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Decarbonizzazione

Accordo UE-UK: sì all’integrazione dei mercati del carbonio

Dopo anni di regolamentazioni indipendenti a seguito della Brexit, L’Unione Europea e il Regno Unito compiono un passo significativo verso un mercato del carbonio più integrato e avviano un processo di collegamento tra i loro sistemi di scambio delle emissioni (ETS). La decisione è parte dell’accordo raggiunto ieri da Londra e Bruxelles, a nove anni dal referendum che sancì l’uscita dell’UK dal club continentale, e che tratta una serie di temi cruciali quali sicurezza, difesa, migrazione, energia e politiche climatiche.

In particolare, sul fronte dei mercati di scambio della CO2, i permessi di emissione rilasciati dall’UE o dal Regno Unito potrebbero essere riconosciuti reciprocamente, garantendo la conformità ai rispettivi sistemi di scambio delle emissioni di gas serra. L’accordo inoltre introduce nuovi criteri per allineare le politiche climatiche delle due economie. Con l’estensione della cooperazione a settori chiave come energia, industria, trasporto marittimo e aviazione, l’intesa punta a punta a ridefinire le dinamiche del commercio delle emissioni, migliorando la stabilità del mercato, garantendo maggiore interoperabilità e introducendo incentivi per accelerare la decarbonizzazione dei settori industriali e favorire una transizione più fluida verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Il contesto del mercato del carbonio

L’ETS europeo, istituito nel 2005, è il principale strumento di prezzo del carbonio per settori ad alta intensità di emissioni, tra cui produzione di energia, raffinerie di petrolio, acciaio, cemento, carta, chimica e aviazione commerciale. Si stima che il sistema genererà circa 40 miliardi di euro di entrate tra il 2020 e il 2030.

Nel 2023, la Commissione Europea ha introdotto il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), una tassa sul carbonio applicata ai beni importati, per evitare il fenomeno del carbon leakage—ossia lo spostamento della produzione di beni ad alta intensità di emissioni verso paesi con politiche ambientali meno rigorose. Il CBAM garantisce che il prezzo del carbonio pagato per i prodotti europei sia equivalente a quello pagato per beni prodotti in altri paesi.

Dopo la Brexit, il Regno Unito ha lanciato il proprio Emissions Trading Scheme (UK ETS) nel 2021, sostituendo la sua partecipazione all’ETS europeo. Inoltre, ha annunciato l’introduzione di un proprio CBAM nel 2027, per allinearsi alle politiche europee di regolamentazione del carbonio.

Implicazioni dell’accordo

L’accordo tra Unione Europea e Regno Unito prevede l’introduzione di meccanismi di esenzione reciproca per le merci originarie di ciascuna giurisdizione, al fine di escluderle dall’applicazione dei rispettivi Carbon Border Adjustment Mechanisms (CBAM). Questo strumento è concepito per evitare duplicazioni nei costi di conformità e garantire condizioni di parità nel commercio transfrontaliero. L’applicazione delle esenzioni sarà vincolata alla conformità con le normative europee e britanniche in materia di emissioni, garantendo che i prodotti scambiati tra UE e Regno Unito rispettino standard equivalenti. Questo approccio mira a minimizzare il rischio di distorsioni di mercato e a incentivare l’adozione di tecnologie a basse emissioni.

Il sistema di esenzione coprirà settori altamente emissivi, tra cui: produzione di energia elettrica, con particolare attenzione alle fonti a basse emissioni e agli standard di efficienza energetica; generazione di riscaldamento industriale, escludendo il riscaldamento domestico, per garantire coerenza con le politiche di decarbonizzazione industriale; industria pesante, che include acciaierie, cementifici, impianti chimici e altre attività ad alto impatto ambientale; trasporto marittimo e aviazione, sia per rotte domestiche che internazionali, con la possibilità di estendere il meccanismo ad altri settori strategici nel prossimo futuro.

Il sistema di esenzione sarà soggetto a procedure di monitoraggio, con un meccanismo di risoluzione delle controversie gestito tramite un panel di arbitrato indipendente. La conformità alle norme ambientali sarà garantita attraverso un processo di allineamento dinamico delle politiche climatiche britanniche agli standard europei.

L’accordo stabilisce inoltre che il tetto massimo di emissioni e il percorso di riduzione del UK ETS dovranno essere almeno equivalenti a quelli dell’EU ETS, preservando la coerenza delle strategie di decarbonizzazione.

In sintesi, la futura integrazione tra EU ETS e UK ETS potrebbe quindi prevedere:

  • Mutuo riconoscimento delle quote di emissione, permettendo alle imprese di operare nei due sistemi senza duplicazioni normative;
  • Esenzioni dai rispettivi CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanisms) per le merci prodotte nelle giurisdizioni coinvolte, evitando costi aggiuntivi sulle esportazioni intra-UE/UK;
  • Copertura settoriale estesa a energia, riscaldamento industriale, industria pesante, trasporto marittimo e aviazione, con possibilità di ampliamento ad altri comparti.

Le sfide dell’implementazione dell’accordo

Nonostante il potenziale dell’accordo, l’implementazione dell’accordo presenta sfide operative e strategiche. Energy UK, l’associazione di categoria dell’industria energetica assicurare, per esempio, in una recente analisi, ha evidenziato la necessità e l’importanza di una coordinazione efficace tra le istituzioni europee e britanniche, con investimenti adeguati per garantire che le misure adottate siano realmente sostenibili. Tra gli elementi chiave da monitorare, secondo l’associazione, emergono:

  • Il rispetto degli obiettivi di riduzione delle emissioni, con un allineamento dinamico delle normative del UK ETS agli standard europei.
  • La stabilità dei prezzi del carbonio, evitando fluttuazioni che possano influenzare negativamente le imprese e le decisioni di investimento.
  • L’evoluzione delle politiche industriali, con un focus su settori ad alta intensità di emissioni e sull’adozione di tecnologie a basse emissioni.

