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Biocarburanti

BF ed Eni mostrano l’importanza dell’agricoltura nella transizione energetica

Condividere i risultati dei test eseguiti sui terreni di Bonifiche Ferraresi (BF) Agricola a Jolanda di Savoia, su una superficie di 90 ettari, nel periodo ottobre-novembre 2023, coltivati con la Brassica caricata come “cover crops”, ovvero coltura di copertura. Test che dimostrano il ruolo fondamentale dell’agricoltura nella transizione energetica. È stato questo l’obiettivo del convegno presso l’auditorium del Campus della sede di Jolanda di Savoia di BF, dal titolo “I SEMI DELL’ENERGIA – Dall’agricoltura alla transizione energetica”.

Oltre ad aver dimostrato come la Brassica – come cover crops – possa essere utilizzata per la produzione di oli vegetali adatti alla filiera dei biocarburanti HVO per il trasporto, i test hanno anche evidenziato, ancora una volta, il fondamentale ruolo dell’agricoltura sia nella gestione dei cambiamenti climatici in atto, sia nel contribuire a trovare una possibile soluzione per la transizione energetica. 

L’evento e le prove in campo consolidano la collaborazione tra il gruppo BF ed Eni che con il “Progetto Italia” mira a sviluppare una filiera agro-industriale sul territorio nazionale per uso energetico, utilizzando anche terreni definiti marginali. I biocarburanti HVO, infatti, potrebbero rappresentare una valida soluzione anche per i mezzi utilizzati in agricoltura. Quattro trattori della flotta del gruppo SDF, partner di BF dal 2020 con cui condivide una visione innovativa e tecnologica dell’agricoltura, hanno effettuato il rifornimento con biocarburante HVO e sono stati movimentati nei campi adiacenti al Campus del gruppo BF.

Le ricerche sono partite dalla considerazione che il settore agricolo è tra quelli produttivi più esposti al cambiamento climatico: temperatura e precipitazioni giocano un ruolo fondamentale per le produzioni agronomiche e variazioni significative di questi due parametri generano effetti importanti non solo per le rese delle produzioni, ma anche sulla struttura e fertilità del terreno stesso. L’imprenditore agricolo deve quindi trovare soluzioni e agire con tecniche agronomiche che attenuino le problematiche del rischio climatico. Le cover crops, o colture di copertura, sono una metodologia molto importante perché agiscono con colture intercalari a quelle principali, coltivate in periodi dell’anno in cui il terreno normalmente attivo nella produzione food è incolto. I benefici che apportano sono di tipo agronomico e ambientale: tra le principali ricadute positive, vi sono il miglioramento della qualità fisica e biologica del suolo, l’incremento di sostanza organica, l’incremento di azoto e di altri elementi nutritivi e la diminuzione dell’utilizzo di diserbanti contro le piante infestanti. Fino ad oggi le cover crops, anche se portatrici di grandi vantaggi fisici e biologici per la struttura del terreno per l’imprenditore agricolo, costituivano un onere economico, in quanto le piante utilizzate venivano coltivate e poi arate nel terreno, non producendo quindi reddito.

“Il percorso avviato alcuni anni fa insieme a Eni segna oggi un’importante tappa per quanto riguarda le pratiche in grado di coniugare aspetti di sostenibilità ambientale, di adeguamento al cambiamento climatico e di transizione energetica. I risultati presentati questa mattina, infatti, illustrano i grandi benefici provenienti dalla coltivazione della Brassica e dai suoi utilizzi: tali aspetti ci dimostrano la reale possibilità di avviare con successo una nuova filiera per l’approvvigionamento di materie prime per la produzione di biocarburanti legata a questa coltivazione che tenga insieme le esigenze del mondo agricolo, del mondo energetico, di quello della meccanizzazione agricola – grazie alla tecnologia sviluppata dal gruppo SDF – e delle generali linee guida per la coltivazione di sementi a fini energetici. Ennesima prova del ruolo che l’agricoltura può ricoprire in ambiti diversi da quello tradizionale legato all’alimentazione”, ha dichiarato Federico Vecchioni, amministratore delegato di BF.