Parigi sollecita la Banca Mondiale a mantenere l’obiettivo del 45% dei prestiti destinati al clima. Sullo sfondo, lo scontro con gli Stati Uniti sul futuro della finanza climatica internazionale.
La Francia chiede alla Banca Mondiale di non abbandonare l’obiettivo di destinare il 45% dei propri finanziamenti annuali a progetti legati al clima, mentre il target fissato dal Climate Change Action Plan (CCAP) si avvicina alla scadenza e gli Stati Uniti spingono per un cambio di rotta. Il tema è tornato al centro del dibattito internazionale durante la London Climate Action Week, dove Parigi ha ribadito la necessità di preservare il ruolo della Banca Mondiale nella lotta al cambiamento climatico.
A lanciare l’appello è stata la ministra francese per lo Sviluppo, Eleonore Caroit, intervenuta pochi giorni prima della scadenza del piano attualmente in vigore. Il target del 45%, già prorogato una volta, rischia infatti di decadere senza che sia stato ancora definito un nuovo quadro strategico.
Secondo la ministra, gli azionisti della Banca Mondiale hanno la responsabilità di garantire che l’istituzione continui a svolgere un ruolo centrale nel finanziamento della transizione energetica e delle politiche di adattamento climatico.
“Questo è ancora più importante quando altri azionisti hanno una visione diversa sul clima, come avviene oggi”, ha aggiunto Caroit. Il riferimento è alla posizione dell’amministrazione del presidente Donald Trump, favorevole a una revisione dell’attuale strategia climatica della Banca Mondiale.
Washington vorrebbe, infatti, che la Banca Mondiale abbandonasse il target del 45% destinato ai finanziamenti climatici per concentrarsi maggiormente sui tradizionali progetti di sviluppo economico, riaprendo anche la possibilità di sostenere iniziative legate ai combustibili fossili. Una svolta che preoccupa numerosi governi europei e diversi azionisti dell’istituzione multilaterale, convinti che il sostegno finanziario alla resilienza climatica, alle energie pulite e alle infrastrutture sostenibili rappresenti una componente ormai essenziale della missione della Banca Mondiale.
Le decisioni dell’istituzione hanno infatti un impatto significativo sulla disponibilità di capitali per i Paesi emergenti, influenzando lo sviluppo di infrastrutture resilienti, reti energetiche, trasporti sostenibili e progetti di adattamento agli effetti del cambiamento climatico.
Le divergenze tra i principali azionisti non sono affatto una novità. I disaccordi erano infatti già emersi nell’ottobre scorso, quando 19 dei 25 membri del consiglio avevano sottoscritto una dichiarazione a sostegno degli obiettivi climatici della Banca Mondiale. Tra i Paesi che non avevano aderito figuravano, oltre agli Stati Uniti, anche Giappone, India, Arabia Saudita, Russia e Kuwait.
Per investitori e imprese, la direzione che prenderà la Banca Mondiale è rilevante anche sotto il profilo finanziario; l’istituzione rappresenta infatti un punto di riferimento per la finanza mista (blended finance), gli strumenti di mitigazione del rischio e il sostegno agli investimenti nei mercati emergenti.
La Francia continuerà senz’altro a sostenere una forte agenda climatica in vista dei prossimi incontri annuali della Banca Mondiale e del International Monetary Fund, in programma a Bangkok.
“Dobbiamo inviare un segnale forte a tutti i Paesi e a tutti gli operatori economici, soprattutto in un momento in cui in alcune parti del mondo si assiste a un arretramento sul fronte delle politiche climatiche”, ha affermato la ministra Caroit, invitando i Paesi favorevoli all’azione climatica a non affievolire il proprio impegno nonostante le resistenze di alcuni governi.
La decisione sul futuro del target del 45% sarà ora uno dei temi centrali del confronto tra gli azionisti della Banca Mondiale nei prossimi mesi e potrebbe influenzare l’evoluzione della finanza climatica internazionale, con ricadute dirette sulla capacità dei Paesi in via di sviluppo di finanziare la transizione energetica e l’adattamento ai cambiamenti climatici.
