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Green Book Utilitatis 2026

Rifiuti: aumenta il riciclo, ma l’assenza di infrastrutture rallenta la transizione ecologica e pesa sulla TARI

L’Italia compie nuovi passi avanti verso l’economia circolare, ma la carenza di impianti continua a frenare la transizione del settore rifiuti. È quanto emerge dal Green Book 2026, il rapporto annuale promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, presentato a Napoli durante il Green Med Expo & Symposium. Nel 2024 la raccolta differenziata ha raggiunto il 68% della produzione nazionale di rifiuti urbani, mentre il riciclo effettivo si è attestato al 52%. Un miglioramento che, tuttavia, evidenzia ancora un’ampia distanza tra materiali raccolti e realmente reimmessi nei cicli produttivi.

Secondo il report, la produzione nazionale dei rifiuti urbani ha superato i 29,9 milioni di tonnellate, in crescita del 2,3% rispetto al 2023. La raccolta differenziata è aumentata di circa 755 mila tonnellate, arrivando a oltre 20,3 milioni di tonnellate complessive, mentre il tasso di riciclaggio ha registrato un incremento di 1,3 punti percentuali su base annua.

A pesare sulla piena transizione circolare resta soprattutto il deficit impiantistico, particolarmente evidente nel Mezzogiorno e in Sicilia. Il Green Book sottolinea infatti come il raggiungimento degli obiettivi europei al 2035, riciclo effettivo al 65% e discarica sotto il 10%, dipenda dalla realizzazione di infrastrutture adeguate per il trattamento sia della frazione organica sia dell’indifferenziato residuo.

Il gap infrastrutturale ha effetti diretti anche sui costi sostenuti dai cittadini. La TARI media nel 2025 si attesta infatti a 333 euro per una famiglia di tre persone in un’abitazione di 100 metri quadrati, ma con forti differenze territoriali: 288 euro al Nord, 358 euro al Centro e 378 euro al Sud. Secondo Utilitalia, i divari riflettono non solo modelli organizzativi differenti, ma anche il peso economico della carenza impiantistica sui sistemi territoriali.

Nel frattempo il comparto continua a rappresentare un settore strategico per l’economia italiana. Nel 2024 il fatturato complessivo delle aziende attive nella gestione dei rifiuti ha raggiunto i 19 miliardi di euro, pari allo 0,9% del PIL nazionale, con oltre 122 mila addetti diretti e circa 2 miliardi di investimenti annui.

Tra i temi più delicati evidenziati dal rapporto c’è anche la possibile inclusione dei termovalorizzatori nel sistema europeo ETS. Secondo Utilitalia, l’estensione del carbon pricing agli impianti Waste to Energy potrebbe comportare un aumento dei costi fino a 45 euro a tonnellata e generare oneri aggiuntivi per circa 350 milioni di euro l’anno, con ricadute su cittadini, imprese e Comuni, senza benefici ambientali significativi.

“Serve un impegno straordinario, coordinato tra istituzioni e imprese, per garantire stabilità agli investimenti e completare la rete impiantistica nazionale”, ha dichiarato il presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro, sottolineando la necessità di mantenere coerenza con la gerarchia europea dei rifiuti.

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