Per quasi il 90% delle piccole e medie imprese (PMI) la sostenibilità riveste un ruolo “molto” o “abbastanza” importante in azienda, guidando le scelte strategiche e di investimento. La spinta per il cambiamento viene soprattutto dal mercato e dagli stakeholder e tra i vantaggi di un approccio ESG, le aziende individuano benefici economici e opportunità legate alla competitività e alla reputazione. Per finanziare i progetti sostenibili, la maggior parte delle PMI guarda ancora alle banche, ma solo il 18% ha scelto nuovi strumenti finanziari. Oltre la metà delle rispondenti però esprime apertura in merito e la proposizione da parte degli operatori appare abbastanza diffusa con il 54% delle imprese che ha ricevuto proposte di strumenti diversi dal credito. Sono alcuni dei principali risultati emersi dalla ricerca PMI italiane, policrisi e finanza sostenibile: le opportunità per le imprese condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile, in collaborazione con BVA Doxa e Finlombarda. L’indagine, a cui hanno partecipato 450 PMI, è stata presentata in chiusura delle Settimane SRI, la principale rassegna in Italia sulla finanza sostenibile, organizzata dal Forum. La ricerca è stata realizzata con il sostegno di BPER Banca ed ENPACL.
“Le PMI rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana, dando lavoro all’80% degli impiegati dell’industria e dei servizi e generando oltre il 40% del PIL. È essenziale incrementare il tasso di conoscenza delle PMI rispetto ai criteri ESG e all’allineamento agli obiettivi dell’Agenda 2030″ ha dichirato in apertura dei lavori Francesco Bicciato, Direttore Generale del Forum per la Finanza Sostenibile. “Gli strumenti finanziari ci sono: attraverso un’iniziativa di sistema a sostegno delle PMI, si possono ottenere rilevanti risultati sul piano dello sviluppo economico e della riduzione delle disuguaglianze”.
Dall’analisi è emerso che la percezione della rilevanza della sostenibilità da parte delle PMI è aumentata. Il 56% delle aziende ritiene che i temi ESG abbiano un ruolo “molto importante” nelle scelte strategiche e di investimento, dato in forte aumento rispetto al 27% rilevato nell’indagine condotta nel 2020 e al 46% del 2022. E tale importanza riconosciuta alla sostenibilità è uniforme tra i settori.

Fattori da considerare nella spinta all’adozione di criteri ESG nelle strategie aziendali sono le aspettative del mercato e degli stakeholder. Il 70% delle PMI coinvolte nell’indagine dichiara di aver ricevuto delle richieste specifiche, nel 35% dei casi dai clienti (soprattutto aziende attive in ambito B2B) e, a seguire, da stakeholder interni (dipendenti e management) e poi banche, compagnie assicurative, fornitori e investitori privati e/o pubblici.

La sostenibilità è associata a obblighi legali (il 68% delle PMI è abbastanza o molto d’accordo al riguardo) o alle richieste e aspettative del mercato, ma può diventare anche un fattore competitivo (l’86% è abbastanza o molto d’accordo nel ritenere che la sostenibilità offra questa opportunità) e può contribuire a ridurre rischi rilevanti anche dal punto di vista economico e finanziario (82%).
“Emergono i limiti legati alle dimensioni, ma ciò non impedisce agli imprenditori più illuminati di cogliere con successo l’opportunità della sostenibilità,” ha commentato Massimo Giusti, Presidente del Forum per la Finanza Sostenibile.
Indice
Opportunità e rischi di una maggiore attenzione alla sostenibilità per le PMI
Le aziende riconoscono diversi vantaggi legati alla sostenibilità. Oltre a benefici economici (il 44% cita la riduzione dei costi e dei consumi grazie all’efficientamento energetico), le PMI individuano opportunità legate soprattutto alla competitività e alla reputazione, come la possibilità di acquisire nuovi mercati (32%), vantaggi in termini reputazionali (27%) e di marketing e comunicazione (26%). Le iniziative sostenibili sono associate anche a una maggiore solidità economica (22%) e alla riduzione dei costi dovuti ai danni causati da eventi climatici estremi (22%).
Riguardo agli ostacoli derivanti da una maggiore attenzione ai temi di sostenibilità, emergono anzitutto le difficoltà burocratiche e il timore per costi di gestione più alti, nonché problemi nel reperimento delle risorse economiche per finanziare i progetti (opzioni citate da oltre il 40% delle aziende). Altri fattori indicati rimandano alla carenza di competenze e conoscenze interne sui temi ESG e alla difficoltà di proiettarsi nel medio-lungo termine insieme con la necessità di concentrarsi su altre priorità.

