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CSDD

Approvata la legge UE sulla due diligence per la sostenibilità, ma è una versione ridotta

Dopo settimane di tensioni, rinvii e intense trattative, i Paesi membri hanno finalmente raggiunto un accordo sulla direttiva sulla due diligence sulla sostenibilità aziendale (Corporate Sustainability Due Diligence Directive, CSDD). Si tratta, tuttavia, di una versione più “leggera” e meno stringente di quella prevista inizialmente. 

A spingere l’ago della bilancia a favore dell’approvazione pare sia stato anche il cambio di posizione dell’Italia, dapprima contraria. “L’Italia ha svolto un ruolo chiave nel raggiungimento di un testo equilibrato ed efficace, che concentra gli oneri sulle società di grandi dimensioni (oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato globale) meglio in grado di monitorare le proprie catene di approvvigionamento e di contribuire alla mitigazione degli effetti delle attività economiche sui cambiamenti climatici, nonché alla tutela dei diritti umani delle persone interessate dall’attività d’impresa”, si legge in una nota di Palazzo Chigi.

Per fare in modo che la direttiva che verifica se le catene di approvvigionamento delle imprese utilizzano lavoro forzato o causano danni ambientali, proceda al voto finale del Parlamento europeo (dove ci si aspetta che i legislatori la sostengano) è stata necessaria una “maggioranza qualificata” di 15 paesi dell’UE che rappresentano il 65% della popolazione europea.

Il Belgio, presidente di turno semestrale dell’UE, aveva tentato già due volte di ottenere il sostegno dei Paesi membri, senza però avere successo a causa soprattutto dell’astensione di Germania, Francia e Italia.

Cosa prevede la CSDD approvata

Secondo quanto previsto dalla direttiva, che entrerà in vigore nel 2027, le grandi aziende dell’UE dovranno identificare e agire per correggere eventuali danni alle persone (tramite il lavoro forzato) o all’ambiente (ad esempio attraverso la deforestazione) lungo le loro catene di approvvigionamento. A rientrare nel campo di applicazione della direttiva così come è stata approvata, le norme si applicheranno alle aziende dell’UE che hanno più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto mondiale superiore a 450 milioni di euro. Una riduzione notevole rispetto alla soglia che era stata concordata a dicembre 2023 da Parlamento e Consiglio, che prevedevano che fossero coinvolte le grandi imprese UE con più di 500 dipendenti e un fatturato netto mondiale di 150 milioni di euro. 

Secondo quanto riportato da Euractiv, i dati preliminari analizzati dal Centro di ricerca sulle società multinazionali (The Centre for Research on Multinational Corporations), saranno interessate dalla direttiva solo 5.421 aziende, il 67% in meno rispetto alle 16.389 previste precedentemente. Riduzione che si rispecchia anche nel contesto italiano, esattamente del 67%, ovvero 737 soggetti coinvolti rispetto ai 2.260 del testo di dicembre.

Il testo della direttiva approvato dai Paesi, infine, ha rimosso anche le disposizioni sulla responsabilità civile che consentirebbero ai sindacati di citare in giudizio le aziende non conformi, una misura controversa alla quale Paesi come la Finlandia si sono opposti.

In attesa del voto del Parlamento

Dopo l’approvazione degli stati membri, la direttiva deve essere ora votata dagli eurodeputati. Aprile è l’ultimo mese disponibile per procedere con la votazione, prima delle elezioni di giugno che daranno vita al nuovo Parlamento UE.