sustainability week | ESG News

Finanza sostenibile

Borsa Italiana tra i leader nel diffondere la cultura della sostenibilità tra gli operatori finanziari in Europa

La sostenibilità sta diventando una priorità per gli investitori e di conseguenza lo è anche per le piazze finanziarie, chiamate a favorire il flusso dei capitali verso le aziende quotate o che intendono accedere al listino. In questo senso Borsa Italiana è stata uno dei primi mercati a riconoscere l’importanza dei criteri ESG e ad attrezzarsi per creare un contesto in grado di supportare gli investimenti sostenibili. 

A buon titolo la piazza finanziaria tricolore, che dal 2021 è entrata a fare parte del gruppo Euronext, è considerata un precursore nell’attenzione ai temi di sostenibilità. È infatti a Milano, che è nata la Sustainability Week, la settimana di eventi e incontri tra investitori e aziende giunta alla sua ottava edizione che quest’anno si terrà dal 9 al 13 settembre, e che dallo scorso anno è stata aperta anche a Parigi, mentre l’edizione in arrivo a settembre vedrà eventi organizzati da tutte le borse che fanno parte di Euronext. Un successo tricolore che non è isolato, la borsa infatti organizza durante il corso di tutto l’anno eventi e webinar per accrescere la consapevolezza sulle tematiche ESG, anche alla luce delle numerose novità normative e di mercato e ha lanciato la Sustainable Financial Partenership per portare alla conoscenza degli operatori le best practice dei partecipanti all’iniziativa. 

Fa parte di questo tipo di attività anche l’Academy – Euronext Group, punto di riferimento per lo sviluppo di competenze nell’ambito del mercato finanziario nazionale e internazionale grazie al ricco portafoglio di corsi che mette a disposizione di tutti gli attori del mercato: dalle aziende ai board director, passando per le figure più tecniche come gli investor relations. 

E al tema ESG è proprio dedicato uno dei moduli del corso per IR, focalizzato su come integrare i fattori ESG all’interno della strategia di business delle aziende. Ma a questo si aggiungono numerosi corsi sulle tematiche riguardanti la sostenibilità, come quelli su “Prodotti e strategie di investimento sostenibile”, “ESG reporting e analisi di materialità” o quelli relativi alle certificazioni “Effas ESG Essentials®” e “Cesfa – Effas Certified ESG Analyst” (in collaborazione con AIAF Financial School), “ESG Reporting in Action” e “Responsible Sourcing” e percorsi di coaching sulle  tematiche della sostenibilità.

Celia | ESGnews
Patrizia Celia, responsabile large cap di borsa italiana e capo delle iniziative sulla sostenibilità

“Il compito di una borsa è rendere efficienti i mercati per consentire alle aziende di raccogliere il capitale di cui hanno bisogno, grazie allo sviluppo degli strumenti opportuni e alla diffusione delle conoscenze necessarie. A questo riguardo per noi è una priorità riuscire ad aumentare la consapevolezza sulla rilevanza delle tematiche ESG da parte delle aziende, fornendo alle figure preposte alla relazione con gli investitori istituzionali le basi in termini di KPI specifici e dinamiche relative agli investimenti ESG”, spiega Patrizia Celia, responsabile large cap di borsa italiana e anima delle iniziative sulla sostenibilità, nonché ideatrice della Sustainability week durante il corso indirizzato agli IR di Academy di Borsa Italiana, Euronext Group .

In Borsa italiana il tema dell’ESG investing ha iniziato ad affacciarsi nel 2015, quando le prime società di maggiori dimensioni hanno avviato un confronto con gli esperti della borsa per orientarsi in quelle che erano le prime richieste che arrivavano prevalentemente da fondi sovrani e grandissimi fondi pensione.
“Quando si parla di ESG investing oggi” spiega Celia, “si intende un approccio che ritiene necessario integrare nelle strategie di investimento anche le considerazioni di matrice ambientale, impatto sociale e governance che possono influenzare il rendimento complessivo di un portafoglio, in quanto elementi che sono entrati a fare parte del concetto di rischio e quindi essenziali per massimizzare il rapporto rischio-rendimento”.

