Banca d'Italia rapporto annuale sugli investimenti | ESG News

Mitigazione e adattamento

Banca d’Italia accelera sulla transizione climatica: il piano per il net zero al 2050

La Banca d’Italia compie un nuovo passo nel percorso di sostenibilità e mette nero su bianco la propria strategia climatica, alzando l’asticella dell’impegno ambientale. L’Istituto di via Nazionale ha infatti pubblicato il Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, che definisce target, tempi e strumenti per ridurre progressivamente l’impronta carbonica delle proprie operazioni aziendali e rafforzare la resilienza ai rischi climatici. L’obiettivo è raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050, con una riduzione del 90% delle emissioni rispetto al 2019 e la rimozione delle residue attraverso soluzioni permanenti.

Un impegno che arriva in una fase complessa sul piano geopolitico e regolatorio, ma che, come sottolinea il Governatore Fabio Panetta, resta imprescindibile: “Resta fermo l’indirizzo affinché nel corso del prossimo decennio le emissioni nette di gas serra diminuiscano sensibilmente, per azzerarsi entro il 2050. È un impegno che dobbiamo alle generazioni a venire”. Allo stesso tempo, avverte Panetta, anche in uno scenario di successo nella riduzione delle emissioni, gli effetti del cambiamento climatico continueranno a manifestarsi per decenni, rendendo indispensabili politiche di adattamento e resilienza.

Il Piano si inserisce in un percorso avviato da tempo: dal 2013 la Banca acquista esclusivamente energia elettrica da fonti rinnovabili, ha investito in efficienza energetica, fotovoltaico, digitalizzazione dei processi e mobilità sostenibile, e nel 2025 ha integrato il Rapporto ambientale nella nuova Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità. Ora queste iniziative vengono sistematizzate in una strategia organica, monitorata e aggiornata nell’ambito della pianificazione strategica triennale.

Il Piano riguarda le sole operazioni aziendali della Banca d’Italia (sono esclusi gli investimenti finanziari) e copre tutte le principali fonti emissive: edifici, data center, produzione e circolazione delle banconote, spostamenti e catena di fornitura. Oltre all’obiettivo finale al 2050, sono previsti traguardi intermedi al 2035: riduzione del 67% delle emissioni Scope 1 e 2 e del 40% delle emissioni Scope 3, sempre rispetto al 2019. Un approccio coerente con l’Accordo di Parigi e con il quadro normativo europeo, dalla legge UE sul clima al pacchetto Fit for 55.

Rappresentazione schematica degli obiettivi di decarbonizzazione della Banca e delle misure di mitigazione e rimozione del carbonio, il cui raggiungimento è condizionato da fattori tecnologici, economici e politici in gran parte al di fuori del controllo della Banca d’Italia. Fonte: Banca d’Italia | Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici

Il Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici di Banca d’Italia

Il piano è organizzato in sei capitoli: Principi fondamentali in cui Banca d’Italia dà conto degli obiettivi, finali e intermedi, di riduzione delle emissioni di gas serra fino al 2050, nonché delle normative, linee guida internazionali di riferimento e assunzioni su cui si basa il Piano; Mitigazione dei cambiamenti climatici che descrive le azioni che l’Istituto di Via Nazionale intende realizzare su operazioni aziendali, prodotti e servizi per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, nonché le implicazioni sulla programmazione finanziaria e sulla metodologia di valutazione dei costi-benefici dei progetti immobiliari e informatici realizzati (inclusi quelli non esplicitamente inseriti nel Piano);
Adattamento e resilienza ai cambiamenti climatici in cui la Banca dà conto delle azioni realizzate e definisce quelle da intraprendere per aumentare la resilienza dei processi operativi e degli edifici; Cooperazione e partenariato in cui illustra le modalità con le quali intende cooperare con i fornitori, le altre banche centrali, il settore pubblico, le comunità e la società civile per l’attuazione del Piano, nonché le azioni da realizzare oltre la catena del valore; Monitoraggio e metriche che descrive i dati e le metriche utilizzate per monitorare i progressi verso il raggiungimento degli obiettivi intermedi e finali; e infine Governo del Piano, illustra i ruoli e le responsabilità del vertice aziendale e delle strutture organizzative della Banca, nonché le modalità di integrazione del Piano di transizione nei processi decisionali.

Con questo Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la Banca d’Italia rafforza il proprio contributo alla transizione verso un’economia a basse emissioni, coniugando sostenibilità ambientale, efficienza gestionale e resilienza organizzativa. Una strategia che, nelle parole di Panetta, guarda al lungo periodo senza perdere di vista le sfide immediate: ridurre le emissioni oggi e prepararsi agli impatti climatici di domani.

