Questo articolo è tra i più letti degli ultimi 30 giorni.
Divieto per le grandi aziende di distruggere abbigliamento e scarpe mai venduti e obbligo di trasparenza sui prodotti scartati.
La Commissione europea ha adottato nuove regole che vietano alle grandi imprese di distruggere capi di abbigliamento, accessori e calzature invenduti, una pratica che ogni anno in Europa genera fino a 5,6 milioni di tonnellate di CO₂. Il provvedimento, parte del Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR), introduce anche obblighi di trasparenza sui volumi di merce eliminata e punta a spingere il settore tessile verso modelli più circolari, favorendo riuso, donazioni e rivendita.
Il divieto si applicherà alle grandi imprese dal 19 luglio 2026, mentre le medie imprese dovranno adeguarsi dal 2030.
Cosa prevedono le nuove regole UE sui vestiti invenduti
Ogni anno in Europa si stima che tra il 4% e il 9% dei prodotti tessili invenduti venga distrutto prima ancora di essere indossato. Questo spreco genera circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂, un volume quasi equivalente alle emissioni nette totali della Svezia nel 2021. Per contrastare questa pratica, il regolamento ESPR obbliga le imprese a comunicare i dati sui prodotti invenduti smaltiti come rifiuti e introduce un divieto di distruzione per abbigliamento, accessori e calzature invenduti.
Gli atti delegati e di esecuzione adottati chiariscono le modalità di applicazione. In particolare le nuove regole prevedono:
- Deroghe specifiche, ovvero sarà possibile distruggere i prodotti solo in casi giustificati, per esempio per motivi di sicurezza o danni al prodotto. Le autorità nazionali vigileranno sul rispetto delle norme.
- Obblighi di trasparenza: l’atto introduce un formato standardizzato per la comunicazione dei volumi di beni invenduti smaltiti come rifiuti. L’obbligo si applicherà da febbraio 2027, concedendo alle imprese tempo sufficiente per adeguarsi.
In alternativa alla distruzione delle scorte, le aziende sono incoraggiate a migliorare la gestione del magazzino e dei resi, esplorando soluzioni come la rivendita, la rigenerazione, le donazioni o il riutilizzo.
“Il settore tessile sta aprendo la strada nella transizione verso la sostenibilità, ma permangono ancora delle sfide. I dati sugli sprechi dimostrano la necessità di agire.” ha dichiarato, Jessika Roswall, Commissaria per l’Ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva, “Con queste nuove misure, il settore tessile sarà messo nelle condizioni di evolvere verso pratiche sostenibili e circolari, rafforzando al tempo stesso la nostra competitività e riducendo le nostre dipendenze”.
La distruzione dei beni invenduti rappresenta una pratica fortemente inefficiente, fa sapere la Commissione: “Solo in Francia, ogni anno vengono distrutti prodotti invenduti per un valore di circa 630 milioni di euro. Anche l’e-commerce contribuisce al problema: in Germania quasi 20 milioni di articoli restituiti vengono scartati annualmente” si legge in una nota. Il settore tessile costituisce una parte significativa del problema ed è quindi una priorità d’intervento per l’UE: per ridurre i rifiuti e l’impronta ambientale del comparto, la Commissione europea “promuove una produzione più sostenibile, sostenendo al contempo la competitività delle imprese europee”.
Foto in copertina: © Annaspoka | Getty Images
