Nel giorno di apertura della COP28 è stato raggiunto un traguardo importante e concreto. I leader riuniti a Dubai, infatti, hanno firmato uno storico accordo per rendere operativo il fondo Loss and Damage che aiuterà i paesi in via di sviluppo particolarmente vulnerabili agli effetti negativi del cambiamento climatico.
“Il duro lavoro di molte persone nel corso di molti anni è stato consegnato a Dubai”, ha affermato il presidente designato Al Jaber, “la velocità con cui il mondo si è unito per rendere operativo questo fondo entro un anno da quando le parti lo hanno istituito a Sharm El Sheikh non ha precedenti”. Il fondo Loss and Damage era stato concordato infatti durante la COP27, tenutasi a Sharm El Sheikh, in Egitto.
Anche il massimo funzionario delle Nazioni Unite sul clima, Simon Stiell, si è mostrato soddisfatto, affermando che il finanziamento per le perdite e i danni ha dato alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima “un buon inizio”.
Gli Emirati Arabi Uniti, paesi ospitanti della COP28, e la Germania hanno promesso 100 milioni di dollari (ciascuno) da destinare al fondo che punterà a limitare i danni e ad affrontare gli effetti dei disastri naturali legati al cambiamento climatico, come l’innalzamento del livello del mare, l’acidificazione degli oceani e lo scioglimento dei ghiacciai.
Il finanziamento complessivo fissato con l’accordo ammonta a 429 milioni di dollari, 245 dei quali proverranno dall’UE (inclusi i 100 della Germania). Il Regno Unito destinerà 75 milioni di dollari, gli Stati Uniti 24,5 milioni e il Giappone 10 milioni. È ora probabile che le nazioni ricche che non hanno annunciato alcun contributo al fondo subiscano forti pressioni affinché lo facciano nel breve termine, dato che i danni e le perdite nei paesi in via di sviluppo sono già molto ingenti. A tal proposito, il ministro tedesco dello sviluppo Svenja Schulze ha affermato che il suo paese e gli Emirati Arabi Uniti stanno chiedendo a “tutti i paesi che sono disposti e in grado” di fornire contributi.
L’erogazione del denaro per il fondo sarà gestita dalla Banca Mondiale, decisione presa dopo un anno di discussioni su chi dovesse farlo e chi dovesse pagare. All’inizio di quest’anno, infatti, i paesi in via di sviluppo avevano minacciato di abbandonare i colloqui di Dubai mentre gli Stati Uniti e altri spingevano affinché fosse la Banca Mondiale a ospitare il fondo, al posto di una struttura indipendente per ciascun paese che avesse contribuito. Ha vinto quindi la posizione del blocco occidentale delle nazioni ricche, a patto che l’operato della Banca Mondiale venga riesaminato di continuo.
