Giuseppe Dimaria - osapiens | ESGnews

Intervista

Dimaria (osapiens): la trasparenza sulla catena di fornitura è la chiave per governare i rischi ESG

La complessità non si può cancellare, ma si può governare. La vera sfida è capire come gestirla e come monitorare i rischi lungo l’intera catena del valore, trasformando i dati in un supporto strategico per le decisioni aziendali. Per aiutare le imprese a comprendere come le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale possano supportarle in questo compito sempre più strategico, osapiens, azienda di software specializzata nella gestione della sostenibilità e della compliance, organizza oTour.MIL, tappa italiana del tour internazionale dedicato alla governance integrata della supply chain. L’appuntamento fissato per il 17 marzo 2026, presso Le Village by CA, hub dell’innovazione nel cuore di Milano per una giornata confronto e case history reali su come garantire la trasparenza lungo la filiera, intesa non come semplice raccolta di informazioni, ma come capacità di ottenere una visione completa e affidabile di fornitori, dati ESG e fattori di rischio. Un momento di confronto approfondito su temi decisamente attuali, aperto a tutti previa registrazione a questo link.

Ad anticipare alcuni dei contenuti dell’incontro è Giuseppe Dimaria, Sales Director di osapiens per l’Italia, l’azienda tedesca che ha appena chiuso un round C di finanziamento da 100 milioni di dollari sottoscritto da BlackRock e Temasek, che segue la prima tranche che avevano dotato la società di altri 140 milioni di dollari da parte di Goldman Sachs. Risorse finanziarie che l’azienda intende impiegare per sviluppare la propria piattaforma proprietaria di software per la sostenibilità SaaS che offre in un unico ambiente più di 25 soluzioni specifiche per sostenere processi di crescita sostenibile.

Il 17 marzo avete organizzato una giornata di approfondimento sull’importanza, per le imprese, della gestione dei dati in azienda e lungo la catena di fornitura. Per quali ragioni il controllo della filiera è diventato un elemento così strategico?

L’approccio alla sostenibilità è mutato molto negli ultimi anni. Spesso mi capita di riassumere questa evoluzione con la frase: “la sostenibilità è morta, viva la crescita sostenibile”. Non è uno slogan, ma la sintesi di un cambiamento profondo. Il mercato non ha abbandonato i temi ESG, li ha trasformati. Li ha portati fuori dalla dimensione dichiarativa per inserirli nel cuore delle scelte industriali, finanziarie e strategiche. Il mercato si è evoluto rispetto a quelli che sono i tre pilastri della sostenibilità: il reporting, il controllo del rischio e la product compliance. Si va verso un approccio che mette al centro l’armonizzazione e la governance dei dati lungo tutta la catena di fornitura. Ed è quello di cui parleremo nel corso dell’incontro insieme a diversi professionisti ed esperti provenienti da realtà del calibro di KPMG, Nextea, Aeonvis, GS1, TÜV SÜD, ADACI, e AUSED. 

Per anni la sostenibilità è stata associata al reporting. Redigere un bilancio, raccogliere indicatori, rispondere a standard e questionari era considerato sufficiente. Oggi non lo è più. Non basta produrre informazioni: occorre integrarle, renderle coerenti tra funzioni, sistemi e geografie diverse, assicurarne qualità e tracciabilità. Il dato non è più un adempimento, ma un’infrastruttura su cui si fondano decisioni operative, accesso al capitale e credibilità competitiva.

Lo stesso vale per la tracciabilità. In passato significava sapere cosa accadeva all’interno dei propri confini aziendali. Con il Digital Product Passport, invece, la tracciabilità diventa esterna, trasparente, verificabile. Non riguarda solo il prodotto, ma l’intera catena del valore. La responsabilità si estende lungo tutti i livelli di fornitura, imponendo alle imprese di governare la conformità non solo dentro l’organizzazione, ma lungo l’intero ecosistema produttivo.

Anche la gestione del rischio ha cambiato natura. Non è più sufficiente monitorare il singolo fornitore diretto. Le aziende devono comprendere e presidiare il rischio di fornitura nella sua interezza, includendo i fornitori dei fornitori e considerando tutte le variabili possibili: finanziarie, geopolitiche, reputazionali, normative, climatiche. 

La trasparenza della supply chain è sempre più importante per monitorare i rischi e creare valore. Quali approcci e strumenti possono aiutare le aziende a raccogliere e gestire grandi quantità di dati in modo efficace?