Principi fondamentali

Banca d’Italia colloca la propria strategia nel quadro degli impegni europei e internazionali, dall’Accordo di Parigi alla legge UE sul clima. “In Italia l’ambiente, insieme alla biodiversità e agli ecosistemi, è tutelato espressamente dalla Costituzione (articoli 9 e 41)” ricorda l’Istituto di Via Nazionale, aggiungendo anche come nella Penisola: “In materia di mitigazione dei cambiamenti climatici, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) definisce gli obiettivi nazionali di riduzione dei gas a effetto serra al 2030 e le misure da attuare per il loro conseguimento” mentre “sul tema dell’adattamento, il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) fornisce un quadro di indirizzo per ridurre al minimo possibile i rischi derivanti dai cambiamenti climatici”.

La traiettoria di decarbonizzazione è costruita in coerenza con gli standard internazionali, dal GHG Protocol agli ESRS (European Sustainability Reporting Standards) e in linea con i framework sui transition plans. In particolare, quindi, individua quelle che sono le emissioni Scope 1, 2 e 3 di sua competenza a monte e a valle.

Classificazione delle emissioni di gas serra secondo il Greenhouse Gas Protocol (GHG Protocol). Fonte: Banca d’Italia | Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici

Il documento esplicita inoltre i fattori esterni che possono influenzare il percorso come per esempio l’evoluzione delle politiche climatiche, la dinamica dei prezzi dell’energia, le tensioni geopolitiche, lo sviluppo tecnologico e la disponibilità dei dati lungo la catena del valore. Un approccio prudente, quindi quello dell’Istituto di Via Nazionale che se da un lato sembra mettere “le mani avanti” dall’altro, pur riconoscendo l’incertezza del contesto, non rinuncia a fissare obiettivi chiari e verificabili.

Mitigazione dei cambiamenti climatici

Il capitolo sulla mitigazione rappresenta il cuore operativo del Piano. La trave portante della strategia è il graduale passaggio dal gas all’elettricità come fonte energetica principale per il riscaldamento degli edifici, attraverso l’installazione di pompe di calore alimentate da energia rinnovabile. Una scelta che consente di ridurre le emissioni e, allo stesso tempo, la dipendenza da fonti fossili importate e soggette a forte volatilità dei prezzi.

Principali tappe del piano di decarbonizzazione. Fonte: Banca d’Italia | Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

A questa linea di intervento si affiancano il miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili, molti dei quali storici e sottoposti a vincoli architettonici, l’ottimizzazione dell’assetto logistico e degli spazi, l’incremento dell’autoproduzione da fotovoltaico e il ricorso a strumenti innovativi come i Power Purchase Agreement di lungo termine.

Il Piano interviene anche sul ciclo di vita delle banconote, con misure per ridurne l’impatto ambientale nelle fasi di produzione, circolazione e trasporto.

Principali interventi per la riduzione delle emissioni di Scope 1 e 2. Fonte: Banca d’Italia | Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Per quanto riguarda invece la riduzione delle emissioni indirette Scope 3, il piano fa leva, in primo luogo, sulle categorie che maggiormente contribuiscono all’impronta carbonica della Banca, quali l’acquisto di beni e servizi, il pendolarismo dei dipendenti e del personale esterno, i viaggi di lavoro.

Ripartizione delle emissioni indirette di Scope 3 per categorie. Fonte: Banca d’Italia | Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

“Per quanto riguarda i fornitori, 20 di essi contribuiscono a circa il 30 per cento delle emissioni complessive connesse con l’acquisto di beni e servizi” si legge nel documento che porsegue: “L’azione della Banca nei prossimi anni sarà orientata a perseguire due obiettivi principali: il primo è acquisire informazioni più accurate sulle emissioni di gas serra di beni e servizi acquistati, a partire dalle categorie più rilevanti in termini di impronta carbonica; il secondo agire per una progressiva decarbonizzazione dei prodotti e servizi acquisiti e, più in generale, orientare la catena di fornitura verso soluzioni a basse emissioni di gas serra”.

Prezzo interno del carbonio

Un altro elemento chiave del piano riguarda l’introduzione del prezzo interno del carbonio, ovvero il costo di emettere una tonnellata di CO2 in atmosfera, nelle decisioni di investimento.

