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Direttive UE

Berlino corregge la rotta: niente stop alla CSDDD, ma sì a una versione più snella

Il governo tedesco cambia tono e strategia sulla discussa direttiva europea Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), che impone obblighi alle grandi aziende per garantire pratiche responsabili lungo l’intera filiera. Dopo giorni di tensioni politiche e accuse di voler sabotare l’agenda verde europea, Berlino chiarisce: nessun passo indietro sulla sostenibilità, ma serve una semplificazione pragmatica della normativa.

La controversia è esplosa con le dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz che, nel corso di una conferenza stampa svoltasi alla presenza della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha richiesto l’abrogazione totale della CSDDD. Ad affiancarlo è stato anche il presidente francese Emmanuel Macron. Secondo quanto si è appreso, il motivo sarebbe quello di evitare un “sovraccarico normativo” per le imprese europee, che rischierebbero, secondo i due leader, di rimanere schiacciate tra la concorrenza statunitense e quella cinese, libere da simili vincoli.

La direttiva, nella sua versione finale approvata a maggio 2024 dal Consiglio UE, rappresenta già il risultato di un difficile compromesso. Con l’approvazione del pacchetto Omnibus, la sua applicazione è stata posticipata al 2028 e alleggerita su diversi punti. Tuttavia, per alcuni governi e gruppi industriali, le misure restano ancora troppo ambiziose.

Nel frattempo, Berlino ha avviato anche il ritiro della propria legge nazionale sulla due diligence, la Supply Chain Act (LkSG), confidando in una normativa comunitaria unificata.

Berlino cerca di mediare: sì alla CSDDD, ma con aggiustamenti

La correzione di rotta arriva dal portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius che ha precisato: “la Germania non intende bloccare la direttiva europea. Siamo favorevoli a una versione più snella, meno burocratica, senza rinunciare alla tutela dei diritti umani e dell’ambiente”.

Il messaggio è chiaro: Berlino cerca un ruolo di mediatore tra chi vuole eliminare la direttiva e chi la difende in toto. Un gioco d’equilibrio che riflette le divisioni interne alla coalizione e la volontà di non rompere i rapporti con Bruxelles.

Con l’attenzione crescente sui temi ESG, il destino della CSDDD sarà un banco di prova per la coerenza dell’Europa tra ambizione e realismo. E la Germania, ancora una volta, dovrà scegliere se guidare o frenare la transizione.

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