Rendicontazione ESG

Eurosif e PRI sollecitano l’UE: CSRD opportunità unica per indirizzare i capitali

Eurosif e PRI scendono in campo con una lettera congiunta per chiedere che il varo della CSRD, la nuova direttiva sulla comunicazione di sostenibilità delle aziende europee, sia l’occasione per sancire una maggiore trasparenza e concretezza nel reporting. In particolare le due associazioni avanzano la richiesta che le aziende che si sono impegnate a raggiungere emissioni nette zero entro il 2050 siano soggette a chiari e solidi requisiti di rendicontazione.

Con questo obiettivo Victor Van Hoorn, direttore esecutivo di Eurosif (European Sustainable Investment Forum) e Margarita Pirovska direttrice della politica PRI (Principles for Responsible Investment) hanno scritto a Mairead McGuinness commissario UE per i servizi finanziari, la stabilità finanziaria e l’Unione dei mercati dei capitali, una lettera nella quale sottolineano la necessità di un quadro CSRD (Corporate Sustainable Reporting Directive) che promuova e incentivi sforzi di transizione significativi da parte delle imprese e fornisca agli investitori strumenti efficaci per indirizzare il capitale verso aziende leader nella sostenibilità.

Nodo centrale è la richiesta da parte di Eurosif e PRI che le aziende che si sono impegnate a raggiungere emissioni nette zero entro il 2050 siano soggette a chiari e solidi requisiti di rendicontazione. Gli investitori hanno infatti bisogno di informazioni complete su come le aziende intendono decarbonizzare le loro operazioni e la loro catena del valore per sostenere la transizione. La CSRD (Corporate Sustainable Reporting Directive) a loro avviso essere un’opportunità unica per far si che vi sia maggiore trasparenza nella divulgazione non finanziaria. Recenti studi tra cui quello di Climate Action 100+ hanno infatti evidenziato come a proclami e impegni di decarbonizzazione e obiettivi net zero nel lungo periodo, non corrispondano azioni e una road map tangibile e verificabile.

“È fondamentale”, sostengono le due rappresentanti del settore degli investimenti sostenibili, “che, al termine dei negoziati del trilogo (iniziati il 28 marzo e che potrebbero concludersi già nel maggio 2022), la CSRD incarichi le imprese a preparare e divulgare i piani di transizione con annessi gli scenari di riferimento e le tempistiche, nonché le ipotesi chiave alla base di tali scenari“. Questi requisiti dovrebbero applicarsi, come minimo, alle imprese che si sono impegnate a raggiungere emissioni nette zero entro il 2050.

Nel concludere la lettera Van Hoorn e Pirovska ribadiscono con forza che una CSRD che non contenga requisiti solidi e specifici sugli impegni net-zero sarebbe un’opportunità mancata per l’Unione Europea di dare credibilità al framework sul reporting di sostenibilità e fornire agli investitori gli strumenti necessari per finanziare la transizione net-zero.