moda | ESGnews

Economia circolare

Commissione UE, le proposte per rendere più sostenibile il settore tessile

La Commissione Europea mette nel mirino l’impatto ambientale della fast fashion, la “moda veloce”, accusata negli ultimi anni di avere ritmi di produzione insostenibili, e della filiera tessile in generale. La Commissione Europea ha pubblicato una serie di scenari che definiscono il modo in cui l’industria tessile può realizzare la transizione ecologica e sostenibile, e lanciato una consultazione che terminerà il 15 maggio. L’iniziativa si inserisce nella cornice del piano d’azione per l’economia circolare, che intende rendere i prodotti commerciati sul mercato europeo più rispettosi dell’ambiente, circolari ed efficienti sotto il profilo energetico durante tutto il loro ciclo di vita (dalla fase di progettazione fino all’uso quotidiano, riutilizzo e fine vita).

L’obiettivo è rendere i materiali tessili più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili, per contrastare la fast fashion, la distruzione delle migliaia di capi invenduti, che nella maggior parte dei casi viene bruciata, e garantire che la produzione avvenga nel pieno rispetto dei diritti sociali.

Perché bisogna agire sul settore tessile

Il consumo europeo di materiali tessili ha alti impatti negativi sull’ambiente e sul cambiamento climatico. Secondo le stime della Commissione quello tessile è il quarto settore più impattante dopo quello alimentare, edile e dei trasporti; il terzo invece per quanto riguarda l’utilizzo di acqua e di terreno (land use), e il quinto per l’uso di materie prime e per le emissioni di gas a effetto serra.

In media un cittadino europeo getta 11 kg di prodotti tessili ogni anno. A livello globale, all’incirca un camion carico di capi d’abbigliamento viene portato in discarica o incenerito ogni secondo. La produzione di tessili è quasi raddoppiata tra il 2000 e il 2015, e si prevede che il consumo di indumenti e calzature aumenterà del 63% entro il 2030. Parallelamente a questa inarrestabile espansione, continuano ad aumentare gli impatti negativi sulle risorse, sull’acqua, sul consumo di energia e sul clima. Sono 9.000 i litri di acqua necessari per produrre i tessili che un cittadino europeo acquista in un anno e oltre il 35 % delle microplastiche presenti nell’oceano deriva dal rilascio dei tessuti in fibre sintetiche. La necessità di affrontare la produzione e il consumo di prodotti tessili è pertanto ora più urgente che mai.

Inoltre, il settore tessile impiega oltre 1,5 milioni di persone in più di 160.000 aziende e registra un fatturato di 162 miliardi di euro (dati 2019). In Europa questo è composto essenzialmente da piccole e medie imprese, che sono state duramente colpite dalla pandemia di Covid-19 e hanno bisogno di supporto governativo per rafforzare la propria resilienza e aumentare l’attrattività.

Infografica tratta dalla pagina Instagram della Commissione Europea

Le principali azioni della strategia

Gli highlight presentati dalla Commissione propongono azioni per l’intero ciclo di vita dei prodotti tessili, supportando l’ecosistema industriale nella transizione verde e digitale.

In primo luogo sono da considerare anche per il settore tessile i nuovi requisiti di design proposti nel regolamento, presentato ieri, riguardante la progettazione ecocompatibile per prodotti sostenibili (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), il quale stabilisce minimi obbligatori per l’inclusione di fibre riciclate nei prodotti tessili, rendendoli più duraturi e più facili da riparare e riciclare, e vieta la distruzione dei prodotti invenduti a certe condizioni, compresi i prodotti tessili invenduti o restituiti, per ridurre al minimo l’incenerimento e lo smaltimento in discarica dei tessili.

La proposta include l’integrazione di informazioni più chiare per i consumatori sui prodotti tessili che acquistano e su i loro impatti ambientali, anche sulle etichette, e prevede la creazione di un passaporto digitale del prodotto. Questo fornirà informazioni sugli aspetti riguardanti la circolarità, e quindi in che modo per esempio un capo possa essere riparato, riutilizzato o riciclato, oppure possa rientrare nella filiera di produzione, e faciliterà inoltre la tracciabilità delle sostanze nocive lungo la catena di fornitura. Anche per il settore tessile, poi, varranno le regole sul divieto di greenwashing e pratiche sleali per proteggere i consumatori da label fuorvianti.

I tessuti in fibre sintetiche, come il poliestere e l’acrilico, sono una delle principali fonti di rilascio involontario di microplastiche nell’ambiente. Pertanto, oltre al design del prodotto, le misure riguarderanno i processi di produzione, il prelavaggio negli impianti di produzione industriale, l’etichettatura e la promozione di materiali innovativi, per affrontare questo problema.

La Commissione propone poi regole armonizzate in tutta l’Unione Europea sulla responsabilità dei produttori estesa ai materiali tessili e incentivi economici per rendere i prodotti più sostenibili, come parte della revisione della direttiva quadro sui rifiuti (Waste Framework Directive) nel 2023, e intende affrontare le sfide legate all’arresto dell’esportazione dei rifiuti tessili. Prevede infine la co-creazione di un percorso di transizione per l’ecosistema tessile (Transition Pathway for the Textiles Ecosystem) per stabilire la strada da seguire e definire passi concreti su come raggiungere gli obiettivi 2030 fissati da questa strategia tessile (Textiles Strategy).

