Una piantina, metafora di Esg

Interviste

Anasf: ecco come i consulenti finanziari possono dialogare con i clienti sugli investimenti sostenibili

Qualcosa è cambiato nel mondo del risparmio. I consulenti finanziari hanno compreso l’importanza delle variabili ambientali, sociali e di governance nel dialogo con la propria clientela e si sono adeguati rapidamente superando il gap che veniva indicato fino a qualche tempo fa. Secondo l’ultima indagine di Anasf sugli investimenti sostenibili, il 66% dei professionisti utilizza anche le variabili ESG per la profilazione del cliente e ritiene che il 53% dei risparmiatori abbia oramai acquisito un elevato grado di interesse verso gli aspetti green e sociali degli investimenti, il livello più alto mai registrato finora. Un notevole progresso a cui hanno contribuito diversi elementi, come sottolinea in questa intervista Luigi Conte, Presidente dell’Anasf, l’associazione nazionale dei consulenti finanziari autorizzati all’offerta fuori sede, che ha avviato numerose iniziative per promuovere la cultura degli investimenti responsabili, tra le quali il corso sulla finanza sostenibile realizzato con la SDA Bocconi per ottenere la certificazione EFPA ESG Advisor.

Luigi Conte, Presidente dell’Anasf

“La sostenibilità ha una portata che supera l’importanza dei tre singoli elementi che formano l’acronimo ESG (environmental, sociale e governance)”, rileva Conte; “nel loro insieme queste tre variabili definiscono, infatti, quello che sarà il nostro futuro. I futuri possibili sono tanti e sta a noi trovare la strada che porti a quello più virtuoso e ci permetta di essere non solo testimoni ma anche attori principali del cambiamento”.

Nell’ultimo anno abbiamo visto crescere notevolmente il grado di conoscenza e l’attenzione da parte dei consulenti finanziari verso le tematiche ESG. Cosa ha determinato questo cambiamento?

Negli ultimi tempi il tema ESG ha appassionato più di quanto accaduto in precedenza. Una sensibilità acuita, innanzitutto, dall’emergenza sanitaria. Una crisi particolare, perché ha risvegliato il senso di solidarietà e dell’importanza delle tutele sociali, e ha portato a un’accelerazione dei processi normativi, che ha indotto lo sviluppo di un quadro di regole di riferimento per le tematiche ESG in una direzione che segue la sensibilità del mercato. Stanno altresì cambiando anche i modelli di consumo, in virtù della sempre maggiore attenzione alle tematiche ambientali e sociali da parte delle nuove generazioni.

I consulenti finanziari hanno un ruolo fondamentale nell’indirizzare il risparmio per finanziare la crescita sostenibile. Come si devono preparare per questo importante compito?

Noi consulenti finanziari abbiamo mostrato la capacità di presidiare le esigenze dei clienti anche sviluppando il dialogo sulle tematiche ESG. Nell’attività professionale entriamo direttamente in contatto con le famiglie, verificando la sensibilità verso questi temi. D’altro canto, i risparmiatori sono sempre più informati e consapevoli, motivo per il quale il processo di condivisione degli obiettivi finanziari richiede quindi che la categoria sia sempre più preparata al confronto. Non è un caso che, rispetto a qualche anno fa i consulenti finanziari abbiano notevolmente migliorato le proprie competenze, anche grazie a percorsi formativi specifici. Come associazione abbiamo costituito il primo corso di preparazione per ottenere la certificazione di Advisor EFPA ESG con SDA Bocconi. Non si tratta di ricevere un bollino di qualità fine a se stesso, ma di certificare le competenze al fine di renderle riconoscibili e distintive.

Il corso ha avuto un grande successo…

Sì infatti, a ottobre erano oltre 500 i consulenti che hanno concluso il percorso, ricevendo la certificazione che li mette nelle condizioni di svolgere pienamente il loro ruolo di presidio della correttezza degli investimenti.

Come può aiutare il consulente finanziario a smascherare le pratiche di greenwashing?

