Cina-ESG | ESGnews

Emissioni

Cina, emissioni in calo per la prima volta dal 2022

Le emissioni di CO₂ della Cina si sono stabilizzate e potrebbero essere in diminuzione per la prima volta dal 2022. Secondo nuove analisi, il Paese registra quasi due anni di dati piatti o in calo non legati a crisi economiche. Un segnale cruciale per la transizione energetica globale, ma ancora fragile.

Le emissioni di anidride carbonica della Cina, il più grande emettitore mondiale di gas serra, hanno mostrato segnali di stabilizzazione e, in alcuni periodi, una lieve diminuzione, segnando un possibile punto di svolta nel percorso globale verso la decarbonizzazione. Secondo le analisi più recenti del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA) per Carbon Brief, nel quarto trimestre del 2025 le emissioni cinesi sono scese dell’1%, con una riduzione stimata dello 0,3% sull’intero anno. Il dato, pur contenuto e soggetto a margini di errore, rappresenta un cambiamento significativo. Per quasi due anni, infatti, le emissioni del Paese sono rimaste stabili o in lieve calo, il periodo più lungo mai registrato senza una concomitante diminuzione della domanda energetica.

Questo elemento distingue la fase attuale da precedenti riduzioni, come quella durante la pandemia, legata ai lockdown e al rallentamento economico. Oggi la stabilità delle emissioni avviene in un contesto di crescita dei consumi energetici, segnale che la rapida espansione delle energie rinnovabili e dell’elettrificazione sta iniziando a compensare l’aumento della domanda. Se la tendenza venisse confermata nei prossimi anni, la Cina potrebbe raggiungere il picco delle emissioni prima dell’obiettivo ufficiale del 2030, con implicazioni decisive per gli sforzi globali di contenimento del riscaldamento climatico.

Tuttavia, la situazione resta incerta. La dipendenza dal carbone è ancora elevata e alcuni settori, come l’industria chimica, registrano aumenti significativi delle emissioni. Inoltre, il calo osservato è ancora troppo limitato per garantire un percorso coerente verso la neutralità carbonica. Il futuro dipenderà in larga parte dalle scelte politiche del governo cinese, in particolare nel prossimo piano quinquennale, che definirà il ritmo della transizione energetica e l’equilibrio tra crescita economica e sostenibilità ambientale.

Transizione energetica e boom delle rinnovabili in Cina

Uno dei principali fattori dietro la stabilizzazione delle emissioni è l’espansione senza precedenti delle energie rinnovabili. Nel 2025 la produzione di energia solare è cresciuta del 43%, quella eolica del 14% e il nucleare dell’8%, generando circa 530 terawattora di nuova elettricità, una quantità sufficiente a coprire l’aumento della domanda. Parallelamente, la capacità di accumulo energetico, in particolare attraverso batterie, è aumentata rapidamente, contribuendo a migliorare la flessibilità del sistema.

Questo sviluppo ha consentito al settore elettrico di ridurre le emissioni nonostante il consumo di elettricità sia cresciuto. Anche il trasporto ha contribuito, grazie alla diffusione dei veicoli elettrici, mentre la domanda di cemento e acciaio è calata con il rallentamento del comparto edilizio. La Cina, che produce quasi metà del cemento mondiale e oltre la metà dell’acciaio, ha quindi visto una riduzione delle emissioni in settori tradizionalmente ad alta intensità di carbonio.

Tuttavia, l’aumento della capacità rinnovabile non sempre si traduce in maggiore produzione, a causa di problemi infrastrutturali come la congestione della rete elettrica. Le riforme del sistema e nuovi investimenti potrebbero accelerare il calo delle emissioni, rendendo il trend più strutturale.

I limiti della svolta: carbone e industria chimica restano centrali

Nonostante i progressi, la Cina continua a dipendere in larga misura dal carbone, che domina ancora la generazione elettrica. Nel 2025 il suo utilizzo è diminuito di circa il 2%, ma resta un pilastro del sistema energetico. Questo elemento rappresenta il principale ostacolo a un calo rapido e consistente delle emissioni.

Inoltre, alcuni settori stanno andando nella direzione opposta. L’industria chimica, pur rappresentando una quota minore rispetto ad altri comparti, ha registrato una crescita delle emissioni del 12% e continua a espandersi. Il suo peso crescente potrebbe rallentare i progressi complessivi.

Gli analisti sottolineano che la riduzione osservata finora è troppo modesta: un aumento anche lieve potrebbe riportare le emissioni sopra i livelli record del 2024. Ciò dimostra quanto la fase attuale sia fragile e dipendente da decisioni politiche, economiche e tecnologiche.

Impatti globali e prospettive verso il picco delle emissioni

Il possibile anticipo del picco delle emissioni cinesi avrebbe conseguenze globali rilevanti. La Cina produce oltre un terzo della CO₂ mondiale: qualsiasi inversione di tendenza nel Paese ha un effetto diretto sulla traiettoria climatica del pianeta. Un calo strutturale potrebbe rafforzare gli sforzi internazionali e ridurre il rischio di superare gli obiettivi climatici.

Allo stesso tempo, il contesto internazionale è complesso e segnato da politiche divergenti tra le principali economie. Ciò rende ancora più centrale il ruolo della Cina nella transizione energetica. Il prossimo piano quinquennale sarà decisivo per chiarire se il Paese accelererà la riduzione delle emissioni o se privilegerà la sicurezza energetica e la crescita economica.

Per ora, la stabilizzazione rappresenta un segnale incoraggiante, ma non sufficiente. Gli esperti sottolineano che la vera svolta arriverà solo quando le emissioni inizieranno a diminuire in modo consistente e duraturo. Fino ad allora, la traiettoria della Cina resterà uno degli elementi chiave per il futuro climatico globale.

Scopri come ESGnews e i suoi partner possono aiutarti.