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Mainstreet Partners - Trend GSS Bond 2025

Obbligazioni sostenibili: brusca frenata delle emissioni nel primo trimestre 2025

Brusca frenata delle obbligazioni green, social e sustainability (GSS Bond) nel primo trimestre 2025. Secondo quanto emerge, infatti, dall’ultimo rapporto di MainStreet Partners sulle tendenze del mercato, il GSS Bonds Market Trends Report, le emissioni hanno subito un calo del 25% nei primi tre mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

In particolare, le emissioni globali di obbligazioni GSS sono diminuite di circa 96 miliardi di dollari, passando dai 389 miliardi dei primi tre mesi del 2024 ai 293 miliardi del primo trimestre 2025. Osservando le emissioni per etichetta, i green bond, anche in un anno segnato da incertezze normative e turbolenze geopolitiche, restano la tipologia più usata rispetto ai social e sustainability, restando la strada più credibile per gli investitori alla ricerca di trasparenza, impatto ambientale e allineamento normativo. Nel primo trimestre si attestano però a circa 98 miliardi di dollari emessi, ovvero il 45% del totale dei bond GSS: una percentuale in netto calo considerando che nel 2024 avevano rappresentato il 57% del totale. D’altra parte, l’interesse degli investitori per le obbligazioni sociali e di sostenibilità pare invece aver sofferto meno, con la loro quota combinata che ora supera quella dei green bond.

Fonte: GSS Bonds Market Trends Report, MainStreet Partners

I sustainability-linked bond proseguono invece il trend al ribasso, che potrebbe essere dovuto all’incertezza generale di mercato che colpisce questo specifico segmento e alle accresciute preoccupazioni relative al greenwashing.

Fonte: GSS Bonds Market Trends Report, MainStreet Partners

L’analisi mostra come, mentre le emissioni negli USA si sono quasi azzerate, stiano crescendo quelle in Medio Oriente e Asia. L’Europa continua a mantenere il suo ruolo di leadership anche se con un calo rispetto al Q1 2024.

Crescono Asia e Medio Oriente, l’Europa si conferma leader

Negli ultimi anni, il mercato dei GSS Bond in Medio Oriente ha registrato un notevole aumento delle emissioni, con i volumi attivi totali ora oltre i 45 miliardi di dollari. La regione sta acquisendo un forte slancio, principalmente grazie agli sforzi di Emirati Arabi Uniti (UAE) e Arabia Saudita.

In particolare, dall’analisi emerge che l’emissione di obbligazioni verdi da parte dei sovrani sta crescendo, con l’Arabia Saudita e Sharjah (UAE) tra i protagonisti. Il governo di Sharjah è diventato il primo ente locale a emettere green bond nella regione, mentre l’Arabia Saudita ha emesso il primo green bond denominato in euro da parte di un Paese mediorientale, segnando una forte apertura verso gli investitori europei.

Data la forte dipendenza della regione dai combustibili fossili, il green bond resta il principale strumento di finanziamento per la transizione energetica. Tanto è vero che rappresenta il 67% delle emissioni totali, seguito dai sustainability bonds al 31%. Stando al report, in un mercato guidato, come già evidenziato, dalle emissioni governative, stanno iniziando a farsi spazio al contempo anche le aziende.

In parallelo, i mercati asiatici hanno continuato la loro espansione, con emissioni cumulative oltre i 600 miliardi di dollari. La Cina ha emesso il proprio primo green bond, per un valore di 6 miliardi di yuan (circa 800 milioni di dollari), destinato a finanziare progetti di mitigazione del cambiamento climatico e di conservazione della biodiversità.

Infine, l’Europa rimane leader nel mercato GSS Bond, con oltre 109 miliardi di dollari in obbligazioni emesse nel primo trimestre del 2025, un calo rispetto ai 150 miliardi di dollari dello stesso periodo dell’anno precedente, confermando la propria (solida) prima posizione.

Fonte: GSS Bonds Market Trends Report, MainStreet Partners

La qualità prima della quantità: i green bond sfidano la tendenza al ribasso

Nonostante una contrazione del mercato GSS Bond, i green bond continuano a rappresentare il 45% del volume totale, circa 98 miliardi di dollari. Il rapporto di MainStreet evidenzia come oltre il 91% delle obbligazioni verdi emesse nel 2025 sono allineati con il Paris-Aligned Benchmark (PAB) dell’UE al livello dell’uso dei proventi, ma solo il 20% soddisfa i severi requisiti di trasparenza del label GreenFin, che prevede un approccio di verifica più stringente, usato su larga scala in Francia.

EU Green Bond Standard: un nuovo capitolo per il mercato delle obbligazioni sostenibili

Il Green Bond Standard dell’UE (EuGBS) è partito in modo molto positivo, con 4 emittenti che hanno ottenuto lo Standard nei primi 3 mesi del 2025. A2A è stata la prima a emettere un EuGBS, un green bond da 500 milioni di euro completamente allineato alla Tassonomia UE. L’operazione ha ricevuto una domanda da parte degli investitori più di quattro volte superiore all’offerta, portando a un restringimento dello spread di circa 40 punti base.
I proventi dell’emissione saranno destinati al finanziamento di progetti per le energie rinnovabili, iniziative legate all’economia circolare e sistemi sostenibili di gestione dell’acqua e dei rifiuti. L’azienda ha inoltre deciso di non avvalersi del margine del 15% previsto per progetti solo parzialmente allineati alla Tassonomia, garantendo così che il 100% dei fondi venga destinato a progetti green.

Sebbene si stiano vedendo le prime emissioni secondo il nuovo standard EuGBS, molti emittenti stanno ancora valutando il rapporto costi/benefici dell’adozione. ESMA ha recentemente fornito chiarimenti sull’applicazione delle esclusioni PAB e CTB nell’ambito delle nuove linee guida sui nomi dei fondi. Secondo il regolatore, le obbligazioni emesse in conformità al Regolamento Europeo sui Green Bond sono esenti dai criteri di esclusione PAB e CTB.

Secondo Pietro Sette, Direttore della Ricerca in MainStreet Partners, “Nonostante un contesto macroeconomico e normativo complesso, i green bond restano lo strumento obbligazionario sostenibile più affidabile. L’allineamento con i benchmark coerenti con l’Accordo di Parigi è generalmente solido ma una quota ancora rilevante del mercato non soddisfa i criteri ambientali più stringenti, come quelli previsti dal label GreenFin o dallo European Green Bond Standard. Questo divario rappresenta una sfida concreta per le strategie classificate come SFDR Articolo 9, che sono sempre più chiamate ad andare oltre le etichette, alla ricerca di un reale impatto ambientale.”

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