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Intervista

Adottare un ulivo per salvare il paesaggio: come funziona il progetto Ager Oliva

Tra i 30 e i 40 milioni di ulivi in Italia si trovano oggi in stato di abbandono o di gestione marginale, mentre oltre 125 mila ettari di oliveti risultano progressivamente trascurati. Un fenomeno che evidenzia l’urgenza di intervenire per recuperare una componente fondamentale del paesaggio agricolo nazionale, in particolare nelle aree del Centro Italia, tra Toscana e Liguria, dove la coltivazione dell’olivo rappresenta da secoli un elemento identitario del territorio. Le conseguenze di questa situazione sono rilevanti e vanno ben oltre la sola dimensione agricola. La mancata manutenzione degli uliveti e dei terrazzamenti accelera, infatti, i processi di erosione del suolo e aumenta il rischio idrogeologico, mentre l’accumulo di vegetazione spontanea contribuisce a rendere più frequenti e difficili da gestire gli incendi. A questo si affianca una perdita progressiva di biodiversità e di paesaggi storici che per secoli hanno caratterizzato il territorio italiano. Anche sul piano economico e sociale gli effetti sono significativi, visto che si riduce la produzione di olio extravergine di qualità e molte aree rurali vedono contrarsi le opportunità di lavoro, con il rischio concreto di disperdere competenze agricole tramandate nel tempo.

A rendere il quadro ancora più complesso si aggiunge uno scenario internazionale sempre più instabile. Le tensioni commerciali e il tema dei dazi agroalimentari, recentemente al centro del dibattito europeo, rischiano di penalizzare ulteriormente i piccoli produttori, mettendo sotto pressione la competitività dell’olivicoltura italiana sui mercati globali.

In questo contesto si inserisce Ager Oliva, progetto nato nel 2021 con l’obiettivo di recuperare gli uliveti abbandonati e riportarli in produzione attraverso un modello che coinvolge cittadini e aziende nell’adozione degli alberi. L’iniziativa ha già portato al recupero di 5.000 ulivi in Toscana e 250 in Lombardia, con circa 22 ettari di territorio rigenerati e 2.000 nuove piante messe a dimora. Complessivamente sono state registrate oltre 24.000 adozioni, mentre la gestione degli uliveti recuperati contribuirebbe a sottrarre dall’atmosfera circa 200 tonnellate di CO₂ all’anno, un dato che il progetto punta a certificare nei prossimi anni. Tra le realtà che hanno sostenuto l’iniziativa figurano anche diverse aziende e organizzazioni, tra cui Credit Agricole, Steve Madden Foundation, Oniverse (Calzedonia), EQUITA, CPL Concordia, ALMA S.p.A., BLUM S.R.L. e Norton Rose Fulbright.

Di questo modello di rigenerazione agricola, delle sue potenzialità e delle sfide che affronta il settore olivicolo italiano abbiamo parlato con Tommaso Dami, founder di Ager Oliva.

Com’è nata l’idea di Ager Oliva e qual è la vostra mission?

L’idea di Ager Oliva nasce dall’osservazione di un fenomeno che è purtroppo sempre più evidente nel paesaggio agricolo italiano: l’abbandono progressivo degli uliveti. Questo perché in molte aree collinari del Paese la coltivazione dell’olivo è diventata nel tempo economicamente complessa a causa dei costi di gestione, della difficoltà di meccanizzazione e della frammentazione della proprietà agricola. Il risultato è che numerosi proprietari hanno dovuto lasciare incolti terreni che per secoli hanno rappresentato una risorsa economica, culturale e paesaggistica fondamentale.

Da questa consapevolezza è nata l’idea di sviluppare un modello capace di riportare valore a questi terreni attraverso un approccio che unisce sostenibilità ambientale, agricoltura biologica e partecipazione attiva di cittadini e imprese.

