cos'è il Chief Nature Officer

A cura di Marc Palahí, Lombard Odier Group

Chief Nature Officer, chi è e come può trasformare l’economia partendo dalla natura

Riconfigurare l’economia globale investendo nel capitale naturale è la via più efficace per affrontare le cause profonde della crisi climatica e del declino della biodiversità. Questa è una consapevolezza ormai diffusa a livello internazionale ed è stato uno dei messaggi principali dell’ultima Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani (UNOC 2025). Da questo punto di vista, mentre la politica può cercare di creare strumenti per incentivare gli investimenti privati nella tutela e nel ripristino della natura (è il caso del recente lancio da parte della Commissione Europea, dei Nature Credits, i crediti di natura), al contempo la finanza ha un ruolo chiave da svolgere, perché può direzionare i capitali in attività virtuose che puntano su modelli di business in armonia con la natura.

Non a caso, quindi, alcune società di asset management stanno iniziando a nominare all’interno del proprio organigramma un Chief Nature Officer (CNO), ovvero una figura competente in materia di biodiversità e processi naturali oltre che profondamente conscia delle connessioni tra economia e natura e degli impatti del sistema economico sull’ambiente. 

Tra i primi a introdurre questo ruolo è stato Lombard Odier che ha assegnato a Marc Palahí tale nomina. Una figura di rilievo nel settore. Palahì è infatti un esperto di fama internazionale in foreste, cambiamento climatico e bioeconomia circolare. Per otto anni ha ricoperto il ruolo di Direttore dell’European Forest Institute (EFI), contribuendo in modo decisivo alla sua evoluzione in una piattaforma paneuropea di dialogo tra scienza e politica. In questo contesto, ha lavorato per trasformare la conoscenza scientifica in azioni concrete, favorendo la collaborazione tra mondo accademico, istituzioni e imprese. Dottore di ricerca in scienze forestali ed economia, vanta oltre vent’anni di esperienza nella guida di iniziative scientifiche internazionali e i suoi studi, pubblicati su riviste di alto prestigio come Nature, si concentrano sulla promozione di una bioeconomia circolare rigenerativa e sul ruolo trasformativo che le foreste possono svolgere nella lotta al climate change. Oggi, oltre al suo incarico presso Lombard Odier, Palahì continua a guidare la Circular Bioeconomy Alliance, fondata nel 2020 da Re Carlo III, con l’obiettivo di accelerare la transizione verso un’economia che valorizzi la natura.

Palahì spiega a ESGnews cos’è il Chief Nature Officer e perché Lombard Odier è stata una delle prime società di asset management a introdurre questa figura.

Chi è il Chief Nature Officer 

I Chief Nature Officers sono figure capaci di ripensare la finanza globale entro i limiti planetari, mobilitare capitali verso soluzioni fondate sugli ecosistemi e contribuire alla trasformazione di un modello economico ormai in crisi. Perché l’economia di domani potrà prosperare solo se sarà in armonia con la natura.

La crisi ambientale non può infatti essere risolta senza comprendere, valorizzare e sostenere gli ecosistemi per ciò che rappresentano realmente: il vero motore della nostra economia, nonché l’infrastruttura fondamentale che regola il sistema planetario, compresi il clima, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo e l’aria che respiriamo. È il tessuto connettivo che sostiene tutti i processi vitali, così come ogni attività economica. Poiché le cause profonde della crisi sono di tipo sistemico, è necessario e urgente riconsiderare il nostro modello di sviluppo, ponendo l’ambiente al centro delle nostre scelte. Il Chief Nature Officer sa come farlo.

Qual è il ruolo del Chief Nature Officer

Il ruolo del CNO è offrire una nuova visione fondata sulla scienza, affinché i decisori finanziari e politici possano leggere il mondo attuale alla luce dei limiti planetari entro cui è indispensabile operare. Il settore finanziario deve acquisire consapevolezza delle leggi che regolano i sistemi naturali del nostro pianeta e che, a loro volta, influenzano profondamente l’economia.

