State Street, società d’investimento che recentemente ha visto il mancato supporto finanziario da parte dei fondo pensione britannico The People’s Pension, ha cancellato i suoi obiettivi di diversità, annunciando inoltre di aver abbandonato i target del 30% di donne nel consiglio di amministrazione, impegno che si era assunta dal 2023. Questo cambio di politica nelle strategie del gruppo stride rispetto all’impegno preso dalla società in passato, tanto che nel 2017 si era fatta immagine di inclusione e di valorizzazione dei talenti femminili con la statua Fearless girl per Wall Street, realizzata dalla scultrice Kristen Visbal.
La decisione arriva soprattutto in concomitanza con il clima di allontanamento dagli obiettivi DEI negli Stati Uniti da parte delle aziende, che si allineano alle decisioni anti-ESG di Trump. I responsabili dedicati alla tematica diversity, però, hanno dichiarato che i programmi interni delle aziende più influenti non saranno abbandonati, ma vedranno un cambio di nome di dipartimento, che se da sempre era riconosciuto come “diversity & inclusion” oggi il trend punta verso definizioni come “inclusion & belonging”, “people & culture” o “merit & inclusion”, tentando di dare rassicurazioni del mantenimento delle politiche.
Le multinazionali, inoltre, devono tenere in considerazioni la distribuzione demografica: gli Stati Uniti, che vogliono considerarsi un Paese “senza minoranze” entro il 2045, deve fare i conti con le stime che confermano la rilevanza delle minoranze come motore di crescita demografica futura della popolazione, che permette di bilanciare il declino della controparte bianca.
Nonostante questo, rimane evidente l’allontanamento di più società dalle politiche di inclusione nelle aziende: secondo un’inchiesta di Resume.org, una società su otto sta eliminando gli obiettivi DEI e ha in programma di tagliare i fondi dedicati, per reinvestirli nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e in spese operative generali. Per quelle aziende che ancora hanno mantenuto i finanziamenti, “solo” l’11% ha dichiarato di essere in prospettiva di eliminare i programmi entro il 2025. Tra le società che hanno confermato di proseguire nei loro impegni di inclusione troviamo Apple, Salesforce e Adobe.
