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Impianto agrivoltaico

EF Solare realizza impianto agrivoltaico per la coltivazione di 3000 metri quadri di meleti

A Ora, in provincia di Bolzano, è stato installato un impianto agrivoltaico, pensato per far convivere agricoltura e produzione di energia rinnovabile. Sarà collegato alla rete elettrica e permetterà di raccogliere dati fondamentali per far avanzare la ricerca in questo ambito. La realizzazione è stata curata da EF Solare Italia, tra i principali operatori europei nel settore fotovoltaico, supportato anche dal progetto europeo Symbiosyst, finanziato dal programma Horizon Europe.

L’impianto copre circa 3.000 metri quadrati di meleti distribuiti su 13 filari e ha una potenza installata di circa 70 kilowatt di picco, una quantità di energia sufficiente a coprire il fabbisogno medio di circa 20 famiglie. Prevede tre settori distinti con moduli caratterizzati da diversi gradi di trasparenza posizionati su due tipologie di meleto, con distanza tra le file più o meno ampia.

“Con questo progetto stiamo dimostrando come agricoltura ed energia fotovoltaica possano coesistere in modo virtuoso” ha dichiarato Gianluca Teodori, Operations Director di EF Solare Italia. “Il nostro impegno nel progetto Symbiosyst nasce dalla convinzione che la ricerca scientifica sia fondamentale per costruire modelli sostenibili e replicabili in piena sinergia con le coltivazioni tipiche dei diversi territori. Abbiamo unito competenza industriale ed esperienza agronomica per valorizzare ogni metro quadrato di suolo. Solo attraverso l’innovazione possiamo affrontare le sfide ambientali ed energetiche del futuro. Siamo lieti di aver messo a disposizione di questo impianto l’esperienza decennale di EF Solare nell’agrivoltaico, per continuare a migliorare le soluzioni e adattarle ai territori in cui si trovano”.

Secondo un recente rapporto della Commissione europea (JRC), coprire appena l’uno per cento della superficie agricola utilizzata in Europa con impianti agrivoltaici potrebbe essere sufficiente a superare gli obiettivi al 2030 per il fotovoltaico. “È una stima che fa riflettere e che può iniziare a concretizzarsi anche grazie a impianti pilota come quello di Bolzano” ha spiegato Wolfram Sparber, direttore dell’Istituto per le energie rinnovabili di Eurac Research, il centro di ricerca di Bolzano che coordina il progetto Symbiosyst. “Oggi, in Italia, non esiste un impianto con queste caratteristiche. La sfida dell’agrivoltaico è adattare una tecnologia nata per altri contesti al mondo agricolo, e in questo caso il risultato è davvero promettente”.

L’altezza a cui sono stati posizionati i moduli è stata una delle sfide tecnologiche più rilevanti nella progettazione dell’impianto. L’asse di rotazione dei moduli si trova a 4,80 metri da terra, un’altezza calcolata per non ostacolare la crescita dei meleti e consentire le lavorazioni agricole. Le strutture, prodotte da Convert Italia/Valmont Solar, sono state progettate in base a dati ricavati da uno studio in galleria del vento, per garantire la resistenza agli agenti atmosferici, in particolare all’effetto vela dei pannelli in caso di forte vento. Il materiale scelto è l’acciaio corten, sia per la sua resistenza ai fenomeni atmosferici, sia per la colorazione che si integra in modo armonico con le strutture del frutteto.

“Gli impianti agrivoltaici rappresentano un’importante sinergia tra il mondo dell’agricoltura e quello delle energie rinnovabili. In Alto Adige puntiamo su un’agricoltura innovativa, sostenibile e resiliente” ha affermato Luis Walcher, assessore provinciale all’Agricoltura. “La tecnologia, però, non si ferma, ma continuerà a evolversi nei prossimi anni: in quest’ottica, un progetto pilota come questo, realizzato con l’accompagnamento delle istituzioni scientifiche, ha un’importanza fondamentale”.

Il progetto europeo Symbiosyst coinvolge 16 partner da tutta Europa e durerà quattro anni. Oltre all’impianto realizzato a Bolzano, prevede la costruzione di altri due impianti pilota: uno a Barcellona, su coltivazioni ortofrutticole, e uno nei Paesi Bassi, sopra una serra.

Ma Symbiosyst non si concentra solo sugli aspetti tecnici dell’agrivoltaico. “L’impatto sociale di questi impianti non deve essere trascurato” ha spiegato Silvia Tomasi, sociologa di Eurac Research. “Per esempio, vanno tenute in considerazione possibili preoccupazioni legate a come può variare il costo dei terreni o la necessità di misure che compensino gli impatti sulla biodiversità. L’importanza di queste valutazioni è stata confermata anche nell’incontro informativo con rappresentanti del settore privato, della pubblica amministrazione e della società civile promosso da Eurac Research e dall’Unione agricoltori e coltivatori diretti sudtirolesi (Südtiroler Bauernbund) prima della realizzazione dell’impianto di Ora”.

Questi casi studio permetteranno al team di progetto di valutare la produzione elettrica e il suo possibile riutilizzo in loco in diversi contesti: per coprire il fabbisogno di una comunità energetica, di una zona industriale, di un consorzio ortofrutticolo o dell’azienda stessa.

“L‘Unione agricoltori e coltivatori diretti sudtirolesi (Südtiroler Bauernbund) fa parte del progetto e si occupa di fotovoltaico in modo approfondito” ha dichiarato Daniel Gasser, presidente del Südtiroler Bauernbund. “Si tratta di una tecnologia chiave per la riduzione delle emissioni di CO2 e la protezione del clima. L‘agricoltura può far parte della soluzione. Se le indicazioni che arriveranno dall’impianto pilota saranno positive, il fotovoltaico potrà rappresentare una nuova linea di business per aziende agricole. Per noi è importante che la produzione agricola rimanga prioritaria e che i terreni rimangano nelle mani degli agricoltori”.