Perché nominare un Chief Nature Officer

Il patrimonio ecologico rappresenta l’asset più reale e prezioso che possediamo. Negli ultimi due secoli, il nostro sistema economico, basato sull’estrazione e sull’uso di fonti fossili, ha operato a danno degli equilibri ambientali, del clima e del nostro stesso futuro. Abbiamo ormai raggiunto un punto di non ritorno, con diversi limiti planetari già superati (si pensi al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità, all’inquinamento, al degrado del suolo, alla deforestazione). In termini economici, ciò significa che l’ambiente non è più in grado di assorbire gli shock prodotti dalla nostra economia e che, non avendo attribuito un valore adeguato agli ecosistemi, ci troviamo ora a pagare il costo del loro deterioramento.

Questa realtà è già evidente: le perdite assicurate legate agli effetti del cambiamento climatico e al declino degli ecosistemi sono raddoppiate a livello globale negli ultimi dieci anni rispetto al decennio precedente. Allo stesso tempo, diverse filiere produttive sono a rischio collasso per effetto combinato del riscaldamento globale e della degradazione ambientale. I prezzi di caffè e cacao, ad esempio, hanno raggiunto livelli record negli ultimi due anni e un recente rapporto di Howden stima che gli eventi climatici estremi costino già oggi all’UE circa 28,3 miliardi di euro in raccolti e bestiame persi: l’equivalente del 6% della produzione alimentare totale. Se proseguiamo con l’attuale modello, queste perdite potrebbero arrivare a circa 90 miliardi entro il 2050.

Qual è il compito del CNO

Il compito del CNO è contestualizzare queste interdipendenze, ma anche proporre soluzioni fondate sugli ecosistemi per invertire la rotta, finanziando l’adattamento e la resilienza delle imprese di oggi e di domani; deve inoltre guidare la costruzione di un nuovo racconto per gli attori finanziari, inclusi clienti e pensionati, a cui dobbiamo un dovere fiduciario, su perché e come passare a un’economia che metta il pianeta al primo posto. Il CNO deve quindi fungere da catalizzatore del cambiamento. Ma avrà successo solo se i team e le organizzazioni del settore saranno disposti a rivedere pratiche, processi e strutture per affrontare la sfida sistemica senza precedenti che abbiamo davanti.

Il Chief Nature Officer per tutelare la biodiversità e il capitale degli oceani

La Conferenza UNOC 2025 ha evidenziato come la tutela degli oceani sia cruciale non solo per il clima e la biodiversità, ma anche per garantire la sostenibilità dell’economia blu. Pratiche di pesca distruttive, come la pesca a strascico di fondo, danneggiano profondamente gli ecosistemi marini, impoveriscono gli stock ittici e compromettono la capacità dell’oceano di fornire servizi essenziali, tra cui l’adattamento ai crescenti rischi climatici.

In questo contesto, è fondamentale che il settore pubblico e privato sostengano una transizione verso pratiche di pesca più sostenibili, rafforzando il ruolo dei piccoli pescatori, salvaguardando la biodiversità marina e promuovendo servizi ambientali legati al clima.

La sfida dei CNO

Non stiamo semplicemente attraversando un’epoca di cambiamenti: stiamo vivendo un cambiamento d’epoca. Gli ecosistemi naturali rappresentano le fondamenta su cui si regge ogni altra forma di capitale. La sfida dei CNO è far comprendere questo concetto al mondo finanziario, sottolineando che la natura non è solo una classe di attivi o una “risorsa”, ma l’infrastruttura chiave che rende possibile il funzionamento dell’economia stessa. Dobbiamo conoscerla, valorizzarla e investirvi non per compensare i fallimenti del sistema, ma per trasformarlo alla radice. Siamo parte integrante della biosfera: anche la nostra economia deve riflettere questa realtà.

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