Maggiore coordinamento nel settore elettrico

La Commissione Europea e il governo britannico hanno identificato la necessità di un maggiore coordinamento nel settore elettrico. È previsto un dialogo tecnico per definire i parametri di una possibile partecipazione del Regno Unito al mercato interno dell’elettricità dell’UE, inclusa l’integrazione nei piattaformi di scambio dell’elettricità su diverse fasce temporali. Nel frattempo, continueranno a valere gli attuali meccanismi di scambio energetico. Eventuali accordi in questa direzione dovranno tenere conto del Windsor Framework, garantendo parità di condizioni e allineando le norme su aiuti di Stato, promozione delle rinnovabili e tutela ambientale nel settore elettrico.

Il punto IV dell’accordo, “Strengthening our economies while protecting our planet and its resources”, sottolinea la necessità di bilanciare sviluppo economico e tutela ambientale. L’UE e il Regno Unito si impegnano a rafforzare la cooperazione in settori chiave, tra cui energia pulita, economia circolare e riduzione delle emissioni.

L’accordo prevede iniziative congiunte per la decarbonizzazione, con investimenti mirati in tecnologie verdi e infrastrutture sostenibili. Inoltre, si punta a migliorare la trasparenza dei mercati energetici, favorendo una maggiore integrazione tra le politiche ambientali e industriali.

“Oggi abbiamo deciso di esplorare la partecipazione del Regno Unito al mercato elettrico dell’UE. È positivo per la stabilità dei flussi, per la sicurezza energetica comune e per ridurre i costi, grazie a un mercato più ampio. Inoltre, ciò attirerà maggiori investimenti privati grazie alla stabilità e prevedibilità normativa” ha dichiarato in merito la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, “Dobbiamo sfruttare il grande potenziale del Mare del Nord, in particolare per un’energia rinnovabile, economica e prodotta localmente. Entrambi vogliamo dare l’esempio nel percorso verso la neutralità climatica. Per questo abbiamo concordato di collegare i nostri sistemi di scambio delle emissioni. Un sistema integrato rappresenta un passo decisivo nella decarbonizzazione e garantisce condizioni eque”.

Tecnologie emergenti: regolamentazione congiunta

La Commissione e il governo britannico hanno concordato di mantenere un dialogo tecnico sulle nuove tecnologie energetiche, tra cui idrogeno, cattura e stoccaggio della CO₂, biometano e soluzioni per la decarbonizzazione industriale. Questo approccio favorisce uno sviluppo normativo coerente, facilitando l’interoperabilità dei mercati energetici e l’adozione di standard condivisi.

Prodotti agroalimentari: creare un’area sanitaria e fitosanitaria comune per semplificare i controlli e allineare gli standard di sicurezza e qualità

Un altro aspetto chiave della collaborazione riguarda la creazione di un’area sanitaria e fitosanitaria (SPS) tra UE e Regno Unito, per semplificare i controlli su prodotti agroalimentari, animali e piante. L’obiettivo è ridurre le barriere amministrative e limitare la necessità di certificazioni e controlli per gli scambi tra Gran Bretagna e UE, garantendo al contempo elevati standard di sicurezza alimentare e sanità pubblica.

L’accordo SPS si applicherà a norme sanitarie, fitosanitarie, sicurezza alimentare e protezione dei consumatori, comprese le regolamentazioni su animali vivi, pesticidi, prodotti biologici e standard di commercializzazione. È previsto un allineamento dinamico delle norme, con eccezioni limitate che non compromettano gli standard europei né la sicurezza dei beni destinati al mercato UE.

“Abbiamo anche deciso di facilitare gli scambi agroalimentari e lavorare verso un’area comune Sanitaria e Fitosanitaria. Questo porterà maggiore certezza e stabilità per agricoltori, produttori e pescatori da entrambe le sponde della Manica. Cibo più sicuro, con maggiore fiducia da parte dei consumatori” ha affermato la presidente della Commissione europea che ha sottolineato come, insieme al Quadro di Windsor, questo porterà ulteriori benefici all’Irlanda del Nord, semplificando i movimenti di merci con la Gran Bretagna e consentendole di continuare ad avere accesso sia al Mercato Unico dell’UE sia a quello interno del Regno Unito.

Von der Leyen: un nuovo capitolo tra UE-UK che rafforza la competitività

Nel suo discorso, la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha sottolineato il valore strategico dell’accordo tra UE e Regno Unito, evidenziando come questa intesa contribuisca a rafforzare la competitività europea, garantire una transizione ecologica equa e accelerare l’adozione di soluzioni innovative per la decarbonizzazione.

“Stiamo voltando pagina. Apriamo un nuovo capitolo nella nostra relazione unica. È la storia di partner storici e naturali che si affiancano sul palcoscenico globale, affrontando le stesse sfide, perseguendo obiettivi comuni, con una visione condivisa e gli stessi valori. Per questo cerchiamo soluzioni vantaggiose per entrambi, lavorando fianco a fianco per raggiungerle” ha affermato la Von der Leyen che ha posto la sua attenzione anche sugli altri temi dell’accordo ovvero sicurezza, migrazione e pesca. Le due potenze hanno infatti stabilito la partecipazione del Regno Unito al programma europeo di investimenti nel settore della difesa SAFE con 150 miliardi di euro in prestiti per appalti congiunti e l’accesso reciproco alle acque fino al 2038.

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