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Standard Ethics

Food&Beverage italiano, solo il 23% delle aziende è conforme agli standard di sostenibilità

Nel Food&Beverage italiano la sostenibilità è ancora un percorso a velocità diverse. È quanto emerge dall’aggiornamento dei Corporate Standard Ethics Rating (SER) delle 30 maggiori società italiane del settore, monitorate da Standard Ethics all’interno del SE Food&Beverage Sustainability Italian Cluster.

Il dato più significativo riguarda l’evoluzione degli ultimi quattro anni: dal 2022, quando Standard Ethics ha iniziato a monitorare le aziende a livello di gruppo, la quota di società che raggiunge un Sustainable Grade, cioè un rating pari o superiore a “EE-”, è passata dal 20% al 23%.

In termini assoluti, oggi sono 7 aziende su 30 a raggiungere questo livello. Le altre 23, pari al 77% del campione, si collocano invece nella categoria Not Fully Sustainable Grade secondo la metodologia di Standard Ethics.

I 9 gradi del rating esg di Standard Ethics

Solo tre cambiamenti nei rating in due anni

L’aggiornamento evidenzia una sostanziale stabilità dei rating nel periodo più recente. Negli ultimi due anni, infatti, si sono registrate soltanto tre modifiche tra le 30 società monitorate.

A gennaio 2026 Standard Ethics ha assegnato un Outlook “Positivo” a GranTerre, mentre ad aprile la stessa valutazione è stata attribuita a De Cecco. Entrambe mantengono attualmente un rating “E”.

Il terzo cambiamento riguarda invece Lavazza, il cui rating è stato innalzato a “EE-”, consentendo all’azienda di entrare nel gruppo delle società con Sustainable Grade.

Lavazza si aggiunge così a Casillo Group, Illycaffè, A. Loacker, Bolton Group, Eurovo e La Doria. Tra queste, Casillo Group e Illycaffè raggiungono il livello “EE”, indicato da Standard Ethics come Strong, mentre le altre quattro, insieme a Lavazza, si collocano a “EE-”.

Cosa significa Sustainable Grade

Il Sustainable Grade di Standard Ethics non indica semplicemente quante iniziative ambientali o sociali ha realizzato un’azienda. La metodologia dell’agenzia valuta piuttosto il livello di allineamento delle politiche e della governance aziendale alle indicazioni di sostenibilità promosse da organizzazioni internazionali, in particolare ONU, OCSE e Unione europea.

La valutazione guarda quindi anche a come la sostenibilità viene integrata nella struttura complessiva dell’impresa: dalle strategie e dalle policy ai sistemi di governo, dalla gestione dei rischi ESG alla trasparenza delle informazioni.

È proprio su questo terreno che, secondo Standard Ethics, il settore mostra ancora margini di miglioramento.

La sostenibilità resta concentrata su singoli prodotti e filiere

Secondo l’analisi, le aziende del Food&Beverage sembrano aver sviluppato diverse buone pratiche ESG, ma spesso queste rimangono legate a singoli prodotti o a specifici segmenti della filiera.

Più debole appare invece l’integrazione dei principi di sostenibilità nel funzionamento dell’azienda nel suo complesso. Standard Ethics segnala in particolare margini di miglioramento nelle strategie di lungo periodo, nelle policy di sostenibilità, nei modelli di governance e nei sistemi di gestione dei rischi ESG.

Un altro elemento riguarda la disponibilità delle informazioni. Anche tra società con una presenza internazionale, secondo l’agenzia non sono infrequenti casi in cui mancano informazioni di base rispetto a quelle che ONU, OCSE e UE indicano come rilevanti.

Il tema non riguarda quindi soltanto ciò che le imprese fanno, ma anche quanto sono in grado di rendere trasparente il proprio percorso di sostenibilità, mettendo a disposizione informazioni sugli obiettivi ambientali, sociali e di governance, sulle modalità per raggiungerli e sulle relative tempistiche.

L’integrazione nel settore food italiano non è uniforme

Secondo Standard Ethics i risultati degll’aggiornamento evidenziano che l’integrazione della sostenibilità nei sistemi aziendali del Food&Beverage italiano non sia ancora uniforme. Le iniziative ESG sono presenti, ma il passaggio da interventi circoscritti a una strategia integrata a livello di gruppo appare ancora incompleto per una parte significativa delle società monitorate.

Il monitoraggio proseguirà nei prossimi anni sotto la responsabilità di Standard Ethics Europe. Il passaggio avviene in un quadro regolamentare europeo nuovo: dal 2 luglio 2026 è operativo l’albo europeo dei fornitori di rating ESG previsto dal regolamento europeo sui rating ESG e, dal 13 agosto 2026, Standard Ethics Europe è registrata nell’albo europeo.

L’agenzia con sede a Milano è quindi subentrata a Standard Ethics Ltd nell’emissione dello Standard Ethics Rating in Europa e opera sotto la vigilanza dell’ESMA, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. Standard Ethics Ltd rimane l’unico azionista di Standard Ethics Europe.

Per il settore Food&Beverage, il prossimo passaggio sarà quindi capire se la crescita dei rating riuscirà ad accelerare e, soprattutto, se le pratiche ESG oggi concentrate su singoli prodotti e filiere riusciranno a diventare parte integrante delle strategie, della governance e della gestione dei rischi delle aziende.


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