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La Sustainability Week parte dalle infrastrutture: da acqua a energia, la sfida degli investimenti in Italia

Si è aperta con l’Infrastructure day, la Sustainability week di Euronext. Alla prima giornata hanno preso parte 26 aziende quotate, dalle multiutility alle aziende energetiche, con la difesa che quest’anno fa capolino per la prima volta, che rappresentano il 22% della capitalizzazione di Borsa Italiana (pari a circa 200 miliardi di euro) più cinque società private che hanno emesso bond ESG sul mercato. L’evento ha ospitato oltre 450 incontri con investitori, a cui hanno partecipato più di 85 operatori finanziari nazionali e internazionali. Riprova dell’interesse da parte degli investitori per un settore, quello delle infrastrutture, importante per lo sviluppo del Paese, che costituisce un asse portante di crescita e decarbonizzazione.

Il panel che ha inaugurato l’evento, dal titolo Mix energetico, reti e infrastrutture: sicurezza, resilienza e innovazione, ha esplorato le principali sfide e opportunità legate all’evoluzione del mix energetico, il ruolo strategico delle multi-utility nel processo di transizione e l’innovazione delle infrastrutture fisiche. Al centro della discussione lo sviluppo di reti sicure e intelligenti, l’economia circolare e la resilienza dei sistemi infrastrutturali in un contesto in continua evoluzione, oltre alla nuova esigenza legata ai Data Center, che per via dei server dedicati all’intelligenza artificiale stanno diventando sempre più energivori. Ospiti dell’evento Renato Mazzoncini, CEO di A2A, Josef Gostner, Chairman & CEO di Alerion Clean Power, Cristian Fabbri, Executive Chairman di Hera, Paolo Gallo, CEO di Italgas, insieme a Luca Matrone, Head of Industry Energy di Intesa Sanpaolo IMI e Luca Dal Fabbro, Executive Chairman di Iren.

Nei prossimi anni l’Italia si troverà infatti a cogliere sfide importanti per rimanere al passo con la costante crescita della domanda di energia, ma anche di risorse idriche, e dovrà sostenere ingenti investimenti per lo sviluppo e l’ammodernamento delle diverse reti. Per gli investitori, ma anche per l’Italia, una sfida da non lasciare cadere.

“I rilevanti investimenti necessari mettono in evidenza il ruolo che svolge il settore infrastrutturale italiano: non solo come stimolo alla crescita, ma anche e soprattutto come leva per accrescere la competitività delle imprese. Questo filo conduttore è emerso chiaramente dagli interventi che hanno sottolineato come gli investimenti nelle diverse infrastrutture possano rafforzare la competitività delle aziende, favorire la decarbonizzazione, ridurre i divari territoriali e stimolare un cambiamento nei comportamenti dei cittadini, in particolare a livello locale”, sintetizza Patrizia Celia, Head of Large Caps and Investment Vehicles Listing Sales Italy di Euronext.

Acqua: servono almeno 6 miliardi all’anno di investimenti per la rete 

L’acqua è cruciale per la competitività delle imprese e rappresenta una colonna portante della stessa economia italiana. Basti pensare che l’industria del ciclo idrico integrato muove circa 11 miliardi di euro e impiega 100.000 dipendenti. Se si considerano anche le aziende che lavorano per l’acqua parliamo di circa 30 miliardi di euro e quasi un milione di lavoratori. Le imprese che utilizzano l’acqua (agricoltura, industrie idrovore/energetiche come carta, siderurgia, alimentare e data center) generano tra i 350 e i 400 miliardi di euro di giro d’affari, pari al 18-20% del PIL nazionale. “Nonostante l’importanza di questa risorsa il PNRR ha allocato solo 5,8 miliardi di euro per l’acqua in sei anni (meno di 1 miliardo all’anno), a fronte di una necessità stimata di investimenti pari a 6 miliardi all’anno per le sole perdite e di 10 miliardi all’anno per le attività di depurazione e dissalazione, sempre più importanti per preservare la qualità, nei prossimi cinque anni” osserva Luca Dal Fabbro, Chairman Utilitalia, Executive Chairman, Iren

Tra le criticità del sistema idrico italiano si evidenzia la perdita di capacità di accumulazione negli ultimi decenni. Negli anni ’70 l’Italia raccoglieva il 15-17% dell’acqua piovana, oggi meno del 9%, nonostante 300 miliardi di metri cubi cadano ogni anno. Altro punto dolente è quello della rete, che perde lungo il trasporto il 40% dell’acqua, contro il 10-15% in altri paesi europei. I 6 miliardi di euro di investimenti all’anno servirebbero, come evidenziato dal Chairman Utilitalia e Iren, proprio per adeguare le reti. A questi andrebbero aggiunti 10 miliardi all’anno per depurazione da PFAS e microplastiche e dissalazione nei prossimi cinque anni.

Energia: bisogna raddoppiare l’offerta di rinnovabili, ma le autorizzazioni sono troppo lente

La crescita della domanda e la transizione energetica in Italia impongono la necessità di accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico e idroelettrico) per soddisfare i bisogni, ridurre i costi e garantire la sicurezza energetica nazionale. Ma sul percorso ci sono alcuni ostacoli. Da una parte sul fronte delle autorizzazioni: per quanto riguarda eolico e fotovoltaico le tempistiche sono troppo lunghe e non vengono sbloccati nuovi progetti, mentre sul fronte dell’idrogeologico il mancato rinnovo delle concessioni non permette la pianificazione dei nuovi investimenti. Dall’altra parte, anche il disamoramento degli investitori nei confronti delle rinnovabili non agevola il finanziamento dell’industria.

“L’Italia deve raddoppiare la capacità installata di rinnovabili, ma affronta ostacoli significativi a livello governativo, autorizzativo e di opposizione locale. Nonostante la semplicità delle tecnologie per raggiungere gli obiettivi, come dimostrato da Cina e Spagna che hanno realizzato importanti infrastrutture, l’Italia è lenta nell’attuazione” afferma Josef Gostner, Chairman & CEO, Alerion Clean Power. Ed è un’occasione persa, visto che oramai le rinnovabili sono la fonte energetica meno costosa in Italia e nel mondo. Per abbassare i costi energetici, l’Italia dovrebbe quindi produrre più rinnovabili. “Senza azione, l’Italia rischia blackout e limitazioni energetiche, non potendo soddisfare la futura domanda che raggiungerà i 600 TWh in 15 anni” aggiunge l’ad di Alerion, che sottolinea inoltre come “gli attuali incentivi non sono sufficienti per stimolare grandi investimenti in fotovoltaico ed eolico, infatti i nuovi progetti riguardano solo impianti di piccola taglia domestici. E neanche il nucleare può essere considerata una risposta efficace: non solo per le tempistiche di realizzazione, almeno 15 anni da quando si avvia il progetto, ma anche per il costo. Si parla di 150-200 euro/MWh) rispetto alle rinnovabili”.

La sfida dei data center e l’aumento di domanda di elettricità

Le stime indicano che nei prossimi anni la domanda di energia crescerà dagli attuali 310 TWh a circa 500-600 TWh. Uno degli elementi che spinge questa crescita è il proliferare dei data center. “A livello globale, il loro consumo di energia potrebbe salire dall’attuale 1% a circa il 4% del totale. Un numero che non pare eccessivo. Il problema è tuttavia che la domanda è estremamente concentrata a livello locale. In Italia, per esempio, su 55 giga di domanda ben 30 sono in Lombardia, mentre il resto è distribuito nelle diverse aree della Penisola. Per le utility”, osserva Renato Mazzoncini, CEO di A2A, “costituiscono un’opportunità di business, ma mettono sotto stress la rete e la capacità di generazione. L’unica risposta immediata in Italia è l’utilizzo delle centrali termoelettriche, mentre a livello globale, si costruiscono cicli aperti, meno efficienti ma rapidi da installare”.

I data center, però, oltre a consumare energia, ne rappresentano anche una possibile fonte, perché generano molto calore che può essere recuperato per il teleriscaldamento. “Un progetto pilota a Brescia ha dimostrato che un piccolo data center può riscaldare 1500 appartamenti, offrendo un’opportunità per la decarbonizzazione urbana” racconta Mazzoncini, d’altro canto “l’elevata domanda energetica dei data center richiede un quadro normativo e legislativo per una pianificazione infrastrutturale efficace e per sostenere le aziende abilitanti”.

Il gas continuerà a giocare un ruolo importante nel prossimo decennio

Elettricità o gas? Quale sarà l’equilibrio tra questi due vettori energetici nei prossimi anni? Le analisi dei diversi operatori mostrano come uno scenario futuro non possa prescindere da un equilibrato mix energetico in grado di dare capacità di crescita, costi ragionevoli e stabilità al sistema. “L’Italia è storicamente più dipendente dal gas rispetto all’elettricità, con un rapporto gas-elettricità superiore a 2, contro una media europea di 1,5. Gli scenari di decarbonizzazione prevedono una parità di consumi tra gas ed elettricità attorno al 2030. Tuttavia” dichiara Cristian Fabbri, Executive Chairman, Hera, “le analisi territoriali indicano una diminuzione più lenta dei consumi di gas, posticipando la parità tra il 2035 e il 2040, ma con una quota di gas che rappresenterà ancora circa il 40% del mix negli anni successivi”.Entrambe le infrastrutture saranno quindi fondamentali per soddisfare il fabbisogno energetico del Paese per i prossimi 20-25 anni. 

“Se si parla di derby tra gas ed elettricità, deve essere un derby dell’amicizia, se si pensa invece che uno dei due debba vincere e l’altro perdere credo proprio che abbiamo sbagliato strada”, concorda Paolo Gallo, CEO, Italgas, che sottolinea come sia importante la collaborazione che fornisce il grado di diversificazione necessario per evitare black out come quello accaduto in Spagna. Per Gallo, inoltre, la strada della decarbonizzazione non passerà solo dalle rinnovabili e dall’elettrificazione, ma dalla decarbonizzazione delle molecole. Che cosa si intende? l’ad fa riferimento a biometano, idrogeno, metano sintetico. “Abbiamo le infrastrutture per il trasporto del gas e per trasformarle in infrastrutture di trasporto di diverse molecole o blending di gas occorrono ingenti investimenti in digitalizzazione. Questa è la vera sfida” conclude Gallo.

Il climate change fa già sentire il proprio impatto

Per il settore energetico l’imperativo della decarbonizzazione è sempre più attuale. E mentre il sistema cerca di diventare meno impattante e ridurre le proprie emissioni per non peggiorare la situazione del climate change, quest’ultimo ha già fatto sentire i suoi effetti e richiede investimenti per l’adattamento delle infrastrutture. Basti pensare alle centrali idroelettriche. Quando sono state costruite il livello dei ghiacciai era molto più esteso di adesso. La conseguenza è che l’attuale invaso non riesce a raccogliere l’acqua proveniente dai ghiacciai e quindi vanno riposizionate le canalizzazioni. Per quanto riguarda il sistema idrico, inoltre, il cambio del ritmo delle piogge con fenomeni di siccità alternati a nubifragi, cambia le dinamiche di raccolta e assorbimento. 

IA ed innovazione saranno indispensabili per raggiungere gli obiettivi

La risposta per riuscire a cogliere tutte le complesse sfide è quella dell’innovazione che permette di trovare nuove soluzioni o gestire in modo più efficiente quelle esistenti con un controllo dei costi fondamentale in un settore critico come quello dell’energia. In questo senso l’AI rappresenta un significativo driver di efficienza. Pur richiedendo una grande capacità computazionale, rappresentata dai data center, è un pilastro per migliorare l’efficienza nella gestione delle reti. In Italgas, per esempio, permette di prevedere i guasti ai contatori con oltre il 95% di affidabilità e l’ottimizzazione della pianificazione degli interventi sul campo, riducendo i costi e migliorando l’efficienza delle risorse. 

Le efficienze generate dall’AI si traducono in minori costi operativi, che vengono poi restituiti al sistema. “Tra il 2020 e il 2024 abbiamo restituito al mercato 300 milioni di euro in efficienza” precisa Gallo. La digitalizzazione è inoltre cruciale per integrare nuove reti e renderle “intelligenti” per gestire diversi tipi di gas (per esempio il blending di idrogeno). Hera, invece, ha sviluppato “un gemello digitale” per le reti per gestire i flussi in tempo reale, specialmente in aree con forte elettrificazione e produzione rinnovabile intermittente, come per esempio il caso del Porto di Trieste.