Parla il presidente del Comitato di sostenibilità

Crisostomo (Enel): l’ESG reporting è fondamentale per creare valore nel lungo termine

Michele Crisostomo, Presidente del Consiglio di Amministrazione e del Comitato per la Corporate Governance e la Sostenibilità di Enel, ha tracciato il percorso delle tematiche ESG in un suo intervento presso Oxford Business Law. Ecco le parole di Crisostomo.

Michele Crisostomo

“Come affermato da Larry Fink, Ceo di BlackRock nella sua ultima lettera: “Da gennaio a novembre 2020, gli investitori in fondi comuni di investimento ed ETF hanno investito 288 miliardi di dollari a livello globale in asset sostenibili, un aumento del 96% rispetto all’intero 2019″ dato che le società sostenibili forniscono migliori rendimenti aggiustati per il rischio agli investitori; inoltre, la transizione globale verso un’economia sostenibile net zero rappresenta una grande opportunità di investimento. In effetti, come notato da State Street, l’epidemia di Covid ha dimostrato che “le società con forti caratteristiche ESG hanno registrato rendimenti azionari meno negativi durante il crollo del mercato”.

Dal punto di vista del diritto societario, l’attenzione ai fattori ESG può essere caratterizzata anche come conseguenza del passaggio dal modello dominante di primato degli azionisti, incentrato sui rischi finanziari e sui rendimenti di breve termine, ad un modello di capitalismo degli stakeholder, basato sulla collaborazione tra società, azionisti ed altri stakeholder per ottenere un valore sostenibile a lungo termine.

Per quanto riguarda il fattore “G”, l’evoluzione dei codici di corporate governance a livello globale negli ultimi vent’anni ha portato ad una convergenza diffusa verso le best practice internazionali a supporto della disclosure sugli asset delle società quotate. Da anni, nel dialogo tra società e investitori, vengono enfatizzate le tematiche relative alla composizione del cda e alla remunerazione, nonché ai comitati e ai controlli interni. 

Sulla scia del Covid-19, le risoluzioni sul pagamento dei dividendi e sul riacquisto di azioni proprie sono state sotto i riflettori. Le aziende sono generalmente tenute a informare il mercato sulle loro pratiche di governance e sulla non conformità con qualsiasi raccomandazione del codice applicabile (“rispettare o spiegare il principio”), ma gli investitori e i consulenti delegati possono richiedere informazioni aggiuntive e / o raccomandare pratiche diverse.

Una certa complessità deriva infatti dalla moltitudine di linee guida di voto adottate da investitori istituzionali e proxy advisor, nonché dalle metodologie di rating delle agenzie di rating ESG, che spesso variano a seconda delle preferenze e dei pesi dei fattori costitutivi. Ad esempio, in materia di overboarding, ovvero il numero di incarichi nel consiglio di amministrazione che un amministratore può ricoprire, gli approcci vanno da principi che generalmente affermano che un amministratore deve dedicare tempo sufficiente al compito (G20 / OCSE Principles of corporate governance), disposizioni specifiche (CRD IV), a disposizioni dettagliate sul numero preciso di mandati a seconda del ruolo (esecutivo o non esecutivo) dell’amministratore (es. linee guida per il voto per delega dell’ISS).

Il fattore “E” è salito all’ordine del giorno dopo l’accordo di Parigi del 2015 volto al contrasto del cambiamento climatico: da allora, la transizione verso un’economia net zero entro il 2050, già un imperativo della scienza e un elemento di crescente pressione pubblica, è diventato un obiettivo politico in più di 125 paesi.

Il settore finanziario dovrebbe raccogliere e distribuire grandi quantità di fondi per finanziare tale transizione. Secondo l’AIE, la spesa media annua per gli investimenti relativi alla transizione energetica aumenterà di tre volte nei prossimi 20 anni, portando a un valore medio di 2,6 trilioni di dollari all’anno, consentendo alle energie rinnovabili, alle infrastrutture e a tutti i servizi legati a un uso più efficiente di energia di essere alla prova affinché il cambiamento avvenga.

