Non saranno gli esperti tecnici a riscrivere e semplificare le regole sulla rendicontazione della sostenibilità europee, ma se ne occuperà il gruppo di rappresentanti permanenti di ciascuno Stato membro presso l’Unione Europea, spesso diplomatici. La decisione, secondo quanto riportato da POLITICO, è stata presa dal Consiglio dell’UE al fine di accelerare i tempi di approvazione dei pacchetti Omnibus, ma solleva interrogativi sulla qualità e sulla solidità delle modifiche in corso. Senza il coinvolgimento diretto degli esperti che in passato hanno contribuito alla scrittura e alla revisione delle direttive UE – CSRD, CSDD e Tassonomia- mancheranno le competenze tecniche che i nuovi negoziatori non posseggono e che sono state fondamento per dare il via a una nuova visione dell’informativa di bilancio e per rafforzare la trasparenza della comunicazione aziendale in ambito ambientale, sociale e di governance.
Il futuro delle normative ESG è dunque ora nelle mani del gruppo Antici, composto dai vice-rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l’UE, ovvero i principali assistenti diplomatici degli ambasciatori (che siedono nel COREPER II, il comitato che si occupa di affari politici, esteri, economici e giuridici). Il rischio, secondo alcune testimonianze interne riportate dalla testata statunitense, è che l’approccio politico possa ridurre l’ambizione delle leggi sulla disclosure di sostenibilità delle imprese e la due diligence nelle catene di approvvigionamento, eliminando obblighi settoriali, limitando la responsabilità civile e, in alcuni casi, cancellando interi obblighi di rendicontazione con conseguenze negative per gli impegni di una UE che in teoria punta a raggiungere emissioni zero entro il 2050.
Ma le critiche alla rimozione degli esperti non provengono solo dai diplomatici coinvolti nel processo. Infatti oltre 30 giuristi ed esperti ambientali europei hanno pubblicato una lettera aperta in cui denunciano a loro volta il rischio che le semplificazioni compromettano gli obblighi internazionali dell’UE in materia di clima e diritti umani. In particolare, mettono in guardia contro l’eliminazione dei piani di transizione obbligatori per le imprese, considerati uno strumento chiave per la decarbonizzazione del settore privato.
D’altro canto, quello sulla legislazione green sta diventando sempre più una questione altamente politicizzata. Si pensi a Francia e Germania dove Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno chiesto a più riprese pubblicamente l’abolizione della CSDD, considerata troppo onerosa per le imprese europee. Richiesta su cui poi la Germania ha fatto un passo indietro pur restando rigida sul punto.
Nel frattempo, stando a quanto riportato da un portavoce a POLITICO, la Presidenza polacca del Consiglio dell’UE ha difeso questa scelta: “Uno dei nostri obiettivi è semplificare. È una richiesta condivisa dai leader europei e da molte parti interessate per rendere le leggi dell’UE più chiare e adatte alla competitività”. E mentre altri funzionari dell’Istituzione appoggiano la visione minimizzando le preoccupazioni e sostenendo che ogni Stato membro è libero di organizzarsi come crede, cresce la sensazione che si stia barattando la qualità con la velocità, in un momento storico in cui la precisione legislativa è più importante che mai.
