L’EEOC ha chiesto informazioni risalenti al 2018 su assunzioni, licenziamenti e programmi di sviluppo professionale. Nel mirino dell’agenzia federale statunitense l’impatto dei programmi di Diversity, Equity & Inclusion sulle pratiche occupazionali di Nike.
La U.S. Equal Employment Opportunity Commission (EEOC), l’agenzia federale statunitense responsabile dell’applicazione delle leggi contro la discriminazione sul lavoro, ha avviato un’azione giudiziaria per costringere Nike a fornire documentazione nell’ambito di un’indagine su presunte discriminazioni razziali nei confronti di lavoratori bianchi.
L’agenzia sta esaminando possibili violazioni del Titolo VII del Civil Rights Act, che vieta qualsiasi forma di discriminazione razziale in ambito lavorativo.
Secondo gli atti depositati in tribunale, l’indagine riguarda sospette pratiche discriminatorie “sistemiche” connesse ai programmi di Diversity, Equity & Inclusion (DEI) dell’azienda. In particolare, l’EEOC sta verificando se Nike abbia adottato criteri di selezione che avrebbero favorito o svantaggiato lavoratori in base alla razza in ambiti come assunzioni, promozioni, licenziamenti, programmi di stage, percorsi di leadership e iniziative di sviluppo professionale.
L’agenzia ha richiesto informazioni risalenti fino al 2018, inclusi i criteri utilizzati per i licenziamenti, l’uso dei dati su razza ed etnia dei dipendenti, anche in relazione alla definizione dei compensi dei dirigenti, e i dettagli di 16 programmi interni che, secondo l’EEOC, avrebbero previsto limitazioni basate sulla razza per l’accesso a mentoring e opportunità di carriera.
La presidente dell’EEOC, Andrea Lucas, ha dichiarato che l’agenzia agirà con decisione ogni volta che emergano indizi concreti di violazioni delle leggi antidiscriminatorie, sottolineando che il divieto di discriminazione previsto dal Titolo VII è “colorblind” e tutela lavoratori di ogni gruppo razziale. Lucas ha inoltre evidenziato come l’attuale amministrazione abbia rafforzato l’attenzione sull’applicazione rigorosa e uniforme delle norme in materia di diritti civili.
L’azione contro Nike si inserisce in un contesto più ampio di crescente scrutinio federale sui programmi DEI negli Stati Uniti. Negli ultimi mesi, l’amministrazione Trump ha avviato una serie di iniziative volte a limitare o rivedere politiche di preferenza basate su criteri razziali, in particolare nell’ambito dei contratti federali e dei programmi di supporto alle imprese.
Stando a quanto riportato da alcune testate online, Nike avrebbe definito l’azione dell’EEOC “sorprendente e inusuale”, ribadendo il proprio impegno verso pratiche di impiego eque e conformi alla legge. L’azienda ha affermato di ritenere i propri programmi coerenti con la normativa vigente e di voler continuare a collaborare con l’agenzia, riservandosi di rispondere formalmente alla richiesta del tribunale.
L’esito del procedimento potrebbe avere implicazioni rilevanti non solo per Nike, ma anche per molte altre aziende statunitensi che negli ultimi anni hanno adottato programmi DEI strutturati, in un momento in cui il confine tra inclusione, compliance normativa e rischio legale è sempre più al centro del dibattito pubblico e regolatorio.
