In Pirelli la sostenibilità è una leva strategica per innovare, crescere e competere. L’azienda ha scelto di collocare la responsabilità ambientale e sociale al centro del proprio modello di business, trasformandola in un motore di cambiamento. Dall’obiettivo net zero al 2040, il più ambizioso nell’industria dei pneumatici, alla transizione energetica degli stabilimenti perseguita coinvolgendo i dipendenti, fino allo sviluppo di pneumatici con tecnologia intelligente e sostenibili, capaci di anticipare i bisogni dei consumatori del futuro: l’approccio di Pirelli ai temi ESG racconta di un gruppo che ha fatto della sostenibilità una leva di valore. Una trasformazione che coinvolge l’intera filiera, responsabile di quasi il 90% delle emissioni complessive, che diventa un partner attivo per raggiungere obiettivi condivisi. A raccontare, in questa intervista a ESGnews, come Pirelli coniuga innovazione e sostenibilità, ingaggiando in questo percorso partner e comunità, è Matteo Battaini, Chief Sustainability and Future Mobility Officer di Pirelli.
In un mondo in rapida evoluzione, soprattutto in un settore come quello della mobilità, come si inserisce la sostenibilità nel vostro percorso di crescita?
Per Pirelli, sostenibilità, tecnologia e innovazione rappresentano il cuore dell’identità aziendale. Le tematiche di sostenibilità sono per noi fattori abilitanti per creare nuove opportunità di mercato. Il nostro compito è, infatti, quello di tracciare degli scenari che anticipino il futuro: chi saranno i consumatori e gli interlocutori tra 10 o 15 anni, quali saranno le tecnologie dominanti o le case automobilistiche che guideranno il mercato. E guardando avanti è impensabile immaginare che un prodotto, un servizio o un impianto produttivo non siano a minor impatto, sia dal punto di vista ambientale, sia da quello sociale. Per questo abbiamo incorporato i valori della sostenibilità nello sviluppo tecnologico, che è sempre stato il fulcro della nostra attività. Innovazione come fattore abilitante per il percorso verso una sempre maggiore sostenibilità: questa è la strada per costruire opportunità di mercato e rispondere alle esigenze delle nuove generazioni di consumatori.
In che modo approcciate alla sostenibilità e quali sono i temi più rilevanti per il settore della mobilità?
Il nostro approccio alla sostenibilità è pienamente integrato nel modello di business ed è pragmatico, non ideologico. Ci concentriamo quindi sugli elementi materiali che hanno impatti rilevanti sulla nostra attività e per il settore automotive il cambiamento climatico rappresenta senza dubbio la sfida più importante che siamo chiamati ad affrontare.
Uno dei punti centrali della vostra strategia riguarda infatti proprio il cambiamento climatico. Pirelli ha annunciato un piano net zero al 2040, il più ambizioso del settore. In cosa consiste concretamente e a che punto siete?
L’azienda ha scelto di operare sulle due dimensioni della mitigazione e dell’adattamento. Sul fronte mitigazione abbiamo definito un piano di transizione energetica con target di riduzione certificati SBTi e abbiamo avviato la costruzione di un portafoglio di carbon credit al 2040, ancora in fase di definizione quanto a impatti economici e soluzioni di mercato.
Abbiamo inoltre fissato un obiettivo net zero al 2040, il più ambizioso nell’industria degli pneumatici e abbiamo la capacità di essere molto dinamici. E questo rappresenta un notevole vantaggio competitivo, perché il nostro target risponde alle aspettative delle case automobilistiche, i nostri principali clienti, che hanno fissato obiettivi climatici tra il 2030 e il 2045 e chiedono ai fornitori di allinearsi a queste tempistiche.
Il piano prevede una riduzione del 90% delle emissioni scope 1, 2 e 3, quindi sia quelle interne sia lungo l’intera catena di fornitura. I progressi sono già significativi. Al 2024 abbiamo ridotto del 57% le emissioni scope 1 e 2, rispetto al 2018, e del 26% quelle scope 3. Tutto questo è stato reso possibile da un’implementazione integrata dei progetti di transizione energetica e produttiva previsti nei prossimi 10-15 anni con il piano industriale e con la strategia degli investimenti.