Quello della trasparenza della supply chain è un tema assolutamente centrale nel dibattito che affronteremo il prossimo 17 marzo, così come nel lavoro che conduciamo quotidianamente. Sicuramente per governare un ambito così complesso è necessaria la tecnologia digitale che, con il supporto dell’intelligenza artificiale, riesce ormai a gestire e automatizzare la raccolta di un numero sempre maggiore di dati. Da sola, però, non basta. Per raggiungere un livello di governance completo è indispensabile un approccio sistemico, capace di accompagnare l’azienda in un percorso di crescita della propria organizzazione. È questo processo di “change management” che permette all’impresa di trasformarsi e di compiere quell’evoluzione culturale e operativa necessaria per governare e gestire la complessità.

Prima di introdurre una soluzione digitale è quindi importante analizzare la situazione di partenza, definire gli obiettivi futuri e valutare il proprio livello di maturità. Se un’impresa implementa una tecnologia bypassando questa fase iniziale, difficilmente riuscirà a realizzare una trasformazione organica. Un cambiamento di questa portata non si esaurisce nell’adozione di uno strumento: richiede visione, metodo e una revisione coerente di processi, ruoli e responsabilità.

Dove si colloca in tutto questo osapiens?

Noi forniamo e implementiamo la tecnologia e collaboriamo poi con una serie di partner che supportano e affiancano il nostro lavoro in materia di consulenza strategica. 

Abbiamo sviluppato una piattaforma capace di riunire in un unico ambiente le molteplici esigenze di compliance normativa delle imprese, sempre più articolate e in costante evoluzione. Il sistema affronta in modo puntuale le diverse aree di conformità, offrendo visibilità sui rischi connessi a ciascun quadro regolatorio, come, per esempio, la NIS2 in ambito di sicurezza informatica, l’EUDR sulla deforestazione e le numerose altre normative rilevanti, che superano la quindicina.

Allo stesso tempo, la nostra soluzione garantisce una visione end-to-end della catena di fornitura, permettendo di monitorare fornitori, flussi informativi e indicatori di rischio in modo integrato. L’obiettivo è superare la frammentazione degli strumenti e costruire un modello di governance unificato, in cui compliance, controllo e strategia dialoghino all’interno dello stesso ecosistema digitale.

osapiens è nata nel 2018, quindi siamo relativamente giovani. Sebbene siamo fortemente focalizzati su un unico ambito con un posizionamento molto verticale sulla sostenibilità, dal punto di vista tecnologico la nostra soluzione è completa: non copre solo un segmento specifico, ma abbraccia tutte le principali dimensioni della sostenibilità, a differenza di molte realtà che presidiano solo un’area. 

Negli ultimi tempi è emersa la difficoltà di garantire informazioni affidabili lungo tutta la filiera. Come possono le aziende affrontare e risolvere concretamente questo problema?

La nostra piattaforma supporta le aziende proprio su questo fronte. L’integrazione e l’intersezione, infatti, di dati provenienti da molteplici fonti aiuta a garantirne l’affidabilità. La soluzione osapiens è progettata per stabilire se un’informazione sia conforme o meno a uno specifico regolamento. Non si limita a raccogliere dati, ma li analizza alla luce dei requisiti normativi applicabili, verificandone la coerenza e la validità. È proprio questa capacità di controllo che la distingue da un semplice sistema di archiviazione.

Per esempio, un dato di geolocalizzazione relativo a un terreno viene confrontato con immagini e database satellitari per accertarne la conformità ai criteri previsti dalla normativa. Lo stesso vale per alcune normative, come la Corporate Sustainability Due Diligence Directive, che richiedono verifiche di vario tipo, come ad esempio quella sui diritti dei lavoratori. In questi casi utilizziamo oltre nove fonti dati certificate dalle quali attingiamo le informazioni necessarie per valutare il livello di rischio. Chiaramente ogni normativa prevede un insieme specifico di parametri e la nostra soluzione analizza questi parametri e determina se il livello di rischio rientra nelle soglie accettabili previste. 

Un tema complesso, per questo riteniamo che un confronto diretto con le aziende interessate a questo tipo di soluzioni, come potrà avvenire nell’incontro che abbiamo organizzato, possa aiutare a comprendere quali sono le prossime sfide e le soluzioni in campo.

Scopri come ESGnews e i suoi partner possono aiutarti.