Salone del Risparmio

Viscanti (Widiba): per attivare il cambiamento ESG occorre formare i consulenti

La sostenibilità è ormai al centro degli obiettivi della finanza. Per questo, gli attori del mondo finanziario, come i consulenti finanziari, sono chiamati a contribuire alle maggiori sfide del 21° secolo, come la lotta al cambiamento climatico e il perseguimento degli obiettivi sociali di sviluppo sostenibile. Per farlo è fondamentale non solo ridisegnare processi, prodotti e servizi, ma soprattutto ripensare il sistema a tutto tondo. 

In questo contesto, la consulenza patrimoniale svolge un ruolo decisivo in termini di contributi per lo sviluppo di una finanza responsabile: è questo l’aspetto su cui si è concentrato il dibattito in sede alla conferenza organizzata da Banca Widiba “Attori, processi e prodotti: la consulenza patrimoniale è sostenibile se coinvolge tutti”, che in cui si sono confrontati Nicola Viscanti, Head of Advisors di Banca Widiba, Stefano Magnani, Senior Client Relationship Manager di Candriam, Roberta Zucchelli, Principal di Prometeia e Massimo Corneo, Senior Sales Executive di Vanguard.

Per raggiungere i propri obiettivi rispetto alla finanza sosteibile, come sottolinea Viscanti, la Banca si serve di una rete di partner strategici come Vanguard, Candriam e Prometeia. “Abbiamo trentadue accordi di distribuzione diretta e un prodotto su due è ESG. Per gestire tutta l’informazione dei clienti insieme la moltitudine dei prodotti gli strumenti e gli accordi sono determinanti”, afferma Viscanti. 

La partnership con Candriam, leader nella gestione attiva e all’avanguardia nell’offerta di prodotti allineati all’articolo 9 SFDR, è cruciale per Banca Widiba per gestire al meglio l’offerta di investimenti sostenibili ai clienti. 

Gli accordi con i tre partner menzionati si inseriscono nel processo di trasformazione e innovazione della figura del consulente finanziario che Banca Widiba sta mettendo in atto. “Il cambiamento culturale deve essere graduale, ma deve partire proprio da noi consulenti”, spiega Viscanti, “Per attivare il cambiamento devono essere messe in discussione le convinzioni di ciascuno di noi”. A tal proposito, l’esperto di Banca Widiba sottolinea che è necessario pensare a processi di formazione continua, soprattutto alla luce dell’introduzione della MIFID II.

“Per questo con Candriam stiamo pensando ad un percorso di formazione incentrato sulla sostenibilità, mentre con Prometeia già da anni investiamo in formazione continua. Vanno accresciute le competenze e la formazione insieme all’educazione finanziaria sono centrali”, afferma Viscanti.

Oggi più che mai, con il contesto di forte incertezza e volatilità che i mercati stano attraversando, il ruolo dei consulenti finanziari è centrale, eppure “Non c’è ancora un riconoscimento sociale del consulente finanziario e non è una professione che attrae i giovani. Ben vengano interventi governativi in tal senso, per rimodernare il settore”, sostiene Viscanti.   

Un altro punto su cui hanno insistito i relatori è la semplificazione come aspetto fondamentale del ruolo dei consulenti finanziari. Tanto che parlando di prospettive future Corneo pone il processo di semplificazione al primo posto. “Gli americani dicono che se vuoi avere successo devi essere semplice. In futuro, quindi,” spiega il manager di Vanguard, “bisogna puntare ancora sulla semplificazione delle strategie di investimento, per offrire sempre più la copertura delle diverse asset class in maniera semplice, trasparente e a basso costo”. Le altre due strategie future da mettere in atto secondo l’esperto di Vanguard sono: la digitalizzazione, che equivale a investire sui giovani; la comunicazione, che permette di diventare comprensibili a tutti, ricreando quel rapporto di fiducia col cliente che a volte viene minato dagli ostacoli che si presentano sul mercato.  

Per conciliare la gestione attiva con quella passiva e altri aspetti fondamentali della gestione del patrimonio delle persone, Banca Widiba ha creato un modello di consulenza a parcella, che Viscanti definisce “ibrido”. “In questo modello il consulente è libero di poter decidere la percentuale di parcella, in funzione del costo sottostante. Ad esempio, se il cliente già sostiene dei costi legati alla gestione attiva, bisogna cercare di contenerli in altri modi, al contrario se la gestione è passiva il consulente può applicare una parcella. In questo modo questo il professionista diventa sempre più decisore e partecipe anche rispetto al pricing”, spiega Viscanti. 

In conclusione, il nuovo modello della banca cerca di costruire un’industria che metta insieme tecnologia, mercato ibrido e servizi tradizionali

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