Zero. Un numero che in molti sensi definisce il momento storico in cui ci troviamo: zero come il valore degli attuali tassi di interesse, come il sogno dello “zero Covid” o, per finire, zero come il traguardo 2050 previsto per le emissioni nette di CO2. La direzione è tracciata: si punta ad un mondo più sostenibile e più inclusivo, in cui il profitto va a braccetto con sostenibilità e impatto.
Dal punto di vista finanziario, l’impact investing è lo strumento che permette di rispondere alle sfide ambientali e sociali puntando allo stesso tempo a solidi rendimenti finanziari, come è emerso durante l’incontro #ZERO: la finanza fa ripartire il mondo, organizzato da Schroders durante l’11esima edizione del Salone del Risparmio, l’evento nazionale del settore del risparmio gestito di Assogestioni.
“L’Impact investing non deve però essere inteso come una mera attività filantropica”, ha sottolineato Maria Teresa Zappia, Deputy CEO di BlueOrchard (Gruppo Schroders). Secondo la definizione dell’IFC (International Finance Corporation), si tratta invece di “un investimento allo scopo di generare un impatto ambientale o sociale misurabile, unitamente ad un ritorno finanziario”.
Gli investimenti a impatto hanno visto un crescente interesse da parte degli investitori istituzionali, che ha portato questa formula a crescere in maniera costante nell’arco temporale 2013-2019 fino ad arrivare ai 715 miliardi di dollari di masse gestite, secondo il rapporto del GIIN (Global Impact Investing Network). E le prospettive future sono ancora più rosee, perché secondo le stime più recenti della Banca Mondiale nel 2020 gli asset in gestione attribuibili in senso ampio all’impact investing sono stati 2300 miliardi. Il tema, sottolinea Zappia, trova applicazione anche nell’universo dei private asset.
Un altro strumento che sta registrando un’ascesa irresistibile, trainato dalla crescente attenzione da parte di istituzioni e governi, è quello dei green bond, hanno toccato il traguardo dei 1.000 miliardi di emissioni cumulate e si prevede che nel 2023 raggiungeranno un record di 2.000 miliardi di emissioni.
In questo quadro, la vera spinta può arrivare non solo dai comportamenti e dagli stili di vita degli individui, ma soprattutto dalla sensibilità dei risparmiatori a far confluire i loro risparmi in investimenti che più efficacemente possono accelerare la transizione del sistema economico verso modelli di sviluppo sostenibile.
La problematica principale riscontrata dagli Asset manager, ha dichiarato Ugo Montrucchio, Head of Multi-asset Investments Europe di Schroders, è l’individuazione di società realmente sostenibili, in un contesto in cui persistono delle carenze normative nella reportistica dei dati ESG. Questo aspetto, spiega Montrucchio, “impedisce che gli strumenti di analisi applicabili a parametri di sostenibilità possano restituire un risultato completo e comparabile considerando che i dati non sono omogenei e in alcuni caso sono assenti”.
L’esperto ha elencato i principali trend nel campo degli investimenti sostenibili, citando, accanto all’impacco investing, anche altri filoni interessanti: come l’urbanizzazione sostenibile, il cambiamento nelle abitudini di consumo, i cosiddetti “facilitatori tecnologici”, la demografia e la transizione verso un mondo più verde.
Anche se in futuro, secondo Montrucchio, il fattore sociale e quello di governance diventeranno sempre più centrali nell’ambito degli investimenti sostenibili, al momento a tenere banco è soprattutto l’aspetto ambientale. E, in questo contesto, appare particolarmente delicato il tema del greenwashing, “un problema difficilmente risolvibile”, a detta del manager. “L’unico modo che abbiamo per evitare il greenwashing è spingere sulla trasparenza, cercare di essere più esigenti a livello di reportistica e sperare che anche i regolatori vadano nella stessa direzione”, conclude Montrucchio.


