“New Inspiring Bank: Responsible, Resilient and Innovative” è il titolo della 14esima edizione di Forum Banca, la manifestazione organizzata da IKN a cui hanno partecipato oltre 300 banche.
La pandemia ha mostrato, tra l’altro, come le banche e le società più sostenibili siano anche le più resilienti, capaci cioè di rispondere con la necessaria agilità ed efficacia alle difficoltà e ai mutamenti improvvisi che si trovano ad affrontare. Il percorso di trasformazione del settore bancario con l’incorporazione dei rischi ESG nei modelli degli istituti di credito è però ancora all’inizio, come ha evidenziato un’analisi di BlackRock. Servono ulteriori sforzi soprattutto per arrivare a definizioni condivise di che cosa sono i rischi ESG e quali sono i parametri e i modelli da seguire per evitare pratiche di greenwashing. E sull’impegno degli enti regolatori per muoversi in questa direzione è intervenuto Andrea Giannini Senior Expert CONSOB che ne ha ripercorso le tappe principali: dall’accordo di Parigi del 2015 all’Action plan on financing sustainable growth della Commissione europea del 2018 sino alla tassonomia UE che stabilisce un linguaggio comune tra imprese ed investitori senza trascurare la nuova direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) sulla disclosure ESG varata lo scorso 21 aprile dalla Commissione europea. Un poderoso corpo normativo ancora molto focalizzato sulle tematiche del clima e dell’ambiente ma che comincia a mettere sempre più a fuoco anche le variabili sociali. Aumenta anche il perimetro dei soggetti che redigono il bilancio di sostenibilità e cresce l’armonizzazione tra i diversi paesi per quanto riguarda gli standard relativi all’emissione dei green bond che aumentano sempre di più.
Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è quello della doppia materialità: da una parte valutare l’impatto delle banche come entità sul mondo circostante e dall’altra considerare come i rischi climatici o sociali e di governance possano incrementare il livello di rischio complessivo a cui è esposto il portafoglio stesso della banca e di conseguenza la sua redditività. Pensiamo al clima che potrebbe mettere a rischio gli asset in portafoglio ma anche le pesanti multe che hanno colpito alcune banche, soprattutto estere, per comportamenti poco etici. Le banche, quindi, sono chiamate a stimare i rischi che il cambiamento climatico e le altre tematiche ESG comportano sui propri asset e sulle attività ma anche a ridurre il loro impatto sull’ambiente e a stabilire best practice nel rapporto con persone, azionisti e comunità in cui operano. Su questi temi Isabella Falautano – Direttrice Comunicazione & Stakeholder Engagement di illimity ha sottolineato come siano numerose le sfide regolatorie, a partire dalla prossima primavera quando ci saranno le prime rendicontazioni in ottica GAR, l’indicatore Green Asset Ratio introdotto quest’anno dall’EBA come misura della sostenibilità dei portafogli e che ha evidenziato come meno del 10% dei finanziamenti delle banche del Vecchio Continente siano finalizzati al sostegno di un’economia verde. Le banche digitali, ha affermato, hanno un impatto tutto sommato limitato sull’ambiente per quanto riguarda la loro operatività. La vera sfida è misurare lo scope 3 cioè l’impatto delle imprese che vengono finanziate. Le banche devono essere facilitatori della cultura di sostenibilità soprattutto nei confronti delle piccole e medie imprese che molto spesso non hanno la capacità strutturale di orientarsi nei reticoli dei numerosi parametri ESG a cui fare riferimento.
Anche per Damiano Carrara – Responsabile ESG & Sustainability – Scenario Analysis & Culture Diffusion di Intesa Sanpaolo – le banche hanno ruolo fondamentale nell’indirizzare le risorse per finanziare le iniziative più meritevoli per favorire la transizione verso un’economia sostenibile.
Tra gli strumenti utilizzati da Intesa per promuove la transizione sostenibile delle imprese Carrara ha citato i sustainability linked loan (finanziamenti che possono essere legati all’aspetto ESG che si ritiene più rilevante), i finanziamenti per l’economia circolare e i green bond, su cui sono già stati mobilitati circa 110 miliardi di euro. Serve però che la domanda da parte delle imprese sia sostenuta: una survey effettuata da Intesa sui clienti pmi ha mostrato che circa la metà è orientata sugli investimenti sostenibili ma che solo il 23% delle pmi intervistate si sente pronta ad effettuarli nel breve termine.
E a proposito di green bond a metà settembre la Commissione Europea ha approvato il framework con gli standard per gli European Green Bond. Con l’obiettivo, entro il 2026, di obbligazioni verdi per 250 miliardi di euro, pari al 30% dell’emissione totale di NextGenerationEU, l’UE punta ad essere il primo emittente di obbligazioni verdi al mondo. E già a ottobre è attesa la prima emissione di green bond.
Su questo strumento Unicredit si è attivata da tempo, partecipando al consorzio della prima emissione del 2007 ha sottolineato Giuseppe Zammarchi – Head of Group Sustainability Unicredit che rileva la crescita di interesse sia per i sustainability linked loan che per i bond. Accompagnare le imprese clienti nel percorso di sostenibilità è un compito che le banche devono fare con responsabilità, senza lasciare nessuno indietro: non si possono sospendere i finanziamenti in determinati settori senza considerare, ad esempio, le ricadute sociali di questa scelta.
Lorenzo Randazzo – institutional sales e RI Expert AXA Investment Managers Italia ha portato il punto di vista dell’asset management che si confronta costantemente con queste tematiche. Infatti con l’introduzione lo scorso marzo del Regolamento 2088 sulla trasparenza delle informazioni di sostenibilità, la cosiddetta Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), gli asset manager devono indicare con chiarezza i propri prodotti sostenibili sia quelli light green, ossia che incorporano i fattori ESG secondo l’articolo 8 del regolamento che quelli dark green, che promuovono la sostenibilità. L’applicazione dei principi ESG riguarda anche i mercati privati dove cresce l’investimento responsabile anche se con una certa differenziazione tra la clientela: i millennials, ad esempio, sono più sensibili agli aspetti di sostenibilità degli investimenti.
In tutto questo è sempre più importante la tecnologia, con la capacità di innestare nei modelli di business le potenzialità portate dal digitale e dall’intelligenza artificiale. Alla fame di dati del settore bancario, spiega Pierandrea Petretta – Relationship Manager Director nCino, piattaforma di cloud banking, si risponde non solo con gli strumenti con cui raccogliere i dati ma soprattutto con il miglioramento della capacità di selezionarli ed interpretarli correttamente nella logica ESG.
