Le banche italiane più o meno green secondo il Green Asset Ratio.

Green Asset Ratio

Banche italiane: gli asset green crescono, ma il GAR è ancora al 3%

Le banche italiane stanno aumentando i finanziamenti destinati alla transizione ecologica. Nel 2024 le attività green hanno superato i 50 miliardi di euro e il Green Asset Ratio (GAR), l’indicatore europeo che misura la quota di portafoglio allineata alla Tassonomia UE, è salito al 2,8%. Nonostante la crescita, il peso degli asset sostenibili nei bilanci bancari resta ancora limitato.

Tra le banche analizzate emergono differenze significative nei livelli di allineamento alla Tassonomia europea. Banca Mediolanum registra il valore più elevato, con un GAR pari al 6,69%, calcolato con il metodo Capex based. Seguono, tra gli istituti di maggiori dimensioni e classificati come “Significant”, Intesa Sanpaolo con un valore pari a 4,36%, BPER (3,01%) e BPM (2,84%). La percentuale per UniCredit, invece, non raggiunge il 2% e si ferma all’1,91%, mentre a registrare il valore più basso è MPS (1,15%). Tra le banche di dimensioni minori, aggregate nel gruppo “Less SIgnificant”, quella con il GAR più alto è Banca Generali al 3,34%, seguita da illimity al 2,80%. In fondo, c’è invece BCP con un GAR pari allo 0,07%.

Il Green Asset Ratio di Banca Mediolanum dipende non solo dalla sua strategia di sostenibilità, ma soprattutto dalla composizione del portafoglio, caratterizzato da attività finanziarie al fair value e da un peso rilevante delle esposizioni verso le famiglie, in particolare mutui per ristrutturazioni di immobili residenziali. Sono invece basse le esposizioni verso le imprese.

Fonte: GAR – Green Asset Ratio delle banche italiane, Analisi dell’informativa obbligatoria della Tassonomia delle banche italiane, Anno 2, RSM

Nel complesso, il dato conferma un progressivo aumento delle esposizioni finanziarie riconducibili ad attività economiche allineate agli obiettivi ambientali dell’Unione europea.

Questi numeri devono essere tuttavia letti con cautela. Il report di RSM sottolinea infatti che il Green Asset Ratio è ancora un indicatore parziale e non pienamente rappresentativo dell’effettiva esposizione delle banche verso attività sostenibili. Il motivo principale è legato alla disponibilità dei dati: il calcolo del GAR si basa infatti sulle informazioni di Tassonomia pubblicate dalle imprese clienti delle banche nelle loro dichiarazioni di sostenibilità. Poiché solo una parte delle imprese europee è attualmente soggetta agli obblighi di rendicontazione previsti dalla normativa europea, molte esposizioni creditizie, in particolare verso piccole e medie imprese, restano fuori dal perimetro di calcolo. Questo significa che una quota potenzialmente rilevante di finanziamenti destinati ad attività sostenibili non viene ancora intercettata dall’indicatore.

Il Green Asset Ratio è uno degli strumenti introdotti dall’Unione europea per misurare il grado di allineamento del sistema finanziario alla transizione ecologica. L’indicatore misura la quota di attività finanziarie di una banca, prestiti o investimenti, destinate a finanziare attività economiche considerate sostenibili secondo i criteri tecnici definiti dalla Tassonomia europea. In termini operativi, il GAR mette in rapporto il valore delle esposizioni dell’istituto allineate agli obiettivi ambientali con il totale delle sue attività. Più alto è il valore dell’indicatore, maggiore è la quota di portafoglio bancario destinata a finanziare attività compatibili con gli obiettivi climatici e ambientali dell’Unione.

Il regolamento europeo 2021/2178 prevede inoltre due diverse metodologie di calcolo. Nel metodo Capex based, utilizzato come riferimento principale nell’analisi condotta da RSM, le esposizioni verso le imprese vengono ponderate sulla base della quota di investimenti in conto capitale delle aziende clienti che risultano allineati alla Tassonomia. Nel metodo Turnover based, invece, il riferimento è la quota di fatturato delle imprese derivante da attività economiche sostenibili. La differenza tra i due approcci riflette il fatto che un’impresa può non essere ancora pienamente sostenibile in termini di ricavi, ma può comunque destinare una parte significativa dei propri investimenti alla transizione ambientale.

