GRI lavoratori standard

Rendicontazione ESG

Diritti dei lavoratori, nuovi standard GRI in consultazione fino a marzo 2026

Come le aziende tutelano i diritti dei lavoratori lungo la catena del valore sta diventando il vero banco di prova della responsabilità aziendale globale. Per questo il GRI (Global Reporting Initiative), ente di riferimento per gli standard di rendicontazione ESG, ha avviato l’ultima fase di revisione degli standard dedicati al lavoro e aperto una consultazione internazionale sulle revisioni effettuate a cui sarà possibile rispondere fino al 9 marzo 2026.

Le modiche, presentate stamattina in un webinar pubblico, riguardano quattro standard chiave: Lavoratori nelle relazioni d’affari (GRI 414); Lavoro forzato (GRI 409); Lavoro minorile (GRI 408); Libertà di associazione e contrattazione collettiva (GRI 407). L’obiettivo è rafforzare la trasparenza su due diligence, prevenzione, segnalazione degli incidenti in risposta a sfide strutturali come povertà lavorativa, lavoro informale, disuguaglianze di genere e il persistere di lavoro minorile e forzato a livello globale.

I nuovi standard GRI per tutelare i lavoratori lungo la catena di approvvigionamento

Dalla lotta al lavoro forzato alla libertà di associazione, l’obiettivo è stabilire criteri più chiari e vincolanti in un contesto segnato da disuguaglianze persistenti e trasformazioni profonde del mercato del lavoro.

La consultazione, avviata dopo l’approvazione da parte del Global Sustainability Standards Board (GSSB) riguarda nello specifico quattro standard tematici inerenti i diritti e la tutela dei lavoratori:

  • Lavoratori nelle relazioni d’affari (GRI 414)
  • Lavoro forzato (GRI 409)
  • Lavoro minorile (GRI 408)
  • Libertà di associazione e contrattazione collettiva (GRI 407)

Le modifiche rispondono alle persistenti sfide del mercato del lavoro in tutto il mondo, tra cui la povertà dei lavoratori, l’aumento del lavoro informale, le radicate disuguaglianze di genere e i lenti progressi nell’eliminazione del lavoro minorile e forzato. Riflettono inoltre la crescente richiesta da parte delle organizzazioni di affrontare gli impatti negativi sui lavoratori nelle loro catene del valore.

Gli standard rivisti ampliano così la copertura dei diritti dei lavoratori e delle condizioni di lavoro, includendo processi di due diligence, segnalazione di incidenti, meccanismi di reclamo e coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori.

“Il rispetto dei diritti dei lavoratori è un requisito imprescindibile per qualsiasi organizzazione che affermi di operare in modo responsabile. I nostri standard rivisti mirano a definire aspettative più chiare su come le aziende identificano i propri impatti e rischi legati al lavoro, coinvolgono i lavoratori e apportano miglioramenti nelle proprie attività e lungo tutte le catene del valore. Incoraggiamo tutte le parti interessate a condividere le proprie opinioni attraverso il dibattito pubblico, affinché gli Standard finali siano ambiziosi, efficaci e pienamente fondati sulle migliori pratiche internazionali”, ha dichiarato Harold Pauwels, Direttore degli standard GRI.

GRI Labor Project: la revisione sugli standard del lavoro del GRI

Il GRI Labor Project si articola in quattro fasi. I periodi di consultazione pubblica si sono già svolti per la fase 1 (condizioni e pratiche di impiego), la fase 2 (vita lavorativa e sviluppo di carriera) e la fase 3 (inclusione e pari opportunità sul lavoro). L’attuale consultazione, dedicata ai diritti e alla tutela dei lavoratori, rappresenta la fase conclusiva del processo di raccolta dei contributi sull’intero set di standard sul lavoro oggetto di revisione.

Le modifiche proposte tengono conto dei principali strumenti intergovernativi di riferimento e delle più recenti aspettative in materia di trasparenza e condotta responsabile d’impresa, fondandosi sui Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, sulla Dichiarazione tripartita dell’OIL e sulle Linee guida dell’OCSE per le imprese multinazionali.

Lo sviluppo delle bozze di consultazione è stato guidato da un comitato tecnico, nominato dal GSSB, che include una rappresentanza tripartita di organizzazioni dei lavoratori, dei datori di lavoro e dei sindacati, con il supporto di un Advisory Group multi-stakeholder.

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