In pratica, la Banca d’Italia inizierà ad attribuire un costo alle emissioni di CO₂ generate dai propri progetti, per esempio quelli immobiliari o informatici, quando l’impatto climatico è rilevante. Questo prezzo del carbonio sarà integrato nell’analisi costi-benefici tradizionale, affiancando al costo finanziario anche il costo climatico delle diverse alternative progettuali. In questo modo, le scelte non vengono valutate solo in base a quanto costano in termini economici, ma anche in funzione delle emissioni che producono, favorendo soluzioni più efficienti e coerenti con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

La nuova metodologia sarà testata nel 2025 su progetti pilota, per poi essere estesa progressivamente tra il 2026 e il 2027 e diventare, dal 2028, uno strumento strutturale di supporto alle decisioni e agli acquisti della Banca.

Adattamento e resilienza

Accanto alla riduzione delle emissioni, la Banca d’Italia rafforza le politiche di adattamento per fronteggiare gli impatti fisici del cambiamento climatico. Il Piano prevede interventi mirati sugli edifici e sulle infrastrutture critiche, con l’obiettivo di garantire la continuità operativa dei processi essenziali, dal funzionamento del sistema dei pagamenti alla stabilità finanziaria.

Secondo la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (SNAC), l’Italia è infatti esposta a una pluralità di rischi fisici crescenti: dall’aumento delle temperature e delle ondate di calore alla siccità, fino a eventi meteorologici estremi come alluvioni, dissesto idrogeologico ed erosione costiera. Le città, in particolare quelle ad alta urbanizzazione come Roma, dove si concentrano infrastrutture critiche della Banca d’Italia, risultano particolarmente vulnerabili a causa delle superfici impermeabili e della densità edilizia. Per l’Istituto, questi fenomeni rappresentano non solo un rischio per la sicurezza del personale, ma anche una potenziale minaccia per edifici, infrastrutture e sistemi informatici, inclusi i centri di elaborazione dati.

Per questo la Banca ha avviato una valutazione mirata dei rischi fisici legati al clima e ha integrato tali fattori nel proprio sistema di gestione del rischio operativo e di continuità aziendale, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza e garantire la continuità delle funzioni essenziali anche in scenari climatici avversi.

Cooperazione e partenariato

La transizione non può essere affrontata in modo isolato. Per questo il Piano dedica un capitolo alla cooperazione con fornitori, altre banche centrali, istituzioni pubbliche e società civile. L’obiettivo è favorire la decarbonizzazione della catena del valore, condividere esperienze e buone pratiche e contribuire allo sviluppo di soluzioni comuni anche oltre il perimetro diretto delle attività della Banca.

Catena del valore della Banca d’Italia. Fonte: Banca d’Italia | Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Monitoraggio e metriche

Il raggiungimento degli obiettivi sarà accompagnato da un sistema strutturato di indicatori, basato su metriche calcolate secondo standard internazionali. I progressi verranno rendicontati annualmente nella Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità, mentre il Piano sarà aggiornato ogni tre anni per riflettere i risultati conseguiti e le evoluzioni del contesto esterno.

In pratica l’Istituto di Via Nazionale, da un lato, guarderà cosa succede dentro l’organizzazione: per esempio quante persone partecipano a corsi e iniziative sulla sostenibilità e quanto i fornitori con cui lavora sono attenti a ridurre le proprie emissioni. La Banca premierà sempre di più chi inquina meno o ha obiettivi climatici chiari. Dall’altro lato, misurerà in modo regolare quanta CO₂ produce: ogni anno pubblicherà i dati completi, ma controllerà più spesso le emissioni legate agli edifici e ai consumi di energia, per capire subito se qualcosa non sta andando nella direzione giusta. Inoltre terrà traccia degli eventuali crediti di carbonio acquistati. Infine, il Piano serve anche a capire quanto la Banca è pronta ad affrontare gli impatti del cambiamento climatico. Verrà quindi monitorato lo stato degli edifici e delle infrastrutture, i rischi legati a eventi estremi come alluvioni o ondate di calore e il livello di preparazione del personale, così da garantire la continuità delle attività anche in situazioni di emergenza.

Governo del Piano

L’ultimo capitolo definisce l’assetto di governance. Il Direttorio individua la strategia climatica e l’allocazione delle risorse; il Comitato di coordinamento per la gestione aziendale assicura il raccordo tra le diverse strutture; le funzioni operative sono responsabili dell’attuazione delle singole iniziative.

Un ruolo chiave è attribuito anche al coinvolgimento del personale, attraverso programmi di formazione e sensibilizzazione, nella consapevolezza che la transizione climatica richiede un cambiamento organizzativo oltre che tecnologico.

Non perderti le nostre notizie: Aggiungi ESGnews alle tue fonti preferite su Google
Scopri come ESGnews e i suoi partner possono aiutarti.