La riforma dei porti, di cui si parla da oltre un anno, potrebbe essere discussa in autunno. Lo ha fatto sapere il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi intervenendo a Genova al convegno sull’economa del mare organizzato dal Sole 24 Ore.
Si tratta di una riforma che tocca un’industria importante, quella del commercio portuale, che nei primi 9 mesi del 2023 ha rappresentato il 37% dell’import export italiano nei primi 9 mesi del 2023 (254 miliardi di euro, dati Intesa Sanpaolo-Assoporti).
“Sulla riforma dei porti chiederò un’accelerazione, soprattutto perché abbiamo visto come oggi dobbiamo intervenire sia sul tema delle concessioni, sia sulla digitalizzazione, sia irrobustendo le governance, ma soprattutto riuscendo ad avere un governance centrale per indirizzare uno sviluppo armonico del sistema logistico nazionale”, ha spiegato il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi.
Cosa prevede la riforma dei porti
Porti e logistica sono fattori di sviluppo fondamentali per la crescita del Paese. A livello economico, la portualità, oltre ad avere una propria rilevante dimensione produttiva, rappresenta un supporto imprescindibile dell’import-export (e del turismo), dell’attivazione del PIL e dell’occupazione dell’intero Paese. Sul piano geoeconomico, invece, svolge un ruolo essenziale nel posizionamento dell’Italia nelle filiere produttive, commerciali e di approvvigionamento a livello globale e, attualmente, può rappresentare una leva fondamentale per sostenere processi di reshoring, nearshoring, regionalizzazione degli scambi, accorciamento delle catene logistiche di approvvigionamento e della produzione.
La riforma punta, in particolare, innanzitutto a riordinare le competenze tra le diverse autorità di regolazione, per evitare duplicazioni di funzioni e sovrapposizioni che determinino un costo in termini di inefficienza e di freno ad una chiara prospettiva di sviluppo competitivo. Allo stesso tempo, anche la legislazione e la pratica amministrativa saranno oggetto di verifiche preventive sui loro impatti competitivi. Nodo che la riforma intende sciogliere anche quello dell’assenza di raccordi ferroviari in numerosi porti, che impedisce lo sviluppo dell’intermodalità, così come l’assenza di connessioni stradali di ultimo/penultimo miglio che dovrebbero essere pianificate a livello nazionale. È fondamentale quindi completare e realizzare le iniziative infrastrutturali progettate e finanziate e, inoltre, prevedere incentivi all’intermodalità, favorendo quei porti che incrementino lo sviluppo di traffico ferroviario, la fluidità della movimentazione riducendo i tempi di sosta dei contenitori e delle merci in generale.
Sul tema della semplificazione e della digitalizzazione della filiera logistica sono previsti investimenti e interventi normativi da molto tempo, ma ad oggi ancora molto resta da fare: diversi grandi scali marittimi (in particolare Genova, Trieste e Napoli) stanno vivendo una situazione critica riguardo al personale e alle strutture dedicate, soprattutto ai controlli sanitari. Si tratta di un aspetto che sta creando ritardi pesantissimi e vere e proprie situazioni di blocco dei processi di controllo delle merci.
Sul fronte della transizione energetica e ambientale dei porti, la riforma punta innanzitutto all’elettrificazione delle banchine (cold ironing), alla cui attuazione sono state destinate importanti risorse pubbliche, distribuite su tutte le ADSP. In quest’ambito, va risolta la questione dell’approvvigionamento elettrico per l’alimentazione delle banchine e dei relativi prezzi all’utenza. Dal lato delle imprese, le compagnie di navigazione e le società terminalistiche sono invece chiamate ad investire su adeguamenti tecnologici dei mezzi navali e di movimentazione, per i quali sono disponibili incentivi ancora insufficienti. Altro profilo di intervento è quello riguardante l’efficienza energetica, l’impiego di fonti rinnovabili e l’economia circolare nelle strutture portuali (green ports), per il quale sarebbe auspicabile promuovere la creazione di “comunità energetiche”, anche con la partecipazione degli operatori portuali, e sostenere gli investimenti di adeguamento delle imprese.