Il livello di sostenibilità degli attivi delle banche italiane, misurato proprio attraverso il Green Asset Ratio (GAR), mostra segnali di crescita nel 2024. Secondo l’analisi di RSM basata sull’informativa obbligatoria prevista dalla Tassonomia europea, il GAR medio del sistema bancario italiano si attesta al 2,8% con il metodo Capex based e al 2,4% con il metodo Turnover based, in aumento rispetto al 2,1% e all’1,7% registrati nel 2023.

Fonte: GAR – Green Asset Ratio delle banche italiane, Analisi dell’informativa obbligatoria della Tassonomia delle banche italiane, Anno 2, RSM

L’analisi evidenzia una correlazione piuttosto chiara tra dimensione dell’istituto e valore del GAR. Gli istituti di maggiori dimensioni tendono a registrare valori di GAR più elevati rispetto alle banche più piccole. Nel 2024, ad esempio, le banche classificate come significant, cioè quelle sottoposte alla supervisione diretta della Banca centrale europea, mostrano valori medi più alti rispetto alle banche less significant, che generalmente operano su scala territoriale più limitata. Questo risultato riflette in parte la diversa composizione dei portafogli creditizi, ma anche la maggiore presenza di grandi imprese tra la clientela delle banche più grandi, imprese che più frequentemente pubblicano dati di Tassonomia.

Un elemento interessante emerge anche dall’analisi dei nuovi finanziamenti. Se si considera il Green Asset Ratio applicato ai flussi di nuovi prestiti concessi dalle banche, i valori risultano significativamente più elevati rispetto a quelli calcolati sugli stock complessivi di attività. Questo suggerisce che i finanziamenti più recenti tendono a essere progressivamente più orientati verso attività compatibili con la transizione ecologica. Tra le banche significant, ad esempio, Intesa Sanpaolo registra un GAR sui nuovi flussi pari all’11,32%, mentre tra le banche less significant il valore più alto è quello registrato da BAPS (Banca Agricola Popolare di Sicilia), pari al 7,8%.

Fonte: GAR – Green Asset Ratio delle banche italiane, Analisi dell’informativa obbligatoria della Tassonomia delle banche italiane, Anno 2, RSM

Un ulteriore elemento riguarda la distribuzione delle attività finanziarie allineate alla Tassonomia tra i diversi obiettivi ambientali europei. L’analisi evidenzia infatti una forte concentrazione degli investimenti sul primo obiettivo climatico: la mitigazione del cambiamento climatico. Nel 2024 il 98,8% delle attività green delle banche italiane risulta infatti associato a questo obiettivo, mentre poco più dell’1% è riconducibile agli altri quattro obiettivi ambientali previsti dalla Tassonomia europea, che includono la protezione delle risorse idriche, la transizione verso l’economia circolare, la prevenzione dell’inquinamento, la tutela della biodiversità e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Questa forte concentrazione riflette in parte la maggiore maturità delle metriche e dei criteri tecnici legati alla decarbonizzazione, ma suggerisce anche che un approccio realmente integrato alla sostenibilità ambientale è ancora in fase di sviluppo. Molti investimenti green risultano infatti ancora focalizzati principalmente sugli obiettivi climatici, mentre altri ambiti della transizione ecologica restano, almeno per ora, meno rappresentati nei portafogli bancari.

Fonte: GAR – Green Asset Ratio delle banche italiane, Analisi dell’informativa obbligatoria della Tassonomia delle banche italiane, Anno 2, RSM

Nel complesso, l’analisi suggerisce che il Green Asset Ratio rappresenta ancora un indicatore in evoluzione. Con l’entrata a regime della direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità delle imprese (CSRD) e l’ampliamento progressivo della platea di aziende tenute a pubblicare dati di Tassonomia, è probabile che la disponibilità di informazioni migliori nei prossimi anni. Questo dovrebbe rendere il GAR uno strumento sempre più rappresentativo del contributo effettivo del sistema bancario al finanziamento della transizione ambientale.

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