Nel 2025 le emissioni in India crescono solo dello 0,7% mentre il PIL ha registrato una crescita del 7,8% superando le aspettative del mercato. Le rinnovabili trainano il calo record nel settore elettrico, ma industria e limiti tecnici frenano ancora la transizione.
Il percorso di decarbonizzazione dell’India ha registrato nel 2025 un’inversione di tendenza significativa, segnando un punto di discontinuità rispetto al trend degli ultimi quattro anni. Secondo le analisi condotte dal Centre for Research on Energy and Clean Air per Carbon Brief, le emissioni di CO2 sono cresciute dello 0,7%, l’incremento annuale più contenuto degli ultimi vent’anni. Un dato che è tanto più significativo considerando che a dicembre 2025 il PIL indiano è cresciuto del 7,8% (rispetto all’anno precedente) superando le aspettative di mercato del 7,2%.
Il calo delle emissioni di gas serra dell’ultimo anno si contrappone nettamente ai tassi di crescita compresi tra il 4% e l’11% registrati tra il 2019 e il 2024 (escludendo il 2020 su cui ha inciso il Covid), delineando un nuovo scenario per la stabilità climatica della regione. Il principale driver di questo risultato è rappresentato dalla contrazione del 3,8% delle emissioni nel settore elettrico.
Per la prima volta dal 1973 (escludendo anche in questo caso l’anno del Covid), l’output energetico derivante dal carbone ha subito una flessione. Questo risultato è stato reso possibile dalla combinazione tra una domanda elettrica moderata e un’immissione record di capacità da fonti rinnovabili, che nel solo 2025 ha visto l’installazione di 47 GW di solare e 6,3 GW di eolico.
Tuttavia, questo progresso è stato parzialmente frenato dai settori hard-to-abate, come acciaio e cemento, i cui incrementi produttivi hanno compensato i risparmi ottenuti nella generazione elettrica.Nonostante il miglioramento del mix energetico, il sistema industriale indiano presenta ancora rilevanti ostacoli tecnici legati alla flessibilità operativa.
A differenza della Cina, che ha già ridotto i tassi minimi di utilizzo delle centrali a carbone tra il 25% e il 40% per integrare maggiormente le rinnovabili, l’India mantiene un approccio più cauto. Per integrare infatti il volume di energia rinnovabile nella rete, le centrali a carbone dovrebbero operare in regime di carico ridotto (low-load), ovvero a una frazione della loro potenza massima. A tal proposito, l’operatore statale National Thermal Power Corporation (NTPC) ha espresso forti riserve, avvertendo che sottoporre impianti progettati per una produzione costante a continue variazioni di carico, il cosiddetto cycling, provochi un’usura accelerata delle componenti critiche.
In conclusione, sebbene l’India stia progressivamente riducendo la propria intensità carbonica, la piena integrazione delle fonti pulite resta vincolata alla modernizzazione delle infrastrutture esistenti e alla capacità del governo federale di sopportare i maggiori costi di manutenzione necessari. Per gli osservatori internazionali, il dato del 2025 non rappresenta un punto di arrivo, ma piuttosto l’inizio di una fase complessa in cui l’India dovrà bilanciare sicurezza energetica e ambizioni di sostenibilità nel lungo periodo.
