L’Italia ha ancora la possibilità di raggiungere i target climatici del 2030 e del 2050, ma solo con un cambio di passo deciso nello sviluppo delle rinnovabili e nel potenziamento della rete elettrica. È il messaggio che emerge dal nuovo white paper di GE Vernova Consulting Services, Navigating the Energy Transition: Pathways to Net Zero in Italy, il quale sottolinea che per raggiungere la neutralità climatica entro metà secolo, il sistema elettrico italiano dovrà affrontare un aumento della domanda del 60% e installare oltre 200 GW di nuova capacità, pari a cinque volte l’attuale parco eolico e solare.

Per riuscire a raggiungere l’obiettivo europeo della riduzione del 55% di emissioni al 2030 e quello nazionale di una diminuzione tra il 58 e il 66% nel settore elettrico, GE Vernova ha considerato due scenari. Nel Renewable Ambition, l’unico che consente all’Italia di rispettare sia le scadenze del 2030 che del 2050, occorre raddoppiare la capacità rinnovabile a 90 GW di eolico e fotovoltaico entro cinque anni, con ulteriori investimenti in accumuli e rete. Parliamo di 40 GW di sistemi di batterie, fino a 17 GW di turbine a gas con cattura della CO₂ (CCGT+CCS) e 8 GW di piccoli reattori modulari nucleari (SMR).
Il quadro alternativo, lo scenario Business as Usual, proietta invece un rallentamento della transizione con una crescita più contenuta delle rinnovabili, maggiore dipendenza da gas e importazioni e un uso esteso della cattura e stoccaggio del carbonio. In questa traiettoria, l’Italia potrebbe comunque azzerare le emissioni nette al 2050, ma fallirebbe l’obiettivo intermedio del 2030, con costi operativi più alti e una competitività industriale indebolita.
La rete, anello debole della transizione
Il tallone d’Achille della transizione resta la rete elettrica. GE Vernova ha infatti calcolato che, senza un potenziamento urgente delle infrastrutture di trasmissione, fino a 82 TWh di energia rinnovabile, pari a circa il 16% della domanda nazionale prevista, rischiano di andare persi ogni anno entro il 2050. Anche considerando i progetti Hypergrid di Terna, serviranno comunque ulteriori rinforzi, soprattutto per collegare il Sud, dove si concentra la produzione solare ed eolica, al Nord, dove invece è più alta la domanda.

Ritardi o cancellazioni degli interventi di potenziamento della rete potrebbero comportare una perdita fino a 70 TWh di energia rinnovabile e costi aggiuntivi superiori ai 10 miliardi di euro, con ripercussioni anche sui benefici ambientali e sociali della transizione. Al contrario, il completamento nei tempi previsti delle dorsali Sud-Nord e dell’interconnessione Sardegna-penisola consentirebbe di recuperare oltre 60 miliardi di euro di valore energetico, grazie all’energia che oggi rischierebbe di andare dispersa.
Infine, oltre alla rete, lo studio sottolinea l’urgenza di semplificare gli iter autorizzativi per nuovi impianti eolici e fotovoltaici, rivedere i divieti ai contratti per differenza (CfD) in aree agricole e favorire lo sviluppo di progetti ibridi PV+BESS.
La neutralità climatica resta quindi un obiettivo alla portata, visto che l’Italia può contare su risorse rinnovabili abbondanti, un solido tessuto industriale e un operatore di rete, Terna, già impegnato in piani di sviluppo significativi. Servono però decisioni rapide e coordinate, pianificazione integrata, snellimento delle procedure autorizzative, strumenti di investimento di lungo periodo e una visione condivisa tra istituzioni e imprese.
Entro il 2050, un’Italia a zero emissioni potrebbe disporre di un sistema elettrico composto per oltre il 90% da fonti rinnovabili, in grado di garantire un’energia più stabile, pulita e indipendente. Lo studio di GE Vernova conferma dunque che la transizione non è solo un impegno ambientale, ma anche una strategia economica capace di ridurre i costi, rafforzare la sicurezza energetica e rilanciare la competitività del Paese.
“Il 2030 è l’anno decisivo per l’Italia’, ha dichiarato Jim Walsh, vicepresidente di GE Vernova Consulting Services. “Decisioni rapide e coordinate possono trasformare il rischio di ritardo in un vantaggio competitivo”.