Quali azioni concrete avete messo a punto per realizzare gli obiettivi?
Abbiamo operato un passaggio alle rinnovabili per tutta l’energia elettrica acquistata dal gruppo e, dal primo trimestre di quest’anno, tutte le fabbriche Pirelli acquistano il 100% di energia elettrica rinnovabile. Inoltre, abbiamo introdotto un progetto interno tra i nostri 18 stabilimenti, la “climate change challenge”, per stimolare la proposta di progetti di efficientamento energetico che ha riscosso una grande partecipazione e interesse da parte dei dipendenti coinvolti. E ci sono stati risultati molto interessanti.
Stiamo inoltre elettrificando il processo di vulcanizzazione, una delle principali fasi per la produzione del pneumatico, sostituendo l’alimentazione energetica fossile con energia elettrica rinnovabile. Si tratta di centinaia di macchinari e ci vorrà tempo, ma entro il 2030-35 avremo completato la conversione. A termine, il beneficio non sarà solo ambientale, ma anche produttivo dato che una pressa elettrica è l’80% più efficiente di una a vapore. Riusciamo a compiere questi progressi investendo nelle tecnologie e dando ai nostri ingegneri l’opportunità di concentrarsi non solo sul prodotto, ma anche sui processi produttivi. È così che emergono nuove idee e innovazioni.
Oltre ai processi, il prodotto resta centrale. Come state lavorando per rendere i vostri pneumatici sempre più sostenibili nei materiali e nelle prestazioni?
Un altro importante ambito di miglioramento è il prodotto, dove vogliamo arrivare a eliminare gradualmente i materiali fossili, sostituendoli con materiali riciclati o di origine naturale. Ogni pneumatico è composto per circa il 20% da gomma naturale e per l’80% da materiali di diverse derivazioni, come gomma sintetica, prodotti chimici e acciaio. Anche in questo caso abbiamo una roadmap per sostituire questi componenti in 10-15 anni, con traguardi intermedi ben definiti. Già oggi abbiamo lanciato sul mercato un prodotto che contiene più del 70% di materiali di origine naturale e riciclata, che dimostra la validità delle nuove tecnologie. Ma la sfida principale è industriale: costruire filiere solide, con volumi e prezzi sostenibili per i materiali innovativi, senza mai compromettere la qualità e le performance che contraddistinguono il marchio Pirelli. È una trasformazione complessa nella quale siamo pienamente impegnati per coniugare innovazione e attenzione all’ambiente.
Avete parlato di mitigazione, ma c’è anche il tema dell’adattamento. Come vi state preparando a un futuro in cui gli scenari climatici potrebbero cambiare radicalmente?
Sul fronte dell’adattamento lavoriamo analizzando i rischi fisici, normativi e di mercato che potrebbero emergere in scenari in cui l’aumento della temperatura non si arrestasse a 1,5 gradi. Questo esercizio è fondamentale perché ci permette di comprendere i rischi con anticipo, integrarli nei nostri piani industriali e farci trovare preparati. Il futuro della mobilità, infatti, non dipenderà soltanto dall’evoluzione elettrica o digitale, ma sarà fortemente influenzato anche dal clima, dai cambiamenti nei consumi e dalla capacità delle tecnologie di adattarsi a un contesto in continua trasformazione.
La supply chain rappresenta quasi il 90% delle vostre emissioni complessive. Come gestite una sfida di questa portata e quali strumenti state adottando con i fornitori?
Le emissioni di Scopo 3, legate ai nostri fornitori, pesano per circa il 90% della nostra impronta di carbonio. È quindi fondamentale coinvolgerli in un percorso comune e condiviso.
