Il Bilancio di Sostenibilità assume un ruolo strategico anche per le imprese del packaging. La raccolta dei dati ESG diventa uno strumento operativo e gestionale. L’analisi a cura di Martina Giordano Buono, CEO ST.B Impact Advisory.
Il settore del packaging sta vivendo una trasformazione che coinvolge sostenibilità, innovazione industriale e organizzazione aziendale. Oggi materiali, supply chain, gestione dei dati ESG ed efficienza produttiva incidono direttamente su competitività, accesso al mercato e posizionamento delle imprese, spingendo il comparto verso modelli sempre più integrati e strutturati.
Il settore del packaging sta attraversando una fase di ridefinizione profonda, in cui sostenibilità, innovazione e posizionamento industriale stanno diventando elementi sempre più interconnessi. Non è un caso che appuntamenti internazionali come il Packaging Première portino oggi al centro del confronto non solo il design e i materiali, ma anche il tema della responsabilità produttiva, dell’evoluzione della filiera e della capacità delle aziende di coniugare performance, identità e impatto.
Per anni, molte realtà industriali hanno considerato la sostenibilità come un tema secondario rispetto alle priorità produttive. Oggi, invece, il mercato richiede trasparenza, tracciabilità, qualità dei materiali, controllo della filiera e capacità di monitorare gli impatti ambientali lungo tutto il ciclo produttivo. Le aziende del packaging si trovano quindi a dover gestire contemporaneamente nuove pressioni normative, richieste ESG provenienti dal sistema finanziario, aspettative sempre più elevate da parte dei clienti e la necessità di efficientare consumi, processi e utilizzo delle materie prime.
Il packaging contemporaneo non è più soltanto un contenitore o un elemento estetico ma incide direttamente sulle scelte produttive, sui costi, sulla percezione del brand e sulle aspettative di clienti, investitori e mercato. Materiali utilizzati, processi, riciclabilità, design e logistica sono diventati fattori concreti che influenzano competitività, organizzazione industriale e posizionamento aziendale.
È proprio in questa evoluzione che il Bilancio di Sostenibilità sta assumendo un ruolo sempre più strategico anche per le aziende del settore packaging, in particolare per quelle che operano nel comparto food e nella produzione di imballaggi destinati al contatto alimentare.
Nel settore del cartone ondulato e del food packaging, ad esempio, la scelta delle materie prime, le certificazioni FSC, la qualità delle fibre utilizzate, l’efficienza energetica degli impianti e la riduzione degli sprechi rappresentano oggi elementi centrali della competitività aziendale.
Parlare di sostenibilità nel mondo del packaging significa quindi affrontare temi concreti come il recupero dei materiali, la gestione degli scarti, l’ottimizzazione della logistica e la progettazione di soluzioni sempre più compatibili con le esigenze del mercato alimentare e della grande distribuzione.
Stiamo osservando molte aziende del comparto investire in nuove tecnologie produttive per poter ridurre consumi energetici, sprechi di materiale ed emissioni. L’innovazione industriale oggi passa sempre di più dalla capacità di coniugare performance produttiva e sostenibilità operativa.
Ma c’è un altro aspetto particolarmente interessante che sta emergendo in molte aziende del settore: la sostenibilità sta diventando un elemento di integrazione trasversale tra funzioni aziendali. Produzione, commerciale, governance, amministrazione, qualità e supply chain iniziano a dialogare attraverso dati, KPI e obiettivi condivisi. Il percorso ESG permette infatti di trasformare attività spesso separate in una visione industriale più strutturata e coordinata.
È un cambiamento che oggi viene osservato anche a livello internazionale. Diverse analisi dedicate ai processi ESG evidenziano infatti come la sostenibilità stia progressivamente uscendo dai confini della compliance o della comunicazione per entrare nei processi decisionali e operativi delle imprese, coinvolgendo funzioni come finance, procurement, operations e risk management.
La raccolta dei dati ESG sta infatti assumendo un ruolo sempre più strategico anche nella gestione aziendale quotidiana. Informazioni che fino a pochi anni fa rimanevano frammentate tra reparti diversi iniziano oggi a diventare strumenti utili per supportare decisioni industriali, monitorare inefficienze, pianificare investimenti e costruire una maggiore capacità di controllo lungo la filiera.
Non si tratta più soltanto di redigere un report, ma di costruire un modello organizzativo in cui informazioni, obiettivi e responsabilità iniziano a connettere aree aziendali che per anni hanno lavorato in modo separato. Ed è proprio qui che il percorso ESG può trasformarsi in un acceleratore di evoluzione manageriale, culturale e strategica.
Nei percorsi delle imprese che approcciano la sostenibilità con un approccio strategico, in ST.B Impact Advisory osserviamo che il lavoro sui dati ESG diventa progressivamente anche un lavoro di maggiore consapevolezza aziendale, capace di far emergere punti di forza, aree critiche e opportunità di evoluzione spesso non immediatamente visibili.

Martina Giordano Buono, CEO ST.B Impact Advisory
