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Il white paper di Generali

Il 41% delle PMI europee ha avviato la transizione sostenibile in azienda, l’Italia guida

Il 41% delle PMI europee ha già adottato o sta implementando una strategia ESG, in crescita rispetto al 34% del 2020. In sei anni, quindi, la sostenibilità nelle piccole e medie imprese europee ha registrato un incremento di sette punti percentuali, nonostante inflazione, aumento dei costi energetici, instabilità geopolitica e nuove richieste normative. A guidare la trasformazione c’è l’Italia dove le pmi che hanno avviato la transizione e implementato la sostenibilità in azienda sono pari al 47%, un incremento di 27 punti percentuali: il più elevato tra tutti i Paesi analizzati. L’Italia supera così la media europea e si avvicina ai livelli delle “best in class”, ovvero Francia e Portogallo, dove la quota è al 49%. È questa la fotografia del white paper Fostering Sustainability in Small and Medium-Sized Enterprises, realizzato da Generali con SDA Bocconi Sustainability Lab nell’ambito del progetto SME EnterPRIZE.

L’indagine, condotta tra gennaio e febbraio 2026 su 1.100 PMI europee, restituisce una fotografia di un mercato ormai diviso in modo stabile tra aziende già attive sul fronte ESG e una quota ancora ampia di imprese che fatica a entrare nel percorso della transizione sostenibile.

Il documento evidenzia come il tema non sia più limitato a reputazione o compliance. Per molte PMI la sostenibilità è diventata un elemento collegato a competitività, accesso al credito, gestione del rischio e relazioni industriali. Allo stesso tempo, però, cresce il peso degli ostacoli burocratici e regolatori, che le imprese percepiscono oggi come il principale freno all’adozione di strategie ESG.

ESG nelle PMI europee: crescita stabile ma ancora disomogenea

Il white paper individua quattro categorie di imprese. Gli “Heroes” sono le aziende che hanno già implementato una strategia ESG; i “Soon-to-be” sono quelle che hanno avviato il processo; gli “Undecided” valutano la possibilità di intervenire; i “Laggards” non hanno adottato alcuna iniziativa e non prevedono di farlo. Nel 2026 Heroes e Soon-to-be rappresentano insieme il 41% delle PMI europee. Dopo il picco del 44% registrato tra 2023 e 2025, il dato mostra una fase di consolidamento più che di arretramento.

Secondo il report il sistema europeo delle PMI sta entrando in una fase più matura. Le imprese maggiormente orientate alla sostenibilità sembrano ormai costituire un nucleo stabile, mentre resta elevata la quota di aziende ferme o indecise. I “Laggards” si attestano al 38%, mentre gli “Undecided” rimangono intorno al 15-16%. Cresce inoltre la componente “Don’t know”, salita dal 3% al 6%, segnale di una crescente difficoltà nel comprendere un quadro normativo e operativo sempre più articolato.

Fonte: Fostering Sustainability in Small and Medium-Sized Enterprises, Generali e SDA Bocconi Sustainability Lab

La dimensione aziendale continua a incidere in modo significativo. Tra le PMI con 50-249 dipendenti il tasso di adozione ESG raggiunge il 56%, mentre scende al 42% tra le imprese con 20-49 addetti e al 37% tra quelle con 10-19 dipendenti.

Secondo Generali e SDA Bocconi, la disponibilità di risorse organizzative e competenze interne continua quindi a rappresentare un elemento determinante nella capacità di sviluppare strategie ESG strutturate.

Diversa invece la situazione sul piano settoriale. Il report mostra una sostanziale convergenza tra industria, servizi, costruzioni e commercio, tutti collocati attorno al 40-42% di adozione. Questo indica che la sostenibilità non è più un tema confinato a specifici comparti produttivi ma interessa in modo trasversale l’intero sistema economico europeo.

Burocrazia e incertezza normativa restano il principale ostacolo

Nel 2026 il 56% delle imprese europee indica regolazione e burocrazia come il principale ostacolo alla transizione sostenibile. La stessa percentuale segnala la carenza di incentivi pubblici, mentre il 53% denuncia l’assenza di un quadro legislativo chiaro. Tutti indicatori in aumento rispetto al 2023.

Il report sottolinea dunque un apparente paradosso. L’Unione europea ha approvato nel dicembre 2025 il pacchetto Omnibus I, che introduce semplificazioni sugli obblighi di reporting legati a CSRD e CSDDD. Tuttavia, le PMI continuano a percepire un aggravio burocratico crescente. La spiegazione, secondo il white paper, è duplice: da un lato le aziende non hanno ancora assimilato gli effetti concreti delle riforme; dall’altro le criticità segnalate riguardano soprattutto autorizzazioni, procedure operative e gestione amministrativa quotidiana, elementi che non vengono risolti soltanto attraverso una riduzione degli obblighi di rendicontazione.

