Ridurre le emissioni, garantire la sicurezza e non lasciare indietro nessuno. Sono questi i principi che guidano l’azione di Liquigas, leader nella distribuzione di GPL. L’azienda, infatti, è da sempre impegnata a portare energia dove la rete del metano non arriva, offrendo un servizio essenziale a migliaia di famiglie italiane.
In Italia si contano 1.300 comuni non metanizzati, che rappresentano circa il 20% delle famiglie del Paese. Una quota tutt’altro che marginale che è spesso dimenticata nel dibattito pubblico sulla transizione energetica.
Proprio per questo, accanto alla dimensione ambientale, il lavoro di Liquigas ha una forte valenza sociale. Il GPL, pur essendo un combustibile fossile, permette di garantire un servizio accessibile, sicuro e più sostenibile rispetto ad alternative più inquinanti. Una visione coerente con il principio di just transition: una transizione energetica equa, che non escluda nessuno dai servizi essenziali.
Ne abbiamo parlato con Patrizia Valli, Responsabile Sicurezza, Ambiente e Sostenibilità di Liquigas SHV Energy, che ha illustrato la visione dell’azienda, le priorità strategiche (a cominciare dalla volontà di introdurre il bioGPL) e le prossime evoluzioni in materia di governance, tracciabilità e rendicontazione.
Quali sono gli obiettivi ambientali del vostro Piano di Sostenibilità al 2025 e a che punto siete per raggiungerli?
Liquigas ha iniziato a parlare di sostenibilità già diversi anni fa. Il nostro primo report di sostenibilità risale al 2011, un documento che, nel tempo, si è evoluto sia nei contenuti che nella struttura. Inizialmente, l’obiettivo era quello di sottolineare l’attenzione che riserviamo da sempre alla sicurezza, un tema centrale per la nostra attività.
Con il passare degli anni, l’ambiente è diventato sempre più rilevante. Per questo, nel 2021 abbiamo implementato il nostro Piano di Sostenibilità al 2025, con l’intento di sistematizzare e valorizzare tutte le iniziative già presenti nei diversi dipartimenti aziendali e che avevano un impatto in ambito ESG.
Il Piano è stato strutturato in cinque macro-aree. Garantire la salute e la sicurezza lungo tutte le fasi della catena del valore; migliorare la qualità dell’aria e agire rispetto al cambiamento climatico; dare valore all’industria italiana, aiutando le imprese a ridefinire la produttività grazie ad azioni di efficientamento energetico; promuovere la legalità; valorizzare le persone di Liquigas come abilitatori del cambiamento, creando una cultura aziendale basata su sostenibilità, innovazione, inclusione e diversità.
Sul fronte ambientale, nel 2021 ci siamo posti, in linea con gli obiettivi della nostra casa madre SHV Energy (gruppo multinazionale con sede nei Paesi Bassi e presente in numerosi paesi tra Europa, Asia e America), l’ambizioso obiettivo di ridurre del 25% le emissioni di CO₂ (Scope 1 e 2) entro il 2025.
Per raggiungerlo abbiamo avviato una serie di azioni concrete che ci hanno permesso di fare grandi passi in avanti. Abbiamo per esempio aumentato l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili, installato impianti fotovoltaici nei nostri stabilimenti e realizzato un efficientamento energetico dei depositi e degli impianti, tramite l’adozione di tecnologie a basso consumo e la sostituzione di macchinari obsoleti.
Altro passaggio importante è stato l’ottimizzazione della flotta aziendale, dato che una grossa parte delle emissioni deriva proprio dal trasporto del nostro prodotto che avviene su gomma, rinnovando i mezzi e migliorando l’efficienza delle rotte, inoltre abbiamo introdotto l’uso dell’HVO (olio vegetale idrotrattato), per le nostre autovetture e i nostri camion.
Per ora, le azioni implementate hanno riguardato lo Scope 1 e lo Scope 2. Lo Scope 3, che nel nostro caso rappresenta circa il 99% delle emissioni totali, è particolarmente complesso, poiché riguarda l’utilizzo finale del prodotto, cioè la sua combustione da parte del cliente per riscaldamento o cottura.
Tuttavia, il target di un calo del 25% al 2025 si è rivelato molto sfidante. Anche per questo, la casa madre ha recentemente aggiornato i propri obiettivi, fissando una riduzione del 22% al 2030, tenendo conto anche dell’evoluzione delle metodologie di calcolo e dei fattori di emissione.
