Il decreto Bollette apre alla possibilità di rinviare al 2038 lo stop definitivo alle centrali a carbone in Italia, 13 anni oltre la scadenza fissata dal PNIEC 2024, che prevedeva l’uscita entro dicembre 2025.
La crisi energetica riporta il carbone nel mix energetico nazionale. Il decreto Bollette apre alla possibilità di rinviare al 2038 lo stop definitivo alle centrali a carbone, 13 anni oltre la scadenza fissata dal PNIEC 2024, che prevedeva l’uscita entro dicembre 2025. Ora invece si lascia aperta la possibilità di attingere alla fonte energetica più inquinante in caso persista l’emergenza conseguente al blocco dello stretto di Hormuz messo in atto da parte dell’Iran dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele. L’emendamento, proposto dalla Lega e da Azione, è stata salutata con favore dai deputati della Lega in Commissione Attività produttive che hanno definito la proroga come “giusta e responsabile”. Anche il ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti, ha conferemato il proprio sostegno alla scelta ribadendo che “tutte le fonti di energia, almeno nell’immediato, devono essere utilizzate al meglio”.
In Italia ci sono ancora quattro centrali a carbone: Brindisi, Civitavecchia, Fiume Santo e Portovesme. Tre sono di Enel e una (Fiume Santo) appartiene a EP Produzione (gruppo ceco EPH). Avrebbero dovuto chiudere entro fine 2025 secondo il piano energetico nazionale, ma la chiusura è stata rinviata per tenere una riserva a fronte della crisi energetica conseguente all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e la dipendenza nazionale dal gas.
Le centrali di Brindisi e Civitavecchia sono state quindi spente, ma mantenute come riserva in caso di emergenze. In Sardegna invece la chiusura è prevista per il 2028 perché il carbone è ancora fondamentale per l’energia dell’isola, visto l’attuale isolamento. In futuro la situazione dovrebbe migliorare grazie a nuovi collegamenti elettrici e all’arrivo del metano, ma non è chiaro quando avverrà la riconversione degli impianti.
In ogni caso la produzione di energia con carbone, oltre al peso sull’ambiente, non risulta conveniente. Con il sistema ETS, è stato calcolato che la soglia di convenienza scatta de il prezzo dell’energia supera i 70 euro per megawattora, contro i 55 attuali.
Nel 2025, secondo i dati Terna, è proseguita la flessione della produzione termoelettrica da carbone che negli scorsi 12 mesi si è ridotta di un ulteriore 13,5%. Il 41% della produzione italiana è invece legato a fonti rinnovabili, che, oltre a benefici sul clima, hanno costo di produzione oramai più convenienti rispetto alle fonti fo
“Utilizzare l’emergenza energetica come giustificazione per il prolungamento del carbone appare una scelta strumentale, non supportata da alcuna evidenza tecnica. La combustione del carbone è quella che provoca le più alte emissioni di CO2, ma il carbone emette anche altissimi tassi di anidride solforosa, ossidi di azoto, particolato, metalli pesanti per unità di energia prodotta con impatti sulla salute devastanti, come testimonia una sterminata letteratura scientifica”, hanno commentato in una nota il Forum Diseguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e WWF.