E la base di partenza è disporre di un sistema di dati affidabili per potere implementare una road map efficace. Il nostro primo passo è quindi stato richiedere ai nostri fornitori di fornirci i dati primari sulle loro emissioni di GHG e una mappatura digitale dei loro processi tecnologici. Oggi abbiamo già ottenuto più del 90% dei dati primari per il calcolo della carbon footprint e questo ci consente di costruire quei piani concreti che ci hanno permesso di tagliare del 27% le emissioni Scope 3 e ci porteranno ad una riduzione del 30% al 2030. Un aspetto che vorrei sottolineare è che non si tratta “solo” di una riduzione delle emissioni, ma di una gestione responsabile della catena di fornitura che per noi è rilevante anche sotto il profilo degli aspetti sociali.
Ci può fare un esempio di come affrontate le tematiche sociali nella catena di fornitura?
Le affrontiamo sotto tre aspetti: creazione di capacità dei fornitori attraverso formazione, monitoraggio attraverso verifiche in situ, e introduzione di innovazione gestionale. Quest’ultimo, ad esempio, è il caso dell’introduzione dei rigorosi standard socio-ambientali di FSC (Forest Stewardship Council) nel mondo della gomma naturale per pneumatici. La gomma naturale, che è una materia prima per noi fondamentale, viene coltivata in aree socialmente e ambientalmente fragili. La filiera è lunghissima e coinvolge fino a sette-otto passaggi dal coltivatore e al processatore. Quindi è importante trovare un sistema che fornisca indicazioni circa la gestione ottimale di tutti gli aspetti rilevanti, dalla protezione delle foreste a quella delle persone, per i nostri fornitori, per noi e per i nostri clienti. Per affrontare questa sfida abbiamo lavorato all’introduzione della certificazione FSC, storicamente associata a carta e legno, nella catena di fornitura della gomma naturale per i pneumatici. Nel 2021, infatti, abbiamo lanciato il primo pneumatico con gomma naturale certificata FSC, dal 2024 anche tutti i pneumatici di Formula 1 sono dotati di tale certificazione e, recentemente, abbiamo firmato un contratto con Jaguar Land Rover per forniture 100% FSC. Nell’ottica di continuare a crescere su questa strada prevediamo di avere il 100% della produzione europea con gomma naturale certificata FSC entro il 2026.
L’innovazione nasce dalla collaborazione con partner strategici, come FSC, o con Bosch per la tecnologia Cyber Tyre, il primo sistema hardware e software al mondo che, attraverso pneumatici sensorizzati e l’elaborazione dei dati, contribuisce a rendere i veicoli più sicuri ed efficienti. In questo senso, Cyber Tyre non solo migliora la sicurezza attiva dei singoli conducenti, ma contribuisce anche a un traffico più fluido e responsabile, con benefici concreti per l’intera collettività e per chiunque condivida la strada.
Guardando al breve termine, quali sono le priorità più urgenti per Pirelli e per chi si trova ad affrontare la transizione sostenibile in settori complessi come il vostro?
Manteniamo la rotta e non perdiamo mai di vista l’obiettivo finale, anche in un contesto complesso e in continua trasformazione. Le transizioni che stiamo vivendo, da quella energetica a quella digitale, senza dimenticare la complessa gestione di filiere globali spesso esposte a difficoltà economiche e geopolitiche, richiedono un impegno costante e una capacità di adattamento rapida. L’esigenza nel breve è duplice: da un lato garantire la continuità operativa e industriale, dall’altro trasformare questi cambiamenti in leve di crescita e competitività.
In questo percorso diventa fondamentale anche il nostro contributo al dibattito legislativo e finanziario. Non basta avere un quadro normativo semplificato, perché semplificazione non significa necessariamente efficacia, talvolta rischia anzi di generare nuove rigidità. Ciò che serve davvero è un sistema regolatorio chiaro, stabile e soprattutto orientato a creare valore, incentivando lo sviluppo di un vero mercato sostenibile. In quest’ottica, è fondamentale costruire un ecosistema in cui la sostenibilità non sia soltanto un requisito da rispettare, ma un fattore trainante di innovazione, competitività e valore condiviso.

