Ambiziosi impegni dei governi sulla scia dell’Accordo di Parigi, un calo dei costi di produzione delle rinnovabili e un notevole flusso di investimenti. Sono questi i tre elementi che creano una congiuntura unica, in grado di accelerare la transizione verso un modello economico basato sulle energie pulite, cioè a bassa o nulla emissione di carbonio. Un passaggio necessario per affrontare l’emergenza climatica.
Secondo uno studio di Invesco “Energia pulita: cosa guida la crescita e verso quale direzione sta andando il settore?” siamo di fronte a questa trasformazione epocale, che porterà ad abbandonare la produzione di energia basata su fonti fossili che emettono CO2 nell’aria, considerata la principale causa del riscaldamento terrestre, a favore delle energie rinnovabili.
Un futuro dove avranno un posto di primo piano l’energia eolica e quella solare, ma anche quelle tecnologie ancora in fase di sviluppo, che riguardano per esempio la cattura dell’anidride carbonica. Non è ancora chiaro al momento quale sarà lo scenario a cui questa strata ci porterà, ma parola d’ordine è decarbonizzazione. Il comparto che verrà maggiormente impattato è chiaramente quello dell’energia, che rappresenta il 75% delle emissioni di carbonio, ma verranno coinvolti tutti i settori.
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Le scelte politiche vanno in direzione dell’Accordo di Parigi
I governi di tutto il mondo stanno fissando obiettivi ambiziosi per ridurre le proprie emissioni di carbonio. Il punto di riferimento è l’Accordo di Parigi, siglato nel dicembre 2015, per impegnare gli Stati a un’azione per fermare il cambiamento climatico. Lo scopo dell’accordo è limitare il riscaldamento globale a 2 °C, puntando a un aumento massimo di 1,5 °C entro il 2050.
In Europa il Green New deal ha fissato l’obiettivo del raggiungimento della neutralità climatica nel 2050, impegno preso anche dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che come primo atto dopo la sua elezione ha riportato l’America nell’Accordo di Parigi. La UE si è impegnata anche al target intermedio di ridurre le emissioni di carbonio del 55% entro il 2030 e per fare questo intende portare le rinnovabili al 40% del mix energetico, puntando soprattutto sull’offshore e sull’idrogeno. Ma la necessità di passare a un sistema economico più sostenibile sta iniziando a essere compreso anche da Paesi come la Cina dove il presidente Xi Jinping ha annunciato l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060.
Uno scenario più favorevole grazie al calo dei i costi delle rinnovabili
Anche se sulla questione climatica la comunità scientifica aveva raggiungo una condivisione di vedute e avesse individuato la strada per affrontare il cambiamento climatico, i costi elevati delle rinnovabili rendevano inattuabile il progetto. Negli ultimi 10 anni sono tuttavia calati drasticamente i costi, portando a un incremento della competitività delle fonti pulite rispetto a quelle tradizionali.
Nel 2010, l’energia solare fotovoltaica era circa 6 volte più costosa del carbone. Adesso invece il costo è quasi uguale. Dal 2010 al 2019 il costo del fotovoltaico è sceso dell’82%, mentre quello dell’eolico è diminuito del 39%. Inoltre nel 2019, il 56% dell’energia prodotta da fonti rinnovabili è stata più conveniente rispetto ai nuovi impianti a carbone più economici. Un vantaggio che deriva sia dal miglioramento tecnologico, ma anche dall’impiego di sussidi.
Sono in arrivo notevoli investimenti
Per convertire il mondo all’energia pulita saranno necessari investimenti senza precedenti. E le cifre messe in campo dai governi sono altrettanto imponenti. Il presidente Americano Biden ha annunciato un piano da due trilioni di dollari per il Clean Energy plan. Sul fronte europeo, saranno dedicati al Green Deal europeo un terzo dei 1800 miliardi di euro di investimenti del piano per la ripresa di NextGenerationEU e il bilancio settennale dell’UE.
E anche i privati sono pronti a fare la loro parte. D’altronde negli ultimi anni solo il 20% degli investimenti nelle rinnovabili è venuto da istituzioni pubbliche. Alcune stime indicano che solo per raggiungere l’obiettivo dell’accordo di Parigi serviranno 800 miliardi di dollari di investimenti annui, un bel salto rispetto ai 300 miliardi della media degli ultimi sei anni. Ma se si considerano anche gli investimenti necessari in infrastrutture di trasmissione e stoccaggio dell’energia o per esempio la trasformazione di settori a valle come l’elettrificazione dei trasporti, auto e ferrovie, il conto sale a qualche trilione di dollari.
Quale scenario nei prossimi 30 anni
Per arrivare preparati all’appuntamento dell’Accordo di Parigi la trasformazione è necessario non indugiare. Secondo Invesco Eolico, Solare, Idrogeno e Auto elettriche potranno sicuramente rivestire un ruolo importante in questa transizione, insieme a nuove tecnologie alcune delle quali possiamo al momento solo in parte conoscere. Per gli investitori si tratta comunque di un’opportunità di investimento che non può essere trascurata.