Fonte: PMI italiane, policrisi e finanza sostenibile: le opportunità per le imprese, Forum per la Finanza Sostenibile, in collaborazione con BVA Doxa e Finlombarda
Le difficoltà per la PMI risiedono dunque nella burocrazia e nei (presunti) maggiori costi di gestione e pertanto per vincere la sfida della transizione, “semplificare questi aspetti è una priorità del sistema” ha affermato Simone Pizzoglio, Partner, Head of BU Finance & Insurance, BVA Doxa.
Il ruolo della finanza sostenibile
Attualmente gran parte delle misure legate alla sostenibilità adottate nelle aziende è avvenuto tramite autofinanziamento (47%). Per la maggior parte delle PMI, però, le banche dovrebbero ricoprire un ruolo centrale nel finanziamento dei progetti sostenibili con il 38% che le vede come potenziali partner nell’identificazione delle soluzioni finanziarie più idonee e il 36% auspica che promuovano attivamente le iniziative sostenibili delle imprese.
La scelta dei partner finanziari per i progetti sostenibili si basa sulle condizioni di finanziamento e di accesso al credito (aspetto sicuramente rilevante e citato dal 46% delle aziende), ma anche su ulteriori elementi come la trasparenza e la chiarezza delle proposte (menzionate dal 43%), la reputazione (34%) e la competenza specifica in ambito ESG (30%).
Il 39% delle aziende (dato che sale al 49% nel settore agroalimentare) ha chiesto consulenza alla propria banca per finanziare progetti sostenibili. Tuttavia, nel 76% dei casi le soluzioni proposte sembrano non soddisfare completamente le aspettative.
L’indagine conferma inoltre il carattere bancocentrico del mercato italiano. Una PMI su due non conosce o conosce solo superficialmente strumenti finanziari diversi dal credito e solo il 18% delle aziende intervistate vi ha già fatto ricorso. Tuttavia, la proposizione da parte degli operatori finanziari appare abbastanza diffusa (il 54% ha ricevuto proposte di strumenti diversi dal credito). Il quadro potrebbe cambiare in futuro, poiché oltre la metà delle PMI esprime apertura in merito a nuovi strumenti finanziari.
Progetti sostenibili delle PMI e dimensione finanziaria
In media, nei diversi settori, per 7 aziende su 10 il modello di business si basa (totalmente o in buona parte) su un approccio sostenibile nella maggior parte degli ambiti aziendali. Al contrario, la sostenibilità fatica maggiormente ad affermarsi nei rapporti con la comunità e il territorio locale. Un’azienda su quattro ritiene che la propria organizzazione sia poco o per niente focalizzata su questi stakeholder.
Tra i fattori abilitanti per la progettazione e l’avvio di iniziative di sostenibilità, accedere a forme di fiscalità agevolata è l’aspetto ritenuto più significativo (il 90% è abbastanza o molto d’accordo al riguardo), ma risulta rilevante anche la consulenza esterna per gli aspetti normativi (84%), per la ricerca di nuove risorse finanziarie, fondi e finanziamenti (oltre l’80%), nonché per farsi guidare nei temi della sostenibilità (80%).
La dimensione finanziaria riveste quindi un ruolo fondamentale per supportare la transizione sostenibile delle pmi, come evidenziato da Alessandra Frangi, CEO e Founder di ESGnews, chiamata a moderare la tavola rotonda dell’evento di chiusura delle settimane SRI. “E per le piccole e medie imprese reperire le risorse economiche per finanziare gli investimenti in sostenibilità non è sempre facile, tant’è che il 47% dichiara di basarsi sull’autofinanziamento, mentre il 40% sostiene che uno dei maggiori ostacoli alla trasformazione sostenibile è proprio il reperimento dei mezzi finanziari” ha rimarcato Frangi. Oggi però gli strumenti messi a disposizione dalle banche per supportare i processi di transizione verso la sostenibilità delle PMI sono numerosi, ha sottolineato Giovanna Zacchi, Responsabile ESG Strategy, BPER Banca. Dai prodotti classici di project financing con un use of proceeds in ambito sostenibilità ai sustainable linked loan che, pur se non dedicati a progettualità specifiche in campo ambientale o sociale, prevedono obiettivi ESG su cui l’azienda si impegna e al raggiungimento dei quali il costo del finanziamento si riduce. BPER, come altre banche in tutt’Europa, ricorda Zacchi, si sta impegnando per accompagnare la transizione spinta anche dai nuovi obblighi della BCE. Da questo punto di vista però, la responsabile della strategia ESG evidenzia l’esistenza di un tema di misurazione. “Il GAR (Green Asset Ratio), su cui le banche europee vengono valutate, rileva l’allineamento alla tassonomia delle grandi aziende in portafoglio obbligate alla rendicontazione di sostenibilità, non considera le pmi”.
Policrisi e sostenibilità
Quest’anno la ricerca si è concentrata sul concetto di policrisi. Come ricordato in apertura dell’evento da Franco Panfili, Vice Capo Dipartimento Mercati e Sistemi di Pagamento di Banca d’Italia, il termine è stato coniato dal teorico della complessità Morin e fa riferimento a una situazione in cui bisogna far fronte a differenti sfide spesso interconnesse tra loro. Dall’indagine è emerso che 48% delle PMI intervistate ha sentito parlare di policrisi. Si riscontrano però due letture diverse del fenomeno. Se per il 19% esso rappresenta solo un problema, il 73% intravede anche delle opportunità per il futuro (che per il 14% superano addirittura i rischi). Tuttavia, è evidente l’impatto economico negativo delle diverse crisi con il 50% delle aziende, infatti, dichiara di aver subito perdite di fatturato.

Tra i rischi legati alla policrisi, le PMI citano anzitutto l’aumento del costo delle materie prime e dell’energia (considerato abbastanza o molto rilevante dall’84% delle aziende).
Per quanto concerne invece le opportunità, le imprese individuano: l’innovazione, lo sviluppo di nuovi prodotti e l’avvio di nuovi progetti e iniziative in chiave sostenibile (oltre la metà delle aziende riconosce opportunità in questi ambiti), nonché benefici derivanti da fusioni e acquisizioni (43%) e dall’accesso a nuovi mercati (51%).
“Riteniamo necessario portare avanti le conclusioni delle analisi e degli studi svolti in argomento dal Forum e ringraziamo tutti di aver partecipato a questo importante appuntamento” ha concluso Gianni Golinelli, Responsabile Area Finanza, ENPACL che opera da oramai un decennio con una particolare attenzione ai temi della sostenibilità nell’ambito delle proprie scelte di investimento.