Quali soluzioni concrete prevede la vostra strategia di decarbonizzazione?
Al centro della nostra strategia, c’è la transizione ai combustibili rinnovabili. L’obiettivo di lungo periodo, al 2050, è quello di passare completamente ai biocombustibili, in particolare al bioGPL, una molecola identica al GPL tradizionale per caratteristiche tecniche, ma di origine biologica.
Il bioGPL garantisce infatti le stesse performance in termini di potenza termica ed efficienza energetica del GPL di origine fossile, ma permette una riduzione fino all’80% delle emissioni di CO₂, lungo tutta la catena del valore.
Va ricordato che il GPL, pur essendo un combustibile fossile, ha già oggi ottime performance ambientali rispetto ad altre fonti, soprattutto per quanto riguarda la qualità dell’aria: è meno inquinante del gasolio, dell’olio combustibile e anche del pellet, nonostante sia di origine biologica.
Un ulteriore vantaggio del GPL è rappresentato dalla sua compatibilità con le attrezzature esistenti, che consente di evitare la sostituzione completa degli impianti per garantirne il funzionamento.
Il bioGPL rappresenta già una soluzione concreta?
Sì certamente. Nel 2025 abbiamo siglato un accordo con Amplia Infrastructures, società del gruppo Autostrade per l’Italia, per la prima fornitura ufficiale di bioGPL. Questo rappresenta un passo concreto verso l’introduzione dei combustibili rinnovabili. Per noi, il supporto di un gruppo multinazionale alle spalle come SHV Energy si è rivelato un vantaggio competitivo fondamentale, perché attualmente il bioGPL è ancora poco disponibile sul mercato.
Per garantire la tracciabilità del nostro prodotto bio, ci siamo inoltre certificati secondo lo standard ISCC (International Sustainability and Carbon Certification) che assicura che tutta la filiera del prodotto sia sostenibile e verificabile.
Oltre al bioGPL, operiamo anche nel settore del biometano liquido (bioGNL) dove abbiamo sviluppato un significativo progetto di economia circolare con Contarina, azienda municipalizzata della provincia di Treviso, che si occupa della raccolta differenziata in 49 comuni del Triveneto. I mezzi di Contarina raccolgono i rifiuti organici, che vengono utilizzati per produrre biometano liquido (bioGNL) che viene stoccato presso un nostro impianto e lo stesso bioGNL viene poi utilizzato per alimentare la flotta di veicoli che effettua la raccolta.
Avete attuato strategie di compensazione?
No, abbiamo scelto di concentrare le risorse disponibili su investimenti diretti nei nostri impianti, in linea con la casa madre, con l’obiettivo di apportare miglioramenti concreti e strutturali. Preferiamo destinare questi investimenti allo sviluppo del bioGPL e ad altre iniziative che ci permettano di ridurre direttamente la nostra impronta di carbonio, piuttosto che compensare le emissioni con strumenti esterni.
Come società energetica quali sono le vostre linee di sviluppo per i prossimi anni e quale ritenete sia il vostro ruolo?
Le nostre linee di sviluppo seguono le direttrici che abbiamo già accennato in precedenza. L’obiettivo è l’introduzione progressiva, fino alla commercializzazione completa, di combustibili biologici, come il bioGPL e il bioGNL, ed eventualmente anche di nuovi combustibili di origine sintetica, come l’rDME, la cui introduzione è attualmente in fase di studio.
Il nostro ruolo è quello di facilitatore della transizione energetica. Siamo, infatti, convinti che, in questa fase di passaggio, non sia realistico pensare di convertire tutto all’elettrico o all’idrogeno nel breve periodo. La domanda globale di energia è ancora troppo elevata perché una sola tecnologia possa soddisfarla in modo efficiente e sostenibile.
Per questo motivo, la nostra visione si basa sulla neutralità tecnologica: crediamo che diverse soluzioni sostenibili e un mix di tecnologie possano e debbano coesistere, integrandosi tra loro per garantire continuità, affidabilità e accessibilità energetica agli utenti finali. Poi, ovviamente, saranno il tempo e l’evoluzione delle tecnologie a dirci quale sarà il futuro assetto energetico.
Avete citato l’idrogeno: fa parte della vostra strategia?
No, l’idrogeno non rientra attualmente nelle nostre aree di attività, ma non perché non ci crediamo. È una tecnologia sicuramente interessante, ma al momento non è coerente con il nostro modello di business né con la nostra filiera di distribuzione.