La missione di Ager Oliva è quindi quella di contribuire alla rigenerazione del paesaggio olivicolo italiano attraverso un modello di agricoltura sostenibile che valorizzi la biodiversità, sostenga le comunità locali e permetta a cittadini e aziende di partecipare in modo concreto alla tutela del territorio.

Molti uliveti in Toscana vengono abbandonati perché difficili da gestire. In che modo il vostro modello di affitto dei terreni crea valore sia per i proprietari sia per il territorio?

Nel centro Italia diversi sono gli ulivi abbandonati, soprattutto quelli situati in contesti collinari. In questi casi, il principale ostacolo alla coltivazione è rappresentato dall’elevato costo delle operazioni agricole rispetto ai ricavi che si possono ottenere dalla vendita dell’olio.

Il nostro progetto interviene creando un sistema di gestione condivisa degli uliveti. I terreni e gli alberi rimangono di proprietà dei proprietari originari, ma vengono concessi in affitto o in comodato d’uso ad Ager Oliva, che si occupa della gestione agronomica e del recupero produttivo degli uliveti. Questo permette di rimettere in funzione terreni che altrimenti resterebbero inutilizzati e di riportare in vita paesaggi agricoli che rischierebbero di scomparire.

Una volta recuperati, gli ulivi vengono associati a un sistema di adozione attraverso il quale privati, cittadini e aziende contribuiscono economicamente alla loro manutenzione. Le risorse raccolte tramite queste adozioni vengono utilizzate principalmente per sostenere i costi delle attività agricole, come la potatura, la manutenzione del terreno, la raccolta delle olive e le lavorazioni necessarie alla produzione dell’olio (a cui va circa il 70% dei ricavi).

Una quota delle risorse (1%) è destinata ai proprietari dei terreni come compenso per l’utilizzo degli uliveti, mentre un’altra parte (29%) viene utilizzata per coprire i costi operativi e organizzativi del progetto. Questo sistema consente di creare un circuito economico che permette di mantenere gli uliveti attivi, generando benefici per i proprietari, per il territorio e per le comunità locali.

Quali sono, invece, i benefici per chi adotta un uliveto?

Dal punto di vista pratico, chi adotta un ulivo riceve una parte della produzione di olio extravergine di oliva biologico proveniente dagli uliveti gestiti dal progetto. Questo permette di stabilire un legame diretto tra il contributo economico e il prodotto finale, garantendo allo stesso tempo tracciabilità e trasparenza lungo tutta la filiera produttiva.

Ma chi sceglie di adottare un ulivo non ottiene soltanto un beneficio materiale, ma partecipa in modo diretto alla tutela del paesaggio e alla rigenerazione dei sistemi agricoli. L’adozione ha infatti anche un forte valore simbolico ed esperienziale, perché significa contribuire concretamente alla salvaguardia di un bene paesaggistico e culturale, entrando in relazione con esso e non limitandosi a sostenerlo a distanza. Gli adottanti hanno, infatti, la possibilità di vivere questo legame in prima persona, visitando gli uliveti, prendendo parte alle attività legate alla raccolta delle olive e conoscendo da vicino il territorio in cui il progetto si sviluppa.

Per le aziende, inoltre, l’adozione degli ulivi rappresenta uno strumento per rafforzare le proprie strategie di sostenibilità e responsabilità sociale. Progetti di questo tipo, infatti, consentono alle imprese di sostenere iniziative concrete legate alla tutela dell’ambiente, alla biodiversità e allo sviluppo delle comunità locali.

Come avviene concretamente la coltivazione degli ulivi e la produzione del vostro olio extravergine biologico?

La gestione degli uliveti recuperati da Ager Oliva segue i principi dell’agricoltura biologica certificata e si basa su pratiche agronomiche che rispettano sia l’ambiente sia le caratteristiche delle varietà locali. L’obiettivo è quello di riportare gli uliveti in condizioni produttive mantenendo al tempo stesso un equilibrio tra resa agricola, qualità del prodotto e tutela dell’ecosistema.