Al fine di aiutare a identificare e divulgare le informazioni necessarie agli investitori per valutare adeguatamente i rischi e le opportunità legati al clima, nel giugno 2017 la Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD), ha istituito il Financial Stability Board del G20, pubblicando diverse raccomandazioni, che sono ampiamente riconosciute come guida autorevole sulla rendicontazione delle implicazioni finanziarie relative agli aspetti legati al clima dell’attività di un’azienda. Tuttavia, allo stato attuale, non esiste un parametro globale per giudicare quanto “verde” sia un progetto o un’attività economica e la mancanza di un sistema di classificazione aumenta il rischio di “greenwashing”.

Il regolamento sulla tassonomia dell’UE, volto a creare la prima “lista verde” al mondo, un sistema di classificazione per le attività economiche sostenibili, intende creare un linguaggio comune che gli investitori e le imprese possano utilizzare quando investono in progetti e attività economiche che hanno un impatto sul clima e sull’ambiente. Tuttavia, il quadro giuridico non è completo poiché si prevede che diversi criteri di screening tecnico dovranno essere ancora specificati. Iniziative simili sono allo studio anche nel Regno Unito.

Il fattore “S” può rivelarsi piuttosto difficile da misurare e questo aumenta la necessità di fare affidamento su standard di rendicontazione non finanziari che possono assicurare informazioni pertinenti, fedeli, comparabili e affidabili. Attualmente, le metriche e gli standard utilizzati dalle aziende per mostrare i loro sforzi verso la sostenibilità variano notevolmente e non sono sempre confrontabili. 

Tra la vasta gamma di framework di rendicontazione e standard setter vi sono l’iniziativa dell’International Financial Reporting Standards Foundation, il quadro di rendicontazione ESG proposto dall’International Business Council del World Economic Forum, in collaborazione con le Big Four, e la cooperazione tra cinque rinomate istituzioni di definizione degli standard (CDP, CDSB, GRI, IIRC e SASB) per sviluppare un sistema di reporting globale. L’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) ha recentemente stabilito raccomandazioni specifiche per descrivere l’ambito e la struttura dei futuri standard di rendicontazione di sostenibilità che contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi politici dell’UE.

La standardizzazione è importante, anche se ogni azienda è tenuta a identificare la propria “materialità“, perché è probabile che influenzi il valore aziendale. Inoltre, nella cosiddetta prospettiva della doppia materialità, le aziende dovrebbero divulgare non solo come le tematiche di sostenibilità possono influenzare l’azienda, ma anche come l’azienda influisce sulla società e sull’ambiente

In questo contesto, e nell’ottica di incoraggiare lo sviluppo delle best practice di mercato, la mia azienda, Enel, ha recentemente pubblicato una suite di indicatori chiave di performance, obiettivi e principi – ispirati ai principi ICMA e LMA – che supportano il Gruppo nell’integrazione sostenibilità in tutti i suoi strumenti di finanziamento, a cominciare dai green bond e per arrivare agli SDGs linked bond che sono legati agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Selezionando KPI specifici e misurabili, come le emissioni di gas serra (misurate in grammi di CO2 per kWh) o il rapporto tra la capacità installata di energia rinnovabile e la capacità installata totale), rendicontandoli periodicamente ed emettendo obbligazioni i cui termini prevedono un aumento del tasso di interesse se l’azienda non li soddisfa, Enel ha sperimentato un modo concreto per misurare il miglioramento della sostenibilità dell’azienda e per cogliere il valore associato alla sostenibilità.

In sintesi, sebbene l’ambito di applicazione dei criteri ESG e gli obblighi di trasparenza associati siano ampi e complessi, e sebbene il quadro di rendicontazione debba ancora essere completamente sviluppato, ci sono già state iniziative pubbliche e private di valore volte a ottenere informazioni comparabili e affidabili. È interessante notare che, come riconosciuto dall’EFRAG, vi è una significativa e crescente aspettativa che la rendicontazione ESG adotti non solo una prospettiva retrospettiva ma anche prospettica. Orizzonti di pianificazione estesi, cioè fino a 10 anni – come la recente visione 2030 di Enel – possono rivelarsi molto utili per mostrare concretamente come gestire un’azienda con una prospettiva di lungo termine“.