Accanto ai temi normativi emerge anche una difficoltà più culturale. Il 47% delle PMI europee dichiara infatti di non comprendere pienamente il valore economico della sostenibilità. È un dato nuovo introdotto nell’edizione 2026 del report e rappresenta uno dei principali ostacoli percepiti.

Seppur persistenti, le barriere economiche, finanziarie e di capacità interna si sono leggermente attenuate rispetto al picco del 2025. La percentuale di PMI che lamentano una mancanza di risorse finanziarie scende al 46% nel 2026, con un calo di 2 punti percentuali rispetto al 2025 e di solo 1 punto rispetto ai livelli del 2023. Analogamente, la mancanza di risorse interne, competenze e capacità diminuisce di 4 punti rispetto al 2025, rimanendo di appena 1 punto superiore al livello del 2023.

Nel complesso, i dati del 2026 rivelano un crescente squilibrio. Mentre i vincoli finanziari e di capacità sembrano relativamente gestibili, il quadro istituzionale più ampio per l’adozione della sostenibilità sta diventando sempre più difficile da rispettare per le PMI. Ciò sottolinea la necessità di una regolamentazione più semplice, di linee guida più chiare e di incentivi pubblici più forti.

Perché le PMI investono in sostenibilità

Aumentano però anche i benefici percepiti dalle aziende che integrano la sostenibilità nelle loro strategie. Al primo posto in termini di crescita troviamo la competitività, segnalata dal 68% delle aziende del white paper, con una crescita di 18 punti percentuali rispetto al 2022. È l’aumento più marcato registrato nell’intera ricerca.

I vantaggi ambientali e operativi rimangono in cima alla gerarchia dei benefici. L’81% delle imprese indica infatti un miglioramento dell’impatto ambientale, (+3 punti percentuali dal 2022), il 71% segnala maggiore efficienza e produttività, (+7 punti percentuali) mentre il 70% evidenzia progressi nella gestione del rischio (+14 punti percentuali).

Anche la dimensione finanziaria assume un peso crescente, con il 62% (+15 punti percentuali) delle PMI che rileva condizioni assicurative migliori grazie alle performance ESG, mentre il 57% dichiara un miglioramento nell’accesso al credito (+14 punti percentuali). Secondo il report, banche e assicurazioni stanno progressivamente integrando i parametri ESG nella valutazione del rischio aziendale, premiando le imprese considerate più resilienti e strutturate.

Tra i benefici emergono inoltre reputazione, relazioni con gli stakeholder e soddisfazione interna. Il 74% delle imprese segnala effetti positivi sul rapporto con i clienti, mentre il 72% evidenzia un miglioramento del dialogo con stakeholder e comunità locali. Elevati anche i livelli di soddisfazione di dipendenti e management, entrambi al 71%.

Per la prima volta compare anche un indicatore collegato alla capacità di anticipare le normative europee, con il 62% delle imprese che considera la sostenibilità utile per migliorare compliance e preparazione rispetto ai futuri obblighi regolatori. Un elemento che rafforza l’idea dell’ESG come strumento di gestione del rischio oltre che di posizionamento competitivo.

L’Italia supera la media europea per attenzione ai temi ESG

Andando a vedere nello specifico l’Italia, si possono notare i grandi passi avanti fatti. Nel 2020, infatti, solo il 20% delle PMI italiane aveva adottato o stava implementando strategie ESG. Nel 2026 questa quota sale al 47%, con un incremento di 27 punti percentuali: il più elevato tra tutti i Paesi analizzati. L’Italia supera così la media europea del 41% e si avvicina ai livelli di Francia e Portogallo, entrambi al 49%. Il report evidenzia inoltre che le imprese italiane mostrano livelli di preoccupazione inferiori alla media europea su diversi fronti, quali supporto istituzionale, accesso alla finanza sostenibile e comprensione del valore economico della sostenibilità.

Di contro resta elevata la difficoltà nell’accesso agli incentivi pubblici. Il 55% delle PMI italiane continua a indicare questo aspetto come un problema significativo, in linea con la media europea. Secondo il white paper, il dato suggerisce che il sistema produttivo italiano abbia ormai assimilato il valore industriale e competitivo della sostenibilità, ma continui a scontrarsi con limiti operativi nella relazione con la pubblica amministrazione e con gli strumenti di supporto disponibili.

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