Le operazioni iniziano con un lavoro di recupero delle piante, che spesso richiede diversi anni di interventi agronomici per riportare gli ulivi in piena salute dopo periodi di abbandono. Le potature vengono effettuate manualmente e con cadenza regolare per garantire la corretta crescita della pianta e una produzione equilibrata di olive. La gestione del suolo avviene attraverso tecniche naturali, come l’inerbimento controllato, che permette di preservare la fertilità del terreno e favorire la biodiversità. L’utilizzo di diserbanti chimici viene evitato, mentre la difesa fitosanitaria viene condotta attraverso metodi biologici e sistemi di monitoraggio costanti delle piante.

La raccolta delle olive avviene nel momento ottimale di maturazione, generalmente tra l’autunno e l’inizio dell’inverno, utilizzando metodi manuali o strumenti che facilitano il lavoro senza danneggiare le piante. Le olive vengono poi portate al frantoio entro poche ore dalla raccolta e lavorate mediante frangitura a freddo, un processo che permette di preservare le proprietà organolettiche e nutrizionali dell’olio.

Il risultato è un olio extravergine biologico caratterizzato da un alto contenuto di polifenoli e da un forte legame con il territorio di origine.

L’adozione da parte di un’azienda darà diritto a crediti di carbonio?

Attualmente, l’adozione di un uliveto non comporta automaticamente il riconoscimento di crediti di carbonio certificati, poiché questi richiedono processi di misurazione, verifica e certificazione secondo standard internazionali.

Gli uliveti svolgono comunque un ruolo importante nel ciclo del carbonio, poiché le piante sono in grado di assorbire CO₂ dall’atmosfera attraverso il processo di fotosintesi e di immagazzinarla nella biomassa e nel suolo. Secondo alcune stime scientifiche, ogni ulivo può contribuire all’assorbimento di circa 51 chilogrammi di CO₂ all’anno, anche se questi valori possono variare in base all’età delle piante, alle condizioni del suolo e alle pratiche agricole adottate.

In parallelo Ager Oliva ha avviato un percorso preliminare finalizzato alla quantificazione e alla futura certificazione dei benefici ambientali legati alla gestione degli uliveti recuperati. L’obiettivo è arrivare, nel medio periodo, a rendere questi benefici tracciabili e registrabili attraverso sistemi di certificazione riconosciuti.

Nel frattempo, le aziende che partecipano al progetto possono comunque includere il sostegno all’iniziativa all’interno delle proprie strategie di sostenibilità e nei bilanci ESG, evidenziando il contributo fornito alla tutela del territorio, alla biodiversità e alla mitigazione del cambiamento climatico.

Come mai definite il vostro anche un “Progetto di inclusione sociale” e quale tipo di opportunità può creare per le comunità locali e per i giovani che vogliono lavorare in agricoltura?

Oltre alla dimensione ambientale e agricola, Ager Oliva si propone anche come un progetto con una forte componente sociale.

La gestione degli uliveti recuperati comporta, infatti, attività agricole continuative, come potature, manutenzione del terreno, raccolta delle olive e lavorazioni successive. Questo permette di generare opportunità occupazionali per agricoltori, tecnici e cooperative locali, contribuendo a rafforzare l’economia delle aree rurali.

Parallelamente il progetto ha sviluppato collaborazioni con realtà del terzo settore per favorire percorsi di inclusione sociale attraverso il lavoro agricolo. Tra queste esperienze rientra la collaborazione con l’organizzazione Nuovi Orizzonti, che ha coinvolto diverse persone in percorsi formativi e di reinserimento sociale legati alla cura degli uliveti.

Per i giovani interessati all’agricoltura sostenibile, iniziative di questo tipo rappresentano anche un’opportunità per acquisire competenze pratiche e conoscere modelli innovativi di gestione del territorio. In questo modo l’agricoltura diventa non solo un’attività economica, ma anche uno strumento di rigenerazione sociale e culturale delle comunità locali.

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