gli asset manager. Noi come investitori, sappiamo benissimo che le PMI vengono analizzate in maniera superficiale dai rating provider a causa della scarsità di dati e, quindi, preferiamo avere rapporto diretto con queste società, in modo da avere una nostra opinione più precisa; per fare questo, però, c’è bisogno della disponibilità del top management a dedicare tempo agli investitori. E dall’altra sarebbe anche molto apprezzato che vengano forniti obiettivi sostenibili così da poter monitorare i progressi fatti.

Quando si parla di sostenibilità è importante non guardare con lo specchietto retrovisore, cioè non limitarsi a guardare solo ai dati storici. Un’azienda virtuosa, come già detto, merita di finanziarsi a costi più bassi, ma forse è ancora più importante permettere a chi ha un obiettivo di sostenibilità – cioè le aziende che io definisco gli “ESG improvers” – di migliorare. Pensiamo a chi vuole ridurre le emissioni di gas serra oppure a quelle aziende che io definisco “ESG enablers”, cioè che permettono a un settore di contribuire al miglioramento della sostenibilità.  Per avere un costo del capitale più basso le aziende devono darsi degli obiettivi sostenibili, in modo che magari anche partendo da livelli non ottimali noi possiamo testare come gli investimenti che stanno facendo vadano contribuire al raggiungimento di questi obiettivi. Questo si deve tradurre in impegni sulla reportistica e all’apertura, perché l’engagement è sempre un elemento fondamentale.

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