Infografica tratta dalla pagina Instagram della Commissione Europea

L’obiettivo è contrastare la fast fashion

Le azioni messe in campo contribuiranno a prolungare la durata dell’abbigliamento. La strategia invita anche le aziende a ridurre il numero di collezioni all’anno, ad assumersi la responsabilità e ridurre la propria impronta ambientale e carbonica. Attraverso il percorso di transizione, poi, la Commissione si impegnerà con le parti interessate a potenziare i processi di produzione efficienti sotto il profilo delle risorse e del riuso e a promuovere nuovi modelli commerciali circolari nel settore tessile.

La strategia incoraggia gli Stati membri a sostenere il settore del riutilizzo e della riparazione a livello nazionale, regionale e locale, adottando incentivi fiscali e altre misure favorevoli per promuoverli.

Dal lato del consumatore, la strategia incoraggerà un passaggio verso la qualità, la durata e l’utilizzo più lungo, la riparazione e il riutilizzo. Attraverso l’European Circular Economy Stakeholder Platform, mobiliterà designer, produttori, rivenditori, inserzionisti e cittadini nella ridefinizione della moda europea.

Infografica tratta dalla pagina Instagram della Commissione Europea

Il problema dell’esportazione dei rifiuti tessili

La proposta della Commissione per nuove regole UE sulle spedizioni di rifiuti permetterà l’esportazione di rifiuti tessili verso paesi non OCSE solo a certe condizioni. I paesi devono notificare alla Commissione che desiderano importare questi rifiuti e dimostrare la loro capacità di gestirli in modo sostenibile. Per evitare che i flussi di rifiuti siano falsamente etichettati come beni di seconda mano quando vengono esportati dall’UE, la strategia propone lo sviluppo di criteri specifici a livello europeo per distinguere correttamente i rifiuti. La Commissione lavorerà anche per aumentare la trasparenza e la sostenibilità nel commercio globale dei rifiuti tessili e dei prodotti tessili usati.

In che modo la strategia affronta gli aspetti sociali

A livello internazionale, come asserito nella Communication on Decent Work Worldwide, la Commissione promuove condizioni di lavoro dignitose nelle relazioni bilaterali e nei consessi multilaterali. Per il settore tessile si concentrerà in particolare sulla parità di genere, in quanto il 75% dei lavoratori del comparto moda a livello mondiale sono donne. Inoltre, attraverso il programma Better Work, la Commissione continua a sostenere i paesi terzi partner affinché migliorino le condizioni di lavoro e rispettino le norme internazionali del lavoro.

Parallelamente, la proposta di direttiva sulla due diligence per la sostenibilità aziendale (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) introduce l’obbligo di “dovuta diligenza” per le grandi imprese di affrontare gli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente, sia nelle proprie operazioni che lungo tutta la catena del valore.

In base al Patto europeo per le competenze (EU Pact for Skills), i lavoratori del settore tessile riceveranno gli strumenti per migliorare, riqualificare e acquisire nuove competenze. Ciò porterà a una maggiore diversità di età e di genere nella gestione aziendale.

La collaborazione con i partner internazionali

Circa il 73% dell’abbigliamento e dei tessuti domestici consumati in Europa sono prodotti e importati da Paesi al di fuori dell’Unione Europea. In particolare, nel 2019 l’UE è stata uno dei maggiori importatori mondiali di abbigliamento con un valore complessivo di 80 miliardi di euro. Pertanto l’UE si impegna a sollecitare progressi all’interno dei gruppi internazionali (G7, G20), nel contesto dell’ Alleanza globale per l’economia circolare e l’efficienza delle risorse (Global Alliance for Circular Economy and Resource Efficiency) e dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente (United Nations Environment Assembly). La Commissione si impegnerà con altri partner a livello globale, regionale e bilaterale per promuovere la cooperazione e le iniziative a sostegno di filiere tessili sostenibili e di moda sostenibile.

Infografica tratta dalla pagina Instagram della Commissione Europea

L’impegno di aziende e produttori

L’auspicio è portare gli operatori del settore a integrare i principi di circolarità nei loro modelli di business e ridurre al minimo la sua impronta ambientale. Questi sforzi apriranno nuove opportunità commerciali e rafforzeranno la resilienza. La Commissione sosterrà il settore in questo percorso di transizione promuovendo la trasparenza con gli attori economici del settore tessile.

La Commissione, infine, sta lavorando su una tabella di marcia tecnologica industriale comune sulla circolarità, che mira a razionalizzare la ricerca e l’innovazione, anche per quanto riguarda il riciclo dei tessuti. Il sostegno finanziario per la transizione del settore sarà disponibile nell’ambito dei partenariati europei di Horizon Europe, il programma LIFE e il programma Digital Europe per lo sviluppo di esperti qualificati per sostenere l’industria tessile nella sua digitalizzazione.

Non perderti le nostre notizie: Aggiungi ESGnews alle tue fonti preferite su Google
Scopri come ESGnews e i suoi partner possono aiutarti.