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Raccolta netta settembre

Assogestioni, frena la raccolta di settembre. Intesa si conferma leader con +2,2 miliardi

La raccolta del mese di settembre dell’industria del risparmio gestito, secondo i dati della mappa Assogestioni, è stata positiva di soli 31 milioni, un dato che evidenzia una brusca frenata ma non ridimensiona tuttavia il buon andamento da inizio anno, a quota 67,1 miliardi. Rimane forte, la raccolta netta preliminare del terzo trimestre 2021 pari a 15,7 miliardi, grazie ai 9,3 miliardi del mese di agosto, rileva Assogestioni.

La cifra di 31 milioni deriva dai flussi negativi per 741 milioni delle gestioni di portafoglio trainati al ribasso dal dato degli investitori istituzionali (-1,7 miliardi) mentre le gestioni collettive hanno segnato una raccolta netta positiva per 773 milioni. In questo comparto la raccolta netta dei fondi aperti di lungo termine nel mese è stata positiva per 2,3 miliardi spinta dall’interesse degli investitori per i fondi bilanciati (2,2 miliardi) e azionari (1 miliardo). Deboli invece i fondi obbligazionari e flessibili, che perdono rispettivamente 655 e 365 milioni; ingenti disinvestimenti anche nel comparto monetario che paga nel mese di settembre un passivo di 1,9 miliardi.

Il patrimonio gestito dall’industria del risparmio gestito si attesta a 2.540 miliardi per effetto dell’andamento dei mercati.

A livello di singole società si impone ancora una volta Intesa Sanpaolo. Il primo player finanziario in Italia chiude il mese di settembre con una raccolta superiore ai 2,2 miliardi e un patrimonio gestito di 537 miliardi. Seguono con raccolta positiva, ma con un ampio divario, gli altri asset manager, a partire da Anima Holding (384,6 milioni), Gruppo Deutsche Bank (347,8 milioni), Schroders (297,6 milioni), Gruppo BNP Paribas (254,3 milioni) e Arca (247,4 milioni). Nota di merito anche per UBS AM (200 milioni), Gruppo Mediobanca (133,6 milioni) e Gruppo Cassa Centrale Banca (129,2 milioni).

Forti deflussi, invece, per Poste Italiane che conclude il mese contabilizzando una perdita di 3,2 miliardi, seguita da Generali (-1,1 miliardo) e Amundi (-486,1 milioni).

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