I consulenti hanno un ruolo fondamentale nell’indirizzare gli investimenti verso le soluzioni che meglio rispecchiano il profilo di sostenibilità desiderato dai risparmiatori. Hanno le competenze e gli strumenti per farlo e sono sostenuti dalla fiducia dei clienti. I fattori ESG non sono una classe di investimento ma rappresentano una nuova dimensione degli investimenti stessi. Un concetto che porta con sé l’idea di qualcosa di duraturo e prospettico, perché è fondato sull’obiettivo di preservare, e se possibile arricchire, il futuro delle generazioni future.

Ma quali sono i criteri da utilizzare per comprendere se uno strumento è veramente sostenibile?

Innanzitutto, i prodotti devono essere considerati non fine a se stessi, ma inseriti nell’ambito di soluzioni di investimento sostenibili e responsabili. Un grosso contributo verrà dalla nuova normativa, che fornirà i presidi che aiuteranno a comprendere ciò che rientra nel perimetro delle attività sostenibili. E poi, come Anasf, disponiamo di strumenti che permettono di fare un’analisi approfondita dei portafogli tramite software specifici. A questo riguardo abbiamo aperto un dialogo con l’Università di Harvard per dotarci di uno strumento di analisi molto sofisticato che ci consenta di verificare la consistenza di tali parametri.

In cosa consiste questo innovativo strumento?

È un software che analizza i portafogli sulla base di una serie di variabili ESG, dando informazioni concrete e reali. A titolo esemplificativo sarà in grado di calcolare il consumo d’acqua di un portafoglio, insieme a numerosi altri indicatori, e consentirà agli investitori di verificare la coerenza degli asset con i propri obiettivi e stile di vita.

Cosa chiedono i risparmiatori ai consulenti? 

Ci troviamo di fronte a una situazione abbastanza polarizzata. Da una parte ci sono i risparmiatori che hanno già sviluppato una forte sensibilità verso le tematiche ESG e richiedono al consulente approfondimenti molto dettagliati riguardo gli strumenti di investimento e su come sono gestiti i fondi, in quanto vogliono costruire un portafoglio orientato verso la dimensione ESG. Una delle domande che viene spesso posta riguarda per esempio la reale sostenibilità dell’auto elettrica. È un modello di trasporto realmente sostenibile e un modello valido per il futuro? Se da un lato è evidente che la vettura elettrica non sia inquinante nella fase dell’uso, è altrettanto vero che la produzione e lo smaltimento delle batterie, nonché l’approvvigionamento dell’energia elettrica per le ricariche, rimangono questioni aperte. I consulenti devono essere in grado di fornire risposte adeguate anche riguardo le implicazioni in termini di investimento di questi sviluppi tecnologici.

Ma gli advisor devono anche riuscire a fare comprendere queste tematiche a una fascia più scettica di investitori…

Infatti, c’è una parte di investitori ancora molto lontana dell’idea che queste tematiche possano essere considerate elementi di valutazione adatti a costruire un portafoglio. Il ruolo del consulente è quindi delicato, perché deve avere la capacità di interfacciarsi con queste due tipologie di clienti che richiedono un approccio molto differente, avendo da una parte una conoscenza approfondita della materia e dall’altra un’ampia capacità comunicativa e persuasiva.

A cosa si deve questa diffidenza? C’è ancora il timore di rinunciare a una parte della performance?

In realtà questo è un po’ un falso mito, perché la performance va inserita in una valutazione più ampia di obiettivi in termini di rischio e rendimento. La diffidenza è legata alla possibilità di misurare e valutare variabili, che a volte faticano a rientrare in un approccio puramente analitico, e anche ad uno scetticismo di fronte alla possibilità di intervenire nei confronti di problematiche di carattere globale. È qui che si gioca la vera sfida che coinvolge tutti gli attori del mercato finanziario.

Come Anasf avete intrapreso anche altre iniziative per favorire la cultura dell’investimento sostenibile?

Oltre ad avere istituito il corso di specializzazione con la SDA Bocconi, nel 2021 abbiamo dedicato una tappa del nostro appuntamento annuale ConsulenTia ai temi ESG, che è stata molto seguita. L’iniziativa fa parte di un progetto più ampio dedicato a tre temi cardine per il futuro della professione: i giovani, l’innovazione tecnologica e digitale e la finanza sostenibile. Inoltre, siamo tra i promotori del Forum della Finanza sostenibile, attraverso la nostra presenza attiva e costante che ci ha portato alla presidenza dello stesso.