Oltre all’ambiente, quali sono i temi di sostenibilità materiali per la vostra società?
Salute e sicurezza rappresentano per noi una priorità assoluta, non solo per i dipendenti e collaboratori, ma anche per le comunità locali in cui operiamo.
Inoltre, crediamo fortemente nella formazione. Da sette anni portiamo avanti un programma di educazione ambientale rivolto alle scuole secondarie di primo grado: abbiamo già raggiunto 300.000 studenti in tutta Italia con l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi su temi fondamentali come l’inquinamento e le diverse fonti di energia. Vogliamo offrire loro gli strumenti per diventare consumatori più consapevoli in futuro, cercando anche di coinvolgere indirettamente le loro famiglie. In ambito accademico, collaboriamo con l’Università Cattolica di Milano, supportando un master in Sustainable Business Administration.
Quanto alla sicurezza, essendo soggetti alla Direttiva Seveso, ogni anno riceviamo ispezioni da parte degli enti preposti e adottiamo piani rigorosi di valutazione dei rischi nei nostri impianti industriali. La nostra esperienza operativa dimostra che gli incidenti sono estremamente rari, la maggior parte degli incidenti è causata da pratiche scorrette o mancanza di controlli di qualità, come per esempio il fenomeno del riempimento abusivo delle bombole, spesso presso benzinai, un’attività pericolosa e in totale violazione delle norme.
Per contrastare queste violazioni, collaboriamo attivamente con le forze dell’ordine e la Guardia di Finanza, insieme ad altri soci della nostra associazione di categoria Assogasliquidi. Un impegno necessario, sia per la sicurezza delle persone sia per tutelare la reputazione dell’azienda e la fiducia degli stakeholder.
Come viene integrata la sostenibilità nei processi decisionali aziendali e nella governance?
La sostenibilità è integrata su più livelli. L’amministratore delegato ha un ruolo centrale nelle decisioni strategiche, mentre il mio ufficio cura da anni un sistema di gestione integrato che copre sicurezza, ambiente ed energia, con procedure condivise e monitoraggio dei dati esteso a tutta l’organizzazione.
Inoltre, Liquigas ha aderito a Responsible Care, un programma volontario dell’industria chimica mondiale, nato inizialmente per migliorare la gestione di sicurezza, salute e ambiente, e che oggi si è evoluto fino a comprendere aspetti più ampi legati alla sostenibilità. Partecipiamo attivamente a questo programma, condividendo informazioni e scelte strategiche.
In parallelo, collaboriamo strettamente con la casa madre, che sarà soggetta alla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). Anche se Liquigas non rientra direttamente nell’obbligo, partecipiamo alla mappatura dei dati e alla valutazione dei gap rispetto ai nuovi requisiti. Per questo è stato creato un comitato interno con le funzioni aziendali coinvolte, Finance, HR, Sostenibilità, Comunicazione, che si riunisce regolarmente per coordinare le attività legate alla direttiva.
Abbiamo inoltre introdotto uno strumento per la mappatura dei progetti aziendali, con l’obiettivo di valutarne l’impatto, in termini economici ma anche in termini di riduzione delle emissioni di CO₂. Anche qui è previsto un comitato dedicato ai temi ambientali e di sostenibilità.
Infine, un comitato dedicato alla Diversity & Inclusion è in fase di consolidamento, rafforzato dalla recente nomina di una giovane direttrice del personale attenta a questi temi.
Come avete strutturato la tracciabilità dei dati e la reportistica?
Ogni trimestre monitoriamo le nostre emissioni raccogliendo i dati relativi a tutte le attività aziendali lungo l’intera catena del valore, dall’approvvigionamento alla consegna finale al cliente, attraverso uno strumento dedicato. Attualmente utilizziamo un file Excel strutturato, definito a livello centrale dalla casa madre secondo gli standard internazionali, in particolare il GHG Protocol. Questo ci consente di tracciare le emissioni Scope 1, 2 e 3 in modo coerente, garantendo uniformità nella raccolta dei dati tra tutte le business unit del gruppo. I dati raccolti, inoltre, sono utili sia per la reportistica interna e il monitoraggio degli obiettivi, sia poi per il bilancio di sostenibilità che viene redatto ogni anno.
Infine, poiché la casa madre sarà soggetta alla CSRD, stiamo lavorando all’adozione di un nuovo tool, Gravity Climate, che ci permetterà di automatizzare la raccolta dei dati primari, migliorando l’efficienza e riducendo gli errori legati all’inserimento manuale.