Environmental fa riferimento a rischi e opportunità derivanti dalla transizione ecologica, da un possibile danno ambientale, dal climate change e, parallelamente, dalla valutazione degli investimenti che una società sta compiendo per ridurre il proprio impatto sull’ambiente, minimizzando i rischi ambientali. E su questo aspetto, molta attenzione sta assumendo anche la biodiversità. Importante, poi, la valutazione dell’impatto sociale, dai diritti umani alla diversity e inclusion, sulle persone, sui dipendenti, sulle comunità o sui clienti, senza dimenticare i temi di governance riguardo i presidi di corporate governance che fanno sì che il top management stia perseguendo obiettivi di ottimizzazione del valore per tutti gli stakeholder e non solo per l’azionista di maggioranza. Tanto è vero che se dieci anni fa nella valutazione dei rischi le maggiori preoccupazioni riguardavano l’ambiente, ora, come mostrano le ricerche di McKinsey, sono in aumento i timori sui rischi sociali e geopolitici.

“Sempre più si riscontra interesse sulla supply chain, dove per le  società di piccole dimensione”, prosegue Celia, “la richiesta arriva soprattutto dai clienti verso le funzioni commerciali, ma per le aziende di grandi dimensioni tocca proprio la funzione IR, messe sotto pressione dagli investitori che vogliono conoscere le loro politiche di procurement”.

Altra novità di rilievo è l’introduzione della CSRD, che entra in vigore con il bilancio 2024 pubblicato nel 2025, che impone alle società di maggiori dimensioni la rendicontazione di sostenibilità e che riguarderà circa 40.000 le imprese europee. Un aspetto su cui la governance di sostenibilità gioca un ruolo fondamentale. “In Italia i temi di governance sono consolidati da tempo: abbiamo il codice di autodisciplina da 30 anni e concetti come amministratori indipendenti nel board, presenza di un comitato per la remunerazione e di politiche anti-corruzione sono dati per scontati. Eppure, è centrale. Molto apprezzate in questo senso sono le politiche di remunerazione del management che allineano i loro interessi a quelli degli altri stakeholder” puntualizza la responsabile del dipartimento Large cap della Borsa. E della governance fanno parte aspetti come quello della cyber security o dell’approccio fiscale.

Quanto all’approccio degli investitori, se una volta andava per la maggiore l’esclusione delle aziende che non rispettavano alcuni criteri (per esempio di determinati settori), oggi invece è diventata fondamentale l’attività di stewardship anche sotto forma di collective engagement.

“L’ESG investing in una prima fase era guidato dall’etica, ora c’è un ritorno alla concentrazione sulla generazione di valore. Ma un valore condiviso, che riguarda anche gli stakeholder” osserva Celia. E secondo diverse società di consulenza, la transizione ecologica genererà un valore di produzione solamente in Europa per un ammontare compreso tra 110 e 150 miliardi di euro, a fronte di investimenti necessari per raggiungere l’obiettivo di transizione al 2050 di circa 9 triliardi di dollari all’anno.

“Nel tempo”, aggiunge l’esperta di Piazza Affari, “siamo sempre più passati da un approccio core a un approccio broad, quindi da fondi che erano prettamente specializzati su investimenti tematici e sostenibili, a fondi che invece integrano le proprie considerazioni ESG, nel framework di investimento più generico. E quindi vogliono capire quali sono le società che mitigano meglio i rischi e garantiscono una generazione dei rendimenti”. 

Altro tema cruciale per gli IR è la relazione con gli analisti, con le agenzie di rating e con i formatori di indici ESG. Non sempre facile decifrare le richieste delle agenzie, inoltre a volte le piccole società possono risultare penalizzate dal non rientrare negli orizzonti dei rating.

Una difficoltà, quella delle relazioni con le agenzie di rating, che è confermata anche da Elisabetta Cugnasca, Presidente Onorario di AIR, Associazione Italiana Investor Relations. “Confrontandoci tra professionisti dell’Associazione, abbiamo riscontrato come l’elevata differenza di approccio e di richieste tra una agenzia di rating e un’altra potesse rendere complicato individuare le variabili ambientali, sociali e di governance più significative su cui focalizzarsi ed eventualmente da inserire nell’ESG business plan”, sottolinea Cugnasca, “per riuscire a comprendere, quindi, quali sono quelle più importanti per il mercato è importante il confronto diretto con gli investitori, che riescono inoltre a declinare gli aspetti più importanti per l’ambito di attività della specifica azienda”.

In ogni caso lo stimolo delle agenzie di rating, resta un elemento importante perché, al di là del giudizio sintetico espresso sul profilo ESG di una società, le informazioni riportate nei report diventano la fonte di ispirazione di domande e confronto con gli analisti e gli investitori e quindi strumento di avanzamento della consapevolezza dell’azienda in ambito ESG.

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