Un netto miglioramento sotto il profilo degli indicatori di sostenibilità e soprattutto della trasperenza. È quanto emerge da ESG Trends Report 2024, il primo rapporto annuale sulle tendenze e le performance ESG delle società quotate sul circuito di listini paneuropeo presentata nel corso della prima giornata della Sustainability Week. La fotografia sullo stato dell’arte delle società quotate, prima del suo genere a essere pubblicata da uno Stock Exchange, evidenzia come il 70% delle aziende large cap e il 49% delle mid cap quotate all’Euronext abbiano già anticipato i nuovi obblighi di rendicontazione associati alla tassonomia UE. Elemento che mostra l’attenzione delle aziende europee verso la sostenibilità, spinto anche dalla rapida evoluzione normativa che ha fissato parametri più stringenti sotto il profilo della reportistica, e il loro livello di maturità, considerando che, con l’imminente entrata in vigore della CSRD, la percentuale di large cap quotate su Euronext che dovranno rendicontare obbligatoriamente i risultati di sostenibilità per il 2024 sarà solo di poco superiore a quante già riportano (82%).
Il report offre uno spaccato su oltre 1.729 aziende quotate su Euronext che rappresentano una capitalizzazione di 6.600 miliardi e analizza più di 97.000 dati riguardo oltre 50 indicatori quantitativi vagliati per emittente, con particolare attenzione agli indicatori della CSRD, della SFDR e della tassonomia UE. Uno strumento utile per analisti e investitori tanto più che non si tratta di stime, bensì di dati puntuali collezionati grazie all’introduzione di My ESG Profile, lo strumento digitale, lanciato l’anno scorso, che consente agli emittenti di mostrare i propri sforzi nel percorso di sostenibilità e di informare gli investitori sui risultati raggiunti in ambito ambientale, sociale e di governance. E che vede una costante crescita delle informazioni fornite aumentate del 40% dal 2020 ai 23.186 data point del 2023.
Riduzione delle emissioni e consumi energetici
Dal rapporto emerge che in media le emittenti hanno ridotto del 14% le emissioni di gas serra Scope 1 e 2 nei tre anni in esame, un risultato ottenuto senza un impatto sul fatturato derivante da tale diminuzione. Anche il rapporto tra le tonnellate di emissioni prodotte per unità di ricavi si è, infatti, ridotto nel 2023 rispetto ai due anni precedenti.
Per quanto riguarda invece le emissioni Scope 3, ossia quelle emesse lungo tutta la value chain più difficili da monitorare per la difficoltà di reperire i dati presso terzi, nonostante nel 2023 si sia registrato un aumento della rendicontazione del 57% rispetto al 2020, sono ancora necessari passi in avanti da parte delle aziende sia sul fronte della qualità dei dati spesso non confrontabili tra loro, sia sul numero di aziende in grado di fornire tali dati.
La riduzione delle emissioni va poi a braccetto con gli sforzi sul fronte della transizione energetica. Infatti, oltre a un aumento del 13% per quanto riguarda la rendicontazione su tali aspetti, le large cap hanno anche ridotto la propria intensità energetica, ossia il consumo di energia totale per unità di ricavi, sceso del 26% tra il 2020 e il 2023. Dunque, a fronte di un aumento del profitto del 18% nei tre anni tali aziende hanno ridotto del 13% il proprio consumo energetico.
Al contempo, è cresciuta anche la percentuale di consumo e produzione di energie rinnovabili, passando dal 37% al 44%.
Diversity e inclusion
Proseguono, anche se lentamente, i progressi per quanto riguarda l’aumento del numero di donne nei consigli di amministrazione (dal 32,5% del 2021 al 34,6% del 2023) e la quota di donne in ruoli manageriali aumentata di 1,6 punti percentuali in 3 anni al 27,1%, quindi sempre al di sotto della soglia di un terzo